La banalità del bene

di Andrea Galtieri.

Quanto può essere ovvia o scontata la scelta, nel mondo moderno, di parteggiare per il bene piuttosto che con il male? E, in un mondo dalla post-verità, cosa significa “scegliere il bene”?

Viene definito Bene, ciò che è positivo e degno di nota meritevole secondo i canoni di una data società. In quella occidentale, fino a non poco tempo fa e ancora oggi, seppur in maniera minore, essere un buon cristiano, andare in Chiesa e seguirne fedelmente i principi cardine viene e veniva considerato un comportamento positivo.

Ma cosa succede con la sclerotizzazione di questo comportamento, quando, cioè, il dogma religioso si ripete sempre senza pensare a ciò che si fa?

Scegliere il Bene oggi può essere lanciare anatemi contro il razzismo “dilagante” in Italia, dire che esiste un diritto all’aborto, una leggera liberalizzazione della cannabis – perché “tanto una cannetta se la sono fatta tutti”. Questo è il Bene, al di fuori da questo recinto – ideologico, ovviamente – c’è il Male. Può essere la Chiesa, può essere lo Stato, può essere la Destra, chiunque metta dei paletti, un confine a questi fenomeni è un barbaro, ignorante e prepotente.

Però, poi, ad un certo punto anche lo Stato passa dalla parte del – cosiddetto – Bene, depenalizza il possesso di stupefacenti, agevola l’opportunità di abortire e tenta, con molta fatica materiale, un’impossibile immigrazione/integrazione di massa. “Perché bisogna essere buoni”, questo è il mantra. “Essere buoni”.

E quell’istituto che si è impegnato per millenni di stabilire il Bene ed il Male, nelle coscienze delle persone, cosa fa, come si muoverà in questi scenari?
A parlare con il Cristiano medio, frequentatore assiduo dell’appuntamento domenicale della messa, la massa di disperati che sta bussando alla porta dell’Europa è da accogliere, incondizionatamente ed acriticamente, come per sentirsi “novelli samaritani”. Senza tenere conto che il Buon samaritano, poi, non veniva regolarmente vessato, derubato, picchiato e stuprato dall’assistito. Continuando la conversazione si verrà a scoprire che ha assimilato tutte le argomentazioni della sinistra più anticattolica, ponendo un dubbio all’interlocutore: “ma con chi sto avendo a che fare? Sapevo di star parlando con un ragazzo di Chiesa, non da centro sociale”.

Ma questa retorica individualista, anticomunitaria e materialista si è talmente espansa negli ambienti della Chiesa che molti dei frequentatori, ora, sono diventati dei sostenitori della libertà di abortire in tranquillità, come se ciò non fosse, anche per loro, un attentato alla Vita, come concetto stesso. Ma, evidentemente, la Chiesa si deve “tenere al passo con i tempi”, altrimenti, seguendo i dogmi, liturgie e riti millenari, rischia di non sopravvivere all’inizio del Terzo Millennio. Così gli animatori dei vari oratori li si può trovare, ad esempio, molto tranquillamente ed a loro agio, tra i socialisti e gruppi di estrazione marxista in una qualsiasi lista universitaria “indipendente”.

Questa è la “banalità del bene”, è molto più semplice professare un’idea ‘cool’, ‘smart’ e che faccia sentire giovani – non si sa in che modo – piuttosto che seguire le proprie naturali inclinazioni ideologiche, solo per non restare esclusi.

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