Oltre la destra e la sinistra: intervista al Movimento Nazional-Anarchico

di Alessio Valente.

Piercarlo Bòrmida, classe 1970, è un artista piemontese. Si definisce libero pensatore e, da sempre, appassionato di antropologia, filosofia  e metapolitica. Imbattutosi casualmente nel N-AM, sin da subito si riconosce nelle linee guida del movimento. Da lì a poco ne diviene portavoce in Italia ed amministratore di sito e pagine facebook ufficiali (Nazional-Anarchismo e Nassion Piemontèisa N-AM). Ha tradotto il Manifesto di Troy Southgate, libro sacro del nazional-anarchismo, ed avendo partecipato alla Prima Conferenza Internazionale del N-AM a Madrid nel 2107, prevede di presenziare anche a quella che si terrà in Inghilterra nel 2018. Gli abbiamo posto alcune domande per capire meglio cos’è, nella sostanza, il suo movimento.

 

Cos’è in breve il Movimento Nazional-Anarchico e quando nasce?

Il N-AM è un movimento che propone un modello di vita alternativa al deleterio e schiavizzante sistema imperante, sistema che si autoalimenta con lo sfruttamento dei popoli e con la trasformazione dell’individuo in mero consumatore. Il termine Nazional-Anarchismo venne coniato nei primi anni ’90 del secolo scorso da Troy Southgate (Gran Bretagna, perno del movimento e prolifico scrittore ed editore con la sua Black Front Press), Peter Töpfer (Germania) e Hans Cany (Francia). Il ‘Nazional-Anarchismo’ è una forma di pensiero politico che abbraccia i fondamenti dell’anarchismo, focalizzando la lotta contro lo Stato, sia esso una plutocrazia iper-capitalista o un mediocrazia socialista/comunista, così come contro ogni tirannia o stato totalitario. La nostra visione di nazional-anarchici, dovendo riassumerla in poche parole, si basa sulla creazione di comunità-villaggi in cui le persone occupano il proprio spazio ed  in cui possano vivere in accordo con i propri princìpi. Questi princìpi dipendono dalla natura delle persone che formano la comunità, in primo luogo, perché l’ultima cosa che vogliamo fare è imporre un sistema rigido o dogmatico di qualsiasi tipo. I nazional-anarchici possono riunirsi riconoscendosi in un ampio spettro di orientamenti siano essi pagani, monoteisti, eterosessuali, omosessuali, vegani, contadini, artigiani, artisti, etnicamente omogenei o uniti in tribù miste, etc. Per le comunità nazional-anarchiche il fattore primario oggi è l’autosufficienza: energetica ed alimentare. Il futuro non riserva nulla di buono, soprattutto nelle città. Dobbiamo essere pronti al cambiamento. Di pari passo le comunità dovrebbero essere poi mutualistiche, piuttosto che coercitive. Pensiamo che certi valori siano degni di essere preservati per le generazioni future e per questo vogliamo favorire un clima in cui questo sia possibile.

 

Ho sentito qualcuno chiamarvi “anarchici di destra”: è una definizione che rifiutate in blocco o descrive bene i vostri riferimenti culturali?

