Ed è ancora “questione meridionale”!

Di Pasquale Ferraro

Ed è ancora “questione meridionale”!

Pensavamo che l’evoluzione di questi anni, avesse cancellato definitivamente dall’alveo del dibattito storiografico intellettuale, i miti oramai decrepiti della dottrina risorgimentale. Qui non si tratta di difendere questo o quel partito, questa o quella fazione, ma si tratta di restituire alla storia la sua pienezza, di svolgere un compito che è assolutamente necessario per il bene del Paese. Il dovere della storiografia non è quello di sostenere fazioni o di diventare appannaggio di questa o quella idea che al momento risulta prevalente, ma quello di ricercare la verità dei fatti fino in fondo senza preferenze di merito. In questi giorni si è riaccesa quasi come un campanello d’allarme la c.d. “questione meridionale”, la quale pensavamo fosse stata archiviata già da molto tempo in quanto non dovrebbero esistere “questioni meridionali”, ma semplicemente questioni nazionali. Del resto risuonano ancora attuali le parole pronunciate in un celebre discorso a Reggio Calabria nel 1939 da Benito Mussolini, il quale, qualsiasi sia il giudizio che si voglia dare, fu l’unico Primo Ministro dell’età statutaria che si rammentò che al di sotto di Napoli fosse ancora Italia. Disse il Cav. Mussolini : “I vecchi governi avevano inventato al fine di non risolverla mai la c.d. questione meridionale, non esistono,  questioni settentrionali o meridionali, esistono, questioni nazionali! Poiché la nazione è una famiglia, e in questa famiglia non ci devono essere figli privilegiati e figli derelitti”.

Nonostante si dovesse aver maturato una diversa concezione dei problemi meridionali, si è proseguito nel ritenere i problemi del meridione come problemi a parte, tenendoli separati dal resto del Paese. Ci si è trincerati dietro una retorica che suona falsa, finta e stereotipata, attribuendo le responsabilità del meridione al governo borbonico, come se tutti i mali del sud fossero da ricercare nei saloni della Reggia di Caserta. Ma sono i numeri non le interpretazioni, più o meno storpiate di alcuni, le opinioni di altri a stabilire quale sia la verità. Si è costruita ad arte una retorica che ha danneggiato solamente le già fragili basi dell’unità nazionale, se oggi a 157 anni di distanza ci troviamo a porci la domanda se vi sia stato o meno qualche problema, l’unica risposta possibile a questa domanda, è che il solo fatto di porcela è essa stessa una risposta. Ed è per questo motivo che non si è capita negli ultimi anni la portata ottimale per il meridione della proposta federalista. Non dobbiamo dimenticare le parole di uno degli intellettuali che più si è soffermato sulla questione meridionale: quel Gaetano Salvemini che ebbe a dire “Il federalismo è utile economicamente alle masse del Sud, politicamente ai democratici del Nord, moralmente a tutta l’Italia”. Quindi prima di riaprire il processo alla questione meridionale, ricordiamoci sempre che la questione meridionale esiste perché si è voluto che continuasse ad esistere.

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