La lezione spagnola

di Pasquale Ferraro.

Il risultato di queste elezioni rappresenta un unicum nella storia dell’esperienza repubblicana, non è un caso che in questi giorni tutti, fra commentatori e opinionisti non sono stati certo avari di paragoni, molti dei quali appaiono totalmente insensati.
Nessun paragone è fattibile soprattutto con gli esempi della c.d. prima repubblica, con la quale, qualsiasi forma di equiparazione rappresenta una forzatura tanto storica quanto politica.
La struttura del sistema politico in quella fondamentale fase storica del nostro paese fu caratterizzata da una alta concezione del senso delle istituzioni, pur in un contesto di maggior contrapposizione ideologica, nella quale la struttura statica della partitocrazia garantiva una solidità istituzionale, che un panorama politico caratterizzato da soggetti politici “liquidi” come quello attuale non può certo fornire.
Non c’è se non nel “alto senso dello Stato” alcun elemento che può essere colto e traslato da quell’esperienza all’attuale. Pur tuttavia l’attualità, non sempre prodiga di esempi, ci fornisce un esperienza molto simile allo stato attuale nel quale versiamo dalla quale poter trarre qualche insegnamento politico.
In particolare tale lezione può essere colta dal centro-destra se dovesse riuscire nel tentativo di provare a formare un esecutivo, pur nello scetticismo che i risicati numeri parlamentari impongono.
E’ l’esempio Spagnolo: quella Spagna uscita quasi nelle nostre stesse condizioni dalle urne nel 2015, dove la risolutezza dimostrata dal Primo Ministro Rajoy e dal Partito Popolare è stata ben ampiamente premiata successivamente dall’elettorato.
Inevitabilmente ogni qual forma di paragone deve essere colta con le dovute differenze che il diverso contesto politico richiede.
Ma allo stesso tempo possono essere denotate delle similitudini che ci consentono di analizzare con un certo interesse alcune conseguenze di quell’altrettanto drammatico esito elettorale.
L’esempio del quale far tesoro è quello di trasmettere soprattutto ad un paese che attraverso un voto dirompente ampiamente ha dimostrato la voglia di cambiamento e un certa volontà nazionalistica di protezione dell’interesse patrio, rispetto a qualsiasi altra forma di internazionalismo che certo in questi anni non si è dimostrata ottimale e ricca di benefici per il paese, un senso di equilibrio.
Dimostrare di avere responsabilità e come unico interesse quello di attivarsi nel compiere fino in fondo ciò che è conforme all’interesse del paese. Soprattutto se dovesse palesarsi un clima di litigiosità fra le forze che rimarranno escluse dall’esecutivo.
Questa è la lezione da trarre, questo l’insegnamento che per ultimo la Spagna ci ha donato e che soprattutto il centro-destra dovrebbe cogliere.
Il paese si attende delle risposte che difficilmente mantenendo uno sguardo pragmatico un esecutivo potrà soddisfare, ma ciò che il paese premierà sarà la serietà e l’onestà intellettuale di quelle forze politiche che pur nelle mille difficoltà tenteranno, proveranno a governare e si terranno ben lontane dalle polemiche sterili e inutili.
Si dovrà lavorare uniti tenendo lontani personalismi e gelosie che mal si conciliano con equilibrio e serietà un dualismo fondamentale al quale attenersi se fatta la nuova legge elettorale si vorrà tornare al governo, questa volta con un maggioranza assoluta.

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