USA. Con Bolton l’ala nazionalista prende le redini della politica estera

di Francesco Cirillo.

L’annuncio di John Bolton a nuovo Consigliere per la sicurezza Nazionale, uomo vicino per idee al Presidente americano, consolida l’ala nazionalista ed intransigente alla guida della politica estera statunitense.

La sua nomina è un nuovo capitolo degli istinti nazionalisti che stanno nascendo all’interno della amministrazione Trump che ha esautorato i principali membri, ultimo in ordine cronologico l’ex segretario di Stato Rex Tillerson, che puntavano ad