Alzati, Italia! – Che fare di Forza Italia?

di Pietro Bassi.

Da iscritto a Forza Italia sono rimasto annichilito dal risultato elettorale raccolto in quest’ultima tornata di domenica. Molti all’interno del partito dicono: ‘’Ah, questo 14% è tutto farina del sacco di Berlusconi’’, data la natura della legge elettorale ho delle perplessità […]. Ad ogni modo mi sono chiesto, dal momento che la figura di Berlusconi è destinata, sia che si torni a votare a stretto giro, sia che si riesca, per opera della Provvidenza, a mettere in piedi un governo di legislatura o in grado di farne almeno la metà, a scemare sempre più. L’elettorato di centrodestra e anche una parte di quello di Forza Italia stessa si è spostato verso la Lega, è un dato di fatto, volenti o nolenti che si possa essere. L’Italia dunque sulla falsariga di USA, Austria, Repubblica Ceca e Germania è scossa dai ‘’Populismi’’, altro dato di fatto. Dunque, ci potremmo chiedere se la candidatura di Antonio Tajani sia stata una buona cosa (Personalmente l’ho senza indugi sostenuta sapendo quanto egli sia preparato) anche se parrebbe di no dato che una parte del nostro elettorato anche per questo motivo avrebbe migrato verso la Lega di Matteo Salvini. Insomma: che ne sarà di Forza Italia? Esiste un modello da cui prendere spunto? Se sì quale? A mio avviso Forza Italia ha l’obbligo di non scomparire una volta che la figura di Silvio Berlusconi scemerà completamente. E sì, un modello da cui prendere spunto esiste: ‘’Debout la France!’’ di Nicolas Dupont-Aignan.

Ci tengo fin d’ora a fugare la principale e immediata ‘’critica’’ che mi si potrebbe muovere: ‘’Ma come? Il modello che ci porti è un modello che è raccolto meno del 10% dell’elettorato francese alle scorse presidenziali’’. Indubbiamente sì, però le spinte, gli impulsi che in Italia giungono sono ‘’forti’’ ,‘’populistici’’; un partito ‘’Merkeliano’’ non potrebbe avere tanto successo in questa nuova fase della politica europea continentale (in UK è tutt’altra cosa), infatti la stessa CDU della Merkel è in progressiva diminuzione elettorale essendo preda e della FDP di Christian Lindner e della Afd di Alice Weidel.

Nicolas Dupont-Aignan, nato il 7 marzo del 1961 a Parigi, è stato dirigente del partito gollista ‘’Rassemblement pour la République’’; dal 1997 è deputato all’Assemblea Nazionale. Esce da RPR nel 2007 per fondare il movimento sovranista ‘’Debout la République’’; il quale a livello europeo entra nel gruppo ADDE (Alleanza per la Democrazia Diretta in Europa) nel quale si trovano anche i membri della UKIP di Nigel Farage. Con il suo movimento che ha ribattezzato ‘’Debout la France’’ Dupont-Aignan si è candidato in occasione delle elezioni presidenziali in Francia del 2017, ottenendo il 4,75% al primo turno e posizionandosi così al 6º posto tra i vari candidati. Per il ballottaggio ha concluso un’alleanza con Marine Le Pen, che in caso di vittoria lo avrebbe nominato primo ministro. Egli ha scritto anche alcuni libri che sono il pilastro del suo movimento politico. Ne vediamo alcuni.

Uno è la storia di un alto tradimento: quella del trattato europeo semplificato che Nicolas Sarkozy chiese con l’approvazione del Parlamento francese. Non contento di aver ripreso e persino aggravato il contenuto della Costituzione europea, anche se respinto in maniera massiccia nel referendum del 2005, ora veste il suo pacchetto di pseudo-legalità facendo affidamento sul voto parlamentare. Manipolazione che Nicolas Dupont-Aignant denuncia aspramente.

Altro libro tratta un colpo di stato mascherato che neutralizza il corretto funzionamento della democrazia. Infatti, rifiutando di rispettare il no francese, di obbedire alla voce della democrazia, ma volendo al contrario trionfare nell’ombra a discapito di un potere di un’Europa oligarchica e di una regressione sociale che non ha nulla a che fare con la bella idea iniziale europea, Nicolas Sarkozy non teme di silurare la sovranità dello stato-nazione francese.

Poi è arrivato a scrivere un libro in vista del Referendum sull’appartenenza alla UE. Asserendo che il 29 maggio, i francesi potevano ancora salvare l’Europa. Contrariamente al messaggio della propaganda ufficiale, la domanda posta dal referendum non è ‘’per’’ o ‘’contro’’ l’Europa, bensì è tesa a sapere perché, come e con chi l’ha costruita. È proprio perché ama l’Europa, la sua diversità, la sua cultura, il suo modello sociale, il suo messaggio di pace, che Nicolas Dupont-Aignan dice ‘’NO’’ a questo modo insensato di costruire un super-stato che ci allontana ogni giorno.

Egli ha scritto poi che senza offesa per coloro che, da sinistra o da destra, per 20 anni, hanno eretto la menzogna e gli effetti degli annunci governativi, dobbiamo fermare il volo e dire la verità: la verità sulla Turchia di cui l’adesione è resa possibile dalla Costituzione. La verità sulla direttiva Bolkestein, un assaggio della trappola ultraliberale che ci viene consegnata (e che aspetta solo il ‘’sì’’ per uscire dall’armadio). La verità sulla cosiddetta democrazia europea che si limita a un diritto non vincolante di petizione. Verità sulla mistificazione del potere europeo, sinonimo di subordinazione agli Stati Uniti, alla NATO e alle multinazionali.