Come si evince dalla copertina del ‘Manifesto’ (pubblicato nel 2017 in lingua italiana) il nostro motto recita “oltre la Destra e la Sinistra”, quindi temo di dover deludere quanti ci abbiano classificati come di Destra.  Siamo fermamente convinti che Destra e Sinistra siano ormai solo dei luoghi geografici che non abbiano nulla a che vedere con la politica; anzi, sono il mezzo principale attraverso cui il sistema del ‘divide et impera’ perpetua la sua onnipotenza. L’equivoco di definirci di Destra nasce da due contingenze: l’ostilità dei presunti anarchici marxisti che vedono in noi i criptofascisti che non siamo e conseguentemente la nostra inequivocabile libertà di vedute che ci consente di individuare linee di pensiero affini anche in autori messi all’indice dalla Sinistra. Mi riferisco a Evola, ma anche a Junger, Spengler, Strasser, Nietzsche, Darré e via discorrendo. Consigliamo anche la lettura del ‘Libro verde’ di Muammar al-Qathafi, se è per questo. Abbiamo superato il problema delle etichette da diverso tempo: siamo nazional-anarchici, punto. Come dice un nostro slogan “Siamo quelli che stavamo aspettando”. In secondo luogo il suffisso ‘nazionale’ che può insinuare in qualcuno l’idea del nazionalismo tipico della Destra: in realtà l’ormai annacquato concetto di nazione non rappresenta nulla della storia genetica, linguistica, tradizionale di un popolo. Questa accezione tipicamente moderna ignora completamente il significato del termine la cui origine deriva dalla radice latina ‘natio’, che significa “ciò che è nato” ed è quindi inerente alla medesima progenie di persone dalla comune nascita. In tal senso siamo anarchici che conciliano i princìpi di autonomia con quelli identitari, sempre nel rispetto delle differenze e contro qualsiasi suprematismo: 0% razzismo 100% identità.

 

Sul vostro sito si legge anche della spiritualità pagana, che in antitesi con l’universalismo monoteistico sembra coerente con le vostre idee. Quanto è importante il discorso religioso?

Come accennavo poc’anzi, il principio su cui si basano le comunità N-A può anche essere di carattere religioso. A livello generale statistico posso affermare che il sentimento più diffuso è quello eteno, in qualche modo ‘pluralista’ sotto il profilo delle credenze. I nazional-anarchici sono solitamente persone attente, che studiano e si informano e che quindi hanno i mezzi per difendersi dagli attacchi del mondo moderno: non generalizzano, nemmeno in ambito di culto. Gli ideali di anarchismo si fondono nella religiosità di matrice pagana definendo spesso tra i nazional-anarchici una natura politeista ostile al monoteismo imperante delle 3 macro-religioni, ma soprattutto contraria alla sua deriva dogmatico-politica, secondo noi causa di asservimento e controllo di massa. E’ evidente che non osteggiamo mai la scelta del singolo, che può essere dettata dalla buona fede o dall’ateismo. Prima della religione, comunque, badiamo a contenuti di carattere ambientale ed ecologico che riteniamo l’ago della bilancia in un mondo che gli uomini stanno letteralmente distruggendo.

 

Il vostro è una sorta di anarchismo “tribale”. Ma l’idea delle piccole patrie sembra andare controtendenza rispetto all’evoluzione storica e alla situazione attuale, in cui perfino gli stati nazionali sono in crisi. Pensate che l’accentramento sovranazionale sia un ostacolo o una opportunità?

Il concetto di Tribalismo è forse la definizione più prossima a ciò che chiamiamo Nazional-Anarchismo, nella sua accezione comunitaria ed antistatalista. Vorrei specificare che il termine anarchismo non è sinonimo di disordine. Suggerire che una comunità non debba avere ‘nessuna regola’ non significa che ci si debba buttare nel caos. Il rifiuto assoluto di leggi artificiali create per l’uomo o stabilite da imperi, stati ed altre forme di controllo amministrativo o governativo implica da parte nostra una risposta molto più forte, che si chiama responsabilità. Ci hanno abituati a delegare, ma siamo sicuri che sia giunto il momento di tornare ad essere nuovamente i nocchieri delle nostre navi. L’ordine naturale (ricordiamoci che la A cerchiata è inscritta nella O di ordine) è la forma più organica di organizzazione sociale del pianeta. I sistemi di controllo (governi ed economia del capitale in primis) cercano di schiavizzare le persone, ma in un ambiente più naturale e favorevole noi umani siamo in grado di soddisfare il nostro vero destino e ritrovare quel legame a lungo dimenticato con l’ambiente. L’idea delle piccole patrie quindi è in totale accordo con il disfacimento degli ormai logori stati nazionali, che di nazionale ormai hanno ben poco. Siamo quindi contro ogni forma di centralismo, che è un modo come un altro per dire imperialismo e colonialismo: non sono forse gli stati nazionali di oggi le colonie del mercato globale?

