Finite le elezioni, finito il “pericolo fascista”

di Manuel Di Pasquale.

Finite le elezioni, finito il dibattito fascismo-antifascismo.

Per qualcuno potrebbe sembrare strano, ma è la banalissima normalità: alcuni soggetti politici hanno preferito cavalcare l’onda di un pericolo inesistente per fare propaganda su temi da slogan – perché l’antifascismo altro non è che ripetere sempre le solite 4 battute -, piuttosto che accentrare il dibattito politico su problemi concreti e reali.

Anche perché, questi signori venivano da tira e molla governativi, quindi, se avessero parlato di problemi da risolvere, avrebbero ammesso di aver governato e legiferato nel peggiore dei modi.

Non è un caso che il tema “antifascismo” sia stato tirato fuori dal Partito Democratico e da Liberi e Uguali: i piddini sono stati al governo per 5 anni; i secondi, ridicolmente, si prendono i meriti per le poche cose buone fatte nella XVII legislatura ma allo stesso tempo rifiutano di essere inseriti nel calderone delle porcate legislative, per apparire come i casti e puri fuoriusciti dal PD.

Perciò, invece che parlare di temi attuali, puff, come per magia ecco che si cerca di riportare in vita Benito Mussolini. Dove sarebbe questo ritorno del fascismo? Sommati assieme, CasaPound e Italia agli Italiani hanno ottenuto l’1.4%, cioè circa mezzo milione di consensi.

Ricordiamoci, tra l’altro, che i missini si definivano “fascisti”. Lo stesso Fini, fino al 1992, andava in televisione a dire che era fascista. Addirittura Vittorio Di Battista, il padre di Alessandro, si è definito fascista in tempi recenti e in più occasioni. Il MSI, durante la Prima Repubblica, era il quarto partito italiano per preferenze. Aveva un seguito superiore persino rispetto a Fratelli d’Italia. E all’epoca esisteva questo fantomatico pericolo? No.

Marcello Veneziani, qualche mese fa, aveva usato un termine perfetto: pericolo farsista. Ora che sono finite le elezioni, è finita la farsa: non solo quella del “ritorno del fascismo”, ma in special modo è finita la farsa di una sinistra iniqua, che adesso si attesta ai suoi minimi storici.

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