Altro libro riguarda quella che Dupont-Aignan definisce quale Europa che entra nel muro. Dodici anni dopo l’adozione del trattato di Maastricht, i suoi fallimenti e le delusioni (disoccupazione di massa, il declino industriale, la mancanza di amore per l’euro, impasse istituzionale, peggioramento del ‘’deficit democratico’’) gli valsero l’ira del popolo. Nessuna delle sue belle promesse è stata mantenuta. L’Europa ne trarrà insegnamento e ne seguirà il corso, come è consuetudine in una democrazia? Assolutamente no!

Uno dei suoi ultimi libri ‘’Ora, non è più contenta di andare nel muro: accelera … e lei suona il clacson!’’, in cui sostiene che con una ‘’Costituzione’’ il cui nome è solo un programma, con un allargamento senza fine che probabilmente si diffonderà in Turchia, l’Europa federale sta tentando un’ultima scommessa, ovviamente, non è più saggio costruire, finalmente, l’Europa sulla sua principale ricchezza: la vitalità e la diversità delle sue nazioni? Nel momento in cui il futuro della sua ‘’Costituzione’’ sarà controversa, Nicolas Dupont-Aignan sostiene che si potrà richiedere un’Europa diversa, nel cuore del dibattito pubblico, senza compiacimenti o precauzione oratoria.

Per quasi un anno, Paul Marie Coûteaux, deputato francese al Parlamento europeo che ha imposto il termine ‘’Souverainisme’’ nel panorama politico francese, e Nicolas Dupont-Aignan, vice sindaco di Yerres (Essonne) e presidente di ‘’Debout la République’’, scambiarono una corrispondenza. Dall’attaccamento comune alla ‘’Realtà granitica delle nazioni’’, il pensatore sovranista e il leader dei nuovi gollisti hanno affrontato le loro analisi e le loro reazioni alle notizie, sperimentando i loro punti di convergenza e disaccordo. Attraverso dodici lettere, esprimono la loro visione della Francia e delle loro speranze, disegnando i contorni di un’altra politica. Due personalità originali per un dialogo che non è da meno: può la Francia, deve lei, continuare il suo percorso?

L’espressione in breve di ‘’Debout la France’’, potremmo dire il suo ‘’Manifesto culturale in breve’’ così recita:

‘’Né il sistema né gli estremi […] Francia. All’origine di Debout la France, c’è un uomo, un rifiuto, una volontà.

L’uomo: Nicolas Dupont-Aignan, vice sindaco di Yerres (Essonne) dal 1995.

Rifiuto: rifiuto della complicità, compiacimento, compromissione del sistema, rifiuto del declino e dell’inevitabilità.

La volontà: l’ambizione di restituire alla politica la sua pulizia, alla Repubblica la sua dignità, alla Francia la sua indipendenza alienata, il suo orgoglio dimenticato, la sua grandezza perduta.

Primo club di riflessione e movimento politico sotto il nome di ‘’Debout la République’’, poi ‘’Debout la France’’ (dall’ottobre 2014), DLF è il più giovane dei nostri partiti politici. Con i suoi 18.000 membri, DLF è ora l’unico vettore credibile di rinnovamento, di rottura senza avventura.

Sotto la direzione di Nicolas Dupont-Aignan, la DLF ha un obiettivo: rimettere la Francia in piedi.

Disoccupazione, insicurezza, debito, scandali ripetitivi […] soffri nel vedere la Francia scendere così in basso. Sei, giustamente, disgustato dalla vita politica del nostro paese, di questa falsa scelta tra un sistema politico senza fiato ed estremi senza soluzioni realistiche?

Per uscire da questa scelta imposta da parte dei media tra il troppo noto che impazza sulle reti televisive che abbiamo paura dell’ignoto e non vogliamo che la Francia si alzi in piedi, tuttavia si deve saper osare e offrire un’altra integrità politica ed efficace. Unisciti a ‘’Debout la France’’, l’unica offerta nuova, che propone un progetto di rottura e raccolta in uno spirito positivo. Sì, il nostro paese ha risorse.

Noi, francesi, possiamo uscire a condizione che vogliamo farlo insieme. Aiutaci quindi, prendi un impegno!’’.

Come abbiamo visto Nicolas Dupont-Aignan e il suo partito Debout la France sono una forza moderata, di tradizione gollista, ma che ha progredito verso il polo conservatore nazional-liberale, euroscettico per arrivare ad ammiccare al Front National di Marine Le Pen. Stesso è valso per l’austriaco Österreichische Volkspartei, ÖVP, che il baldo rampante neocancelliere Sebastian Kurz ha completamente rottamato per crearne uno nuovo a sua immagine e somiglianza, alleato di quel Freiheitliche Partei Österreichs, FPÖ, del neo-vice-cancelliere Heinz-Christian Strache il quale pareva un tabù. Oppure ancora può valere per il Fidesz – Magyar Polgári Szövetség del Presidente dell’Ungheria Viktor Orban; il Fidesz è schierato, addirittura, nel Partito Popolare Europeo. E ancora per il Prawo i Sprawiedliwość, PiS, del Presidente della Repubblica polacco Andrzej Duda nonché dei gemelli Kaczyński, Lech e Jarosław.

La via, il solco è tracciato, ora spetta a Forza Italia riuscire a intraprenderlo: accorpando i moderati, serrando le loro fila, e spingendosi a destra. Togliendo quella ‘’Patina merkeliana’’ che è più uno svantaggio che altro. Si potrà anche restare separati, in coalizione con gli alleati, come questa tornata elettorale, oppure ritornare o a un Polo delle Libertà o alla Casa delle Libertà tramite una sorta di listone per poi, a urne chiuse e a Parlamento insediatosi, qualsiasi sia il risultato elettorale, formare un unico gruppo parlamentare magari chiamandolo, perché no: Alzati, Italia!

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