TIRRENIA-MOBY: dietro le accuse di xenofobia, il culto razzista dello straniero low-cost

di Federica Ciampa.

Il 12 marzo 2018 una campagna pubblicitaria della Moby Lines, pubblicata sulla Gazzetta dello Sport, ha scatenato un’aspra polemica, soprattutto sui social. La compagnia di navigazione, appartenente al Gruppo Onorato Armatori, di cui Vincenzo Onorato è proprietario, è stata accusata di razzismo da parte di certa intellighenzia di sinistra radical chic, che opera nei meandri del web e dei social network. Da Selvaggia Lucarelli, a Saverio Tommasi, passando per Michela Murgia, tutti si sono espressi su questa vicenda, perdendo l’ennesima occasione per tacere. Lo slogan incriminato è:“Il nostro personale? È tutto italiano.”

Tuttavia, la pagina Facebook della Tirrenia ci tiene a precisare che “Navigare italiano non è solo uno slogan ma un impegno: significa darvi solo il meglio e trasformare ogni vostro viaggio in una vacanza con un servizio 100% made in Italy”.

Di conseguenza, il Gruppo Onorato Armatori ha dovuto apportare delle spiegazioni a questa scelta e si è visto costretto a farlo sui social, dal momento che è lì è iniziata la polemica:

“Il Gruppo Onorato Armatori è orgoglioso di impiegare solo personale italiano o comunitario regolarmente assunto, piuttosto che personale extracomunitario sottopagato, impiegato con contratti non italiani, come accade in altre compagnie di navigazione. Questo non ha niente a che vedere con la xenofobia, ma è semplicemente un modo per tutelare, con orgoglio e fierezza, la grande tradizione della marineria italiana, per garantire un lavoro alla nostra gente e alle loro famiglie e difendere la dignità dei nostri connazionali. Onorato Armatori continuerà, come ha sempre fatto, a denunciare ogni forma di sfruttamento dei lavoratori del mare, italiani o extracomunitari che siano, e soprattutto non smetterà mai di ringraziare ed encomiare i propri dipendenti, grazie ai quali l’attenzione e la cura del cliente sono al primo posto in ogni viaggio effettuato a bordo delle nostre navi.”

 

Se gli antirazzisti tout court, prima di dare lezioncine ipocrite agli addetti della comunicazione della compagnia, avessero effettuato le dovute ricerche, avrebbero scoperto che Vincenzo Onorato non è assolutamente uno xenofobo che non vuole assumere stranieri, anzi, è un armatore contrario a coloro che gli stranieri vogliono sfruttarli e sottopagarli.

Nel 2016, The Medi Telegraph*  ha messo in evidenza la netta differenza di costi e competitività tra un ufficiale italiano e uno proveniente dall’Asia, prendendo in considerazione tutte e quattro le tipologie di navi mercantili, ossia portacontainer, portarinfuse, petroliere e traghetti: da questa media ponderata risulta che un comandante italiano può ottenere uno stipendio netto di 8.500 euro per quattro mesi di imbarco; un terzo ufficiale fino a 2.500 euro; l’addetto alle macchine, la categoria meno qualificata e più numerosa di un equipaggio, in media, 1.850 euro. È su quest’ultima figura che si gioca il costo di imbarco per un armatore: un addetto di macchina di nazionalità filippina, pur essendo imbarcato su una nave battente il tricolore, può costare fino a quasi la metà del collega italiano, ovverosia poco più di 900 euro al mese. 

Il Patron di Moby e Tirrenia, a riguardo, ha più volte spiegato che il problema risiede della legge n.30/1998: questa legge, inizialmente almeno, segnò una svolta per le imprese di armatori come quella di Onorato, perché consentiva alle navi battenti bandiera italiana la quasi totale defiscalizzazione e la totalità degli sgravi INPS e IRPEF per i marittimi imbarcati. Lo scopo di questa legge, come si può facilmente intuire, era quello di favorire l’imbarco di marittimi italiani, in modo tale da creare occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle Isole: invero, è noto il fatto che un settore strategico di queste zone è proprio quello marittimo.

Tuttavia, negli anni successivi, la legge in questione iniziò a mostrare la presenza di alcune lacune, soprattutto in materia di controlli: infatti, secondo Onorato, nessun Governo e nessuna amministrazione competente sanno esattamente di quale nazionalità sia il personale imbarcato sulle navi che usufruiscono di questi sgravi fiscali. A ciò si aggiungerebbero degli accordi sindacali favorevoli a questo sistema, grazie ai quali gli armatori non pagano le tasse e, allo stesso tempo, non favoriscono l’occupazione dei propri connazionali. Ricapitolando, il problema sta nel fatto che gli armatori contro cui si schiera Onorato usufruiscono di una defiscalizzazione prevista per legge per chi assume marittimi italiani, assumendo, invece, marittimi extracomunitari a cui offrono la metà della paga.

Per queste ragioni Vincenzo Onorato, in molte occasioni, ha invitato il Governo italiano a riscrivere questa legge, prevedendo al suo interno controlli più restrittivi e indicando chiaramente che le compagnie italiane aventi diritto alla quasi totale esenzione fiscale e agli sgravi contributivi INPS e IRPEF siano solo quelle che hanno la tabella minima di sicurezza – il numero minimo di marittimi con le relative qualifiche, legalmente stabilito per governare la nave – composta soltanto da marittimi italiani o comunitari. Inoltre, egli ha auspicato l’approvazione e l’applicazione del cosiddetto “Emendamento Cociancich”, proposto dall’ omonimo Senatore del Partito Democratico nel ddl n.2228 (“Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2015-2016”). L’emendamento in questione, approvato finalmente anche alla Camera nel 2016, limita i benefici fiscali del Registro Internazionale alle sole navi che imbarcano in esclusivamente equipaggio italiano e/o comunitario.

A ciò gli eccelsi blogger sopra menzionati potrebbero replicare dicendo che nessuno vieta ad Onorato di assumere extracomunitari, pagandoli quanto gli italiani. A questa sciocca obiezione, se si ha un minimo chiaro il concetto di concorrenza, si può facilmente replicare che se le altre compagnie italiane di navigazione sottopagano il personale marittimo extracomunitario, il Gruppo Onorato, se desse loro la stessa paga che offre al personale italiano, verrebbe schiacciato dal gioco concorrenziale: infatti, non potrebbe usufruire degli sgravi fiscali e, se mettesse in atto raggiri per usufruirne, la sua battaglia sfumerebbe in un nulla di fatto.

Risulta chiaro, dunque, ancora una volta, quanto la sinistra radical chic e i suoi esponenti del web vivano completamente distaccati dalla realtà e dalle sue problematiche nell’ambito lavorativo, preferendo l’impiego di personale extracomunitario sottopagato, in virtù dell’antirazzismo più falso.

 

*http://www.themeditelegraph.it/it/shipping/shipowners/2016/01/30/lavoro-bordo-miraggio-per-gli-italiani-inchiesta-HaM2mHKvT4ejGD5YcCkD0I/index.html

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