Muore l’agente eroe dell’attacco terroristico: la retorica politica non ci salverà

di Vanessa Combattelli

 

Trébes, Francia – Ancora una volta bisogna parlare di morti non necessarie, farsi carico delle responsabilità di una tendenza sociale ormai pericolosa, ancora una volta bisogna parlare sottovoce di terrorismo islamico quando per gli alti commentatori terrorismo islamico non è.
Radouane Lakdim, ventiseienne marrocchino, aveva le stesse fattezze e lo stesso odio di tutti quei criminali antagonisti che ormai abbiamo imparato a conoscere.
Prima pusher, si era dato alla malavita locale spacciando e vivendo di furti e rapine.
Lakdim era già schedato nella lista delle segnalazioni per la prevenzione della radicalizzazione terroristica, ma per chi lo conosceva era «calmo, gentile, con una buona parola per tutti. Andava in Moschea tutti i giorni».
Considerazioni che fanno ben capire quanto il pericolo sia interno e soprattutto come l’integrazione non coincide affatto con l’accoglienza sfrenata.

 

LA DINAMICA

La ricostruzione della mattina fa già presagire quale potrebbe essere l’epilogo, i fatti sono questi: prima ruba un’auto ferendo gravemente il conducente e uccidendo il passeggero, poi spara contro un gruppo di quattro poliziotti che fanno footing, ed infine si reca nel supermaket Super U di Trébes, dove prende in ostaggio i clienti del supermercato.
Da quel momento in poi comincia la trattativa: “Sono dell’ISIS, liberate Salah Abdeslam (l’unico superstite dell’attacco a Parigi del 13 Novembre 2015)
E’ in questo clima che il tenente colonnello Arnauld Beltrame, 45 anni, decide di offrirsi volontario per salvare la vita di una cliente prendendone il suo posto.

Beltrame è morto, resta il dubbio se sia stato ferito dal terrorista o dal “fuoco amico”.
La sua morte è stata annunciata poco prima delle 6 di questa mattina da Gérald Collomb, ministro degli Interni francese, che con un tweet dichiara: «È morto per la patria. La Francia non si dimenticherà mai del suo eroismo, del suo coraggio e del suo sacrificio»
Il giovane si era formato alla scuola militare Emia dove erano emerse le sue grandi qualità fisiche e mentali, secondo gli ex colleghi “aveva una naturale attitudine a risolvere situazioni di emergenza.”

 

UNA RIFLESSIONE CONTRO LA RETORICA

Ma il punto di questo articolo non è questo, rompo come poche volte faccio la personalità del mio scritto per indurvi ad un ragionamento.
Ho riportato i fatti dell’attacco, ciò che ne è conseguito, personaggi, antagonisti e dinamiche.
La Francia si è risvegliata questa mattina comprendendo che la minaccia del terrorismo islamico non si è spenta da sola come credeva, è invece ancora viva ed è manifestazione di un qualsiasi cittadino apparentemente integrato e altruista.
Vi è una ferita sociale fortemente penetrata nelle menti di questi individui, ma la follia principale sarebbe considerare queste azioni come semplici atti di un malato di mente.
Nessuno degli attentatori era un pazzo, sapevano tutti ciò che facevano e a cosa andavano incontro.
Abbiamo assistito nel corso di questi anni a numerose preghiere di cordoglio e di tristezza, terminano tutte allo stesso modo “non vi dimenticheremo”.
Nel frattempo si accumulano vittime, si perdono vite, si disintegrano famiglie.
Sembra quasi che tutti abbiano paura ad utilizzare qualcosa di diverso dalle frasi di circostanza.
Ma neanche l’altro tipo di retorica in questo è stata giusta, perché anche da noi si è soliti a rispondere con queste dannate frasi fatte “bisogna intervenire, bisogna contrastare il terrorismo islamico”.
Senza alcun principio pratico e soprattutto senza azioni che siano davvero studiate e lungimiranti, queste frasi valgono quanto quelle di cordoglio espresse da qualsiasi globalista pro immigrazione.
La realtà va analizzata nel suo aspetto più concreto, la politica oggi deve dare risposte che siano funzionali ed efficienti, se non riesce a darle significa semplicemente una cosa: incompetenza.
Studiare il problema nella sua radice più profonda per poterne comprendere le vere sfumature, l’azione deve precedere un’attenta analisi del problema, non essere figlia di emozioni temporanee e scelte impulsive.
I cittadini non possono essere dei martiri utilizzati solo a suon di retorica e comodità politica, bisogna andare oltre le etichette che definiscono ognuno di noi e ricordare che questi uomini e queste donne che oggi muoiono per scelte sbagliate avevano una vita, un’identità, una famiglia, dei pensieri e un’umanità.

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