 

Quali sono gli altri punti fondamentali su cui si fonda la vostra visione del mondo?

Il Manifesto del Movimento Nazional-Anarchico redatto da Troy Southgate è la più chiara espressione della nostra weltanschauung  e si articola su punti precisi ed inequivocabili: antisionismo, anarchismo, fallimento della sinistra, comunità contro lo stato, identità e rispetto per le differenze, autosufficienza ed autarchia economica, ecologia profonda, educazione alternativa, difesa, rivoluzione.

Vorrei soffermarmi con maggior attenzione sull’ecologia profonda: per noi nazional-anarchici è questione di vita o di morte (del pianeta). Ogni giorno devastiamo il “nostro” habitat non tenendo conto delle conseguenze, se continuiamo su questa strada lasceremo ai nostri figli un mondo di rovine. Ci sarà ben poco da difendere e da salvaguardare, se non basiamo il nostro modus vivendi sul rispetto della vita: animale, vegetale, minerale. Una visione politica attuale deve tener conto di queste priorità, e deve diventare olistica. Molti simpatizzanti sono vegani o vegetariani, questo è un indice di consapevolezza. Per questi motivi siamo in linea con l’ecologia profonda, una filosofia (oecosofia) contemporanea basata sullo smarcamento dalle enfasi antropocentriche dell’ambientalismo costituito (meramente utilitaristico basato sul benessere dei soli umani) e degli attuali movimenti ecologisti.

Per quanto riguarda la rivoluzione, ultimo punto e perno della questione, noi la vediamo come un moto che parte dall’individuo: il primo passo è iniziare a combattere facendo la spesa consapevolmente e credere fortemente nella propria indipendenza, non solo economica.

 

Hai accennato al fatto che, nel movimento nazional-anarchico, siano preponderanti le tendenze
alla religiosità pagana. Quando parliamo di paganesimo, parliamo anche di società tradizionale, cioè anche di verticismo e, spesso, di discriminazioni legali o sociali. Indicativo è il caso della società romana, censitaria e piramidale. Nella vostra concezione di organizzazione anarchica, c’è spazio per un’ organizzazione che “cade dall’alto” o immaginate una società totalmente orizzontale?

Il rispetto per la religiosità e l’accento preponderante di quella etena o neopagana non ci porta ad imporre un modello religioso alle nostre comunità. Fede e credenze non interferiscono sul tipo di modello politico che proponiamo, sono mondi metafisici per l’uomo di oggi: il fatto di sapere come funzionava una società tripartita come quella indo-europea non ci obbliga ad affermarne una validità generale che sia adatta alle diverse forme comunitarie. A livello generale posso senza dubbio affermare che ci sentiamo più vicini al mondo dei Galli che a quello dei Romani, ad un mondo fatto quindi di alleanze tra popoli che comunque mantengono le loro identità e differenze. Venendo ai giorni nostri non vediamo il problema di una società verticale od orizzontale all’interno delle comunità quanto piuttosto il fatto che questo tipo di società verticale e piramidale sia il modello di riferimento dello stato che opprime i cittadini. Il controllo è evidente e sempre più asfissiante, Orwell aveva visto giusto. “L’anarchia è l’ordine senza il potere” diceva Proudhon, e noi nazional-anarchici siamo totalmente in linea con questa affermazione.

 

Hai parlato di ecosofia e di distruzione ambientale come temi di centrale importanza; sempre più spesso la tecnologia appare quasi disumanizzante e nella cultura popolare è molto diffusa una visione distopica del futuro. Pensate che sia possibile arrestare il dominio della tecnica sull’uomo? Rifiutate completamente il progresso tecnologico o pensate più a un sistema per raccordare l’avanzamento scientifico a un’etica di salvaguardia e tutela dell’ambiente e dello spirito umano?

Non siamo a priori contro la tecnologia, saremmo disonesti se facessimo un’affermazione del genere. Però siamo consapevoli che il ‘potere’ che abbia assunto la tecnologia nel mondo moderno sia un pericolo per la consapevolezza e la libertà di pensiero delle persone. Avete mai riflettuto sul perché i programmi televisivi si chiamino così? Per noi è evidente, per programmare una nuova ed infinita generazione di schiavi. Paolo Barnard parla di un ‘futuro hi-tech gleba’ e vede qui il vero cancro che ci si prospetta come reale minaccia per l’uomo. Computer quantistici, post-intelligenza artificiale, piattaforme (aziendali) sovranazionali dai poteri illimitati: il primo e più famoso esempio è Amazon, il cui logo è assolutamente geniale. Avete fatto caso che parte una freccia dalla A alla Z? Come dire “Qui trovi tutto, dalla A alla Z”. Il nostro cervello lo percepisce senza rendercelo manifesto, e noi compriamo!  E poi ci sono gli eco-sistemi virtuali guidati da cobots (ossia da co-robot, robot collaborativi ndr) che al momento riducono di 44 volte i tempi di produzione, ma sono solo apparentemente un passo avanti per il benessere (e non mi riferisco solo all’ambito occupazionale). Noi crediamo in un futuro anteriore, fatto di comunità consapevoli che non inseguono il profitto, ma progettano un’integrazione con l’ambiente e l’ecosfera che ci ospita. Tecnologie sì, ma al servizio dell’uomo e soprattutto della diversità: l’antropocene porterà inevitabilmente ad una decadenza che prefigura scenari solo apparentemente fantascientifici come quelli di MadMax. E’ ora di pensare in maniera olistica: stop agli allevamenti industriali (ogni anno vengono uccisi più di 58 miliardi di animali!), stop alla produzione di beni di consumo inutili, stop al superfluo. Per capire cosa non sia utile basta pensare ad una società in cui non ci sia una particolare struttura o istituzione, e immaginare cosa accadrebbe. Non serve andare su Marte, con buona pace di Elon Musk: serve sviluppare una tecnologia di transizione che ci permetta di vivere meglio su questo pianeta.  

 

Hai parlato di ostilità degli anarchici di matrice marxista. Avete buoni rapporti con altri gruppi o movimenti anarchici o rappresentate una vera e propria eccezionalità nel panorama dell’anarchismo?

Siamo una vera e propria eccezionalità nel panorama dell’anarchismo: si avvicinano al N-AM persone dal passato più diversificato. Molte arrivano deluse dal mondo dell’anarchismo di sinistra, come dal mondo della destra radicale o del comunismo, altre ancora dai movimenti indipendentisti, altre ancora che non si sono mai interessate di politica, ma si sono riconosciute negli obiettivi e nella filosofia del movimento. Il Nazional-Anarchismo rappresenta una risposta al disagio che permea la società di oggi, una risposta reale perché non si affida a qualcun altro né delega le proprie decisioni a sconosciuti, ma punta sul fare in prima persona delle scelte personali quotidiane. Persone che si ribellano all’apatia programmata.

Il nostro blog è diretto per lo più a un pubblico di lettori composto da giovani e giovanissimi. Vorrei, se possibile, chiudere l’intervista con un tuo consiglio rivolto ai giovani, che magari stanno da poco affacciandosi alla vita politica e sociale del proprio paese.

Non sono un vecchio saggio, mi considero ancora un giovane perché ancora non mi sono fermato. Il mio consiglio è quindi, da ‘coetaneo’ che non si arrende e non si omologa ad alcun modello imposto da altri, di scegliere con la propria testa. Di non lasciarsi condizionare dai mass-media, da internet, ma di vivere a contatto con la natura (ne siamo parte!) e leggere, viaggiare molto, ma poi tornare dove abbiamo le nostre radici per creare qualcosa di bello. E soprattutto disimparare, hanno fatto di tutto per imbottirci di preconcetti e informazioni menzognere. La vita politica è troppo distaccata dalla vita reale: se ci saranno giovani in grado di coniugare la propria esperienza con una sincera visione di comunità scevra da compromessi o interessi personali allora il futuro potrà essere migliore: siamo noi quelli che stavamo aspettando.

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