Le chiamano “risorse” perché “picchiatori” pare brutto

di Chiara Soldani.

Sei razzista se parli di azioni violente, barbare (pseudo) culture, non evoluto modus vivendi. Peccato che non siano opinioni personali ma oggettivi fatti di cronaca. E ieri sera, presso il centro d’accoglienza di San Zenone al Lambro, è andato in atto l’ultimo episodio di una lunghissima, interminabile serie.

Sono le 20,30 di domenica, quando “la risorsa” di turno (18enne richiedente asilo della Costa d’Avorio), pensa bene di infrangere il regolamento reclamando la sua cena in camera: un piatto di riso, è l’oggetto del contendere. E così, la benevola e deperita risorsa, pensa (sempre bene), di sferrare un violentissimo pugno alla testa: la sua? Purtroppo no. Il malcapitato è un 60enne, operatore del centro, reo di averlo ammonito per l’infrazione commessa.

Il colpo è talmente violento da far cadere a terra il povero inserviente. Succede che il tonfo è tale da fargli, immediatamente, perdere i sensi. Tempestivo l’intervento dell’ambulanza: la vittima della “risorsa che scappa da una sanguinosa guerra”, viene trasportata al Policlinico di Milano. Prognosi riservata, a seguito dell’emorragia cranica riscontrata dai medici: purtroppo l’uomo è in pericolo di vita.

L’aggressore, che a ragion veduta potremmo definire con termini ben più “coloriti” (salvo essere tacciati di bieco razzismo), è stato bloccato dai Carabinieri della compagnia di San Donato. Arrestato, dovrà (per ora), rispondere di accusa per lesioni gravissime.

Risuona nelle orecchie, l’ormai celeberrimo “picchiatowri” di Alan Friedman. Così come il “ditino” inquisitorio del (o della?) comunista/pacifista Luxuria, puntato contro Simone Di Stefano. La lista dei “buoni samaritani”, è lunghissima: ma cosa direbbero, oggi, costoro? In un imbarazzante ed ipocrita silenzio, l’unico suono udibile è il corpo dell’assalito crollato per terra. Quando la verità è scomoda, non ci sono né occhi per vedere, né orecchie per sentire.

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