La fine del Berlusconismo e la nascita del Salvinismo

di Paolo Muttoni.

Le elezioni dei presidenti di Camera e Senato ci hanno confermato ciò che i cittadini ci avevano fatto intuire alle urne, cioè che siamo in una nuova fase istituzionale. I leader ed i partiti protagonisti della scena politica italiana sono cambiati radicalmente, con buona pace degli anacronistici giornalisti. Senza dubbio è in ascesa la figura di Luigi di Maio, il leader del M5S, che si sta dimostrando abile mediatore e comunicatore, smentendo tutti coloro che gli davano del “paninaro” fortunato; l’ascesa del grillino va a discapito della stella di Renzi che si sta eclissando su se stessa. Fanno quasi tenerezza le immagini di lui, bello comodo sulla poltrona del Senato, peraltro lo stesso Senato che fino a due anni fa riteneva inutile e costoso. Le elezioni, al fiorentino, gli hanno dato la batosta e ora ci sta mettendo del suo per uccidere definitivamente il PD, tenendolo fuori da qualsiasi dialogo consultivo. Fatte queste, scontate, premesse arriviamo ora al punto cruciale di questi giorni: un cambio della guardia all’interno della destra italiana, che si è ufficialmente consumato.
Salvini in questi giorni si è dimostrato, contro tutto e tutti, abilissimo stratega e mediatore politico, poiché è grazie alla sua tenacia che nel giro di 24 ore sono stati eletti Fico e la Casellati. Il punto di svolta lo abbiamo avuto il 23 marzo 2018 alle ore 18:00, quando il leader leghista in senato ha dichiarato ai giornalisti di aver votato la senatrice di Forza Italia Anna Maria Bernini, mossa che ha messo a soqquadro il tavolo delle trattative e mandato in fermento tutti gli stati maggiori dei partiti. Pochi minuti dopo, in un comunicato infuocato, Berlusconi accusa Salvini di strumentalizzare la Bernini e di essere pronto ad abbracciare Di Maio al fine di formare un governo. La notte del 24 marzo il Centro-destra sembra in frantumi e Salvini e Berlusconi sembrano essere oramai lontani amici: in Forza Italia continuano a ribadire come sia Paolo Romani il candidato al senato, ritenuto invotabile dai 5 Stelle. A questo punto la tattica di Salvini è chiara e dichiarata, affrontare Forza Italia di petto per non rischiare di ritrovarsi la Bonino al Senato votata da PD e M5s. Strategia rischiosissima che ha rischiato di mandare in frantumi una coalizione dal 37% e forse anche la carriera di Salvini; scelta che alle 10 del giorno successivo si è dimostrata vincente con FI che vira su un altro candidato comune e concordato, facendo di fatto il gioco di Salvini. Intorno alle 14 del 24 l’Italia ed il parlamento hanno finalmente i loro presidenti dei due rami dell’assemblea. Il ribaltamento del tavolo da parte di Salvini ha messo con le spalle al muro Berlusconi, che ancora una volta sta dimostrando di essere in caduta libera sotto tutti i punti di vista, e come tutti i grandi leader della storia, di non aver trovato il momento giusto per uscire di scena. In questi giorni, però, si sta consumando la fine di un sistema politico, il Berlusconismo, che ruotava attorno ad un carismatico leader in campo che era capo padrone di ciò che voleva, e che era il leader politico per antonomasia. Le uniche immagini che abbiamo di Berlusconi, in questo periodo, sono di un uomo che pare abbattuto, conscio del fatto di essersi messo una tigre nel recinto (Salvini). Anche il partito di Silvio si è dimostrato in frantumi: la vecchia guardia (Romani, Brunetta, Ronzulli, Letta) che è attaccata ad un anacronistico modo di fare politica e molto devota al leader padrone, mentre una parte che non si sa bene da chi sia formata, ma un po’ liquida; non è un segreto di stato che ci siano interi pezzi di Forza Italia pronti ad andare con la Lega nel caso in cui Berlusconi alzasse bandiera bianca. Infine, pare che Mister B. abbia rotto con vecchi falchi come Romani e Brunetta, pronti ad abbandonare ruoli di prestigio all’interno di FI. Berlusconi, se non vuole che Salvini vinca “l’Opa” che ha indetto su Forza Italia, deve consegnare il partito a Toti, che sarà in grado di dargli una nuova primavera. Anche se ciò accadesse, rimarrebbe un dato di fatto: in questo giorni è morto il Berlusconismo, ed è nato il Salvinismo (termine coniato da Lucia Annunziata).

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