Mariam come Pamela: “le verità nascoste” in nome del politicamente corretto

di Chiara Soldani.

“Le verità nascoste”: titolo e trama del film di Zemeckis, ben si prestano al parallelismo fra i due fatti di cronaca. Pamela e Mariam non sono, “solo”, vittime di spietati assassini. Ma, “anche”, della miriade di menzogne che popolano bocche bugiarde e penne, dall’inchiostro sinist-rosso. Perché ci sono verità che vanno, appunto, nascoste. E purtroppo, stavolta non è un film.

Assistiamo, ormai da tempo, ad un machiavellico piano atto all’occultamento di prove, quando politicamente non allineate. “Tutto fa brodo”, nel mediatico Circo Massimo. Purché gli ingredienti siano conformi all’imperante “fobia razzista”.

Mariam Moustafa, aspirante ingegnere nata e cresciuta ad Ostia, è stata uccisa il 14 marzo da una gang (dicono) di “suprematiste bianche britanniche”. Peccato che, fin dalle prime immagini diffuse, le origini africane delle giovani assassine siano risultate lampanti, inconfutabili. Clamoroso, imperdonabile autogol quello de “Il Messaggero”, che in data 17 marzo parlava di “matrice razzista, odio e clima ostile verso i neri e non britannici”. Additando la Brexit, quale “mandante morale dell’efferata aggressione”.
Anche le illuminate femministe di “Non una di meno”, si sono schierate dalla parte del torto e “politicamente corretto”: in primis, politicamente corrotto. Xenofobia, razzismo, Brexit: la nuova triade omicida. Quando pensavamo di averle sentite tutte, ecco l’ultima assurda idiozia: al peggio, non c’è mai fine.

Il corpo, martoriato, della giovane vittima, non è ancora stato restituito alle preghiere dei familiari. La legge inglese ne impedisce la tumulazione prima che tutti gli accertamenti vengano svolti (possono passare fino a 3 mesi). Anche la Procura di Roma e le autorità egiziane stanno indagando. Gravissime le ingerenze dei medici inglesi: Mariam infatti soffriva di patologia cardiaca (operata a Roma), imperdonabilmente sottovalutata nonostante i forti dolori al petto, denunciati in ospedale. Stessa superficilità, nella stima dell’emorragia cerebrale: fatale, nel decesso di Mariam.

Il caso, ad oggi, rimane avvolto da dubbi e fallaci interpretazioni. Nelle ultime ore, si fa strada la matrice passionale. Pare che Mariam frequentasse un ragazzo d’origine sudamericana, già adocchiato da una delle bulle. Da escludere, perentoriamente, il presunto insulto razziale rivolto alla vittima: “Black rose”, è in realtà nickname di Instagram, dietro al quale non è neppure sicuro che si celasse Mariam.

Oltre al dolore e allo sdegno, verso una vicenda così truce ed enigmatica, una cosa è certa: squallide sono le politiche strumentalizzazioni. Altrettanto squallide, le pseudo-battaglie “anti-razziste”: assassino di verità, chi le promuove. Verità che i più, vogliono tenere nascoste. Proprio come nel celebre film, di Robert Zemeckis.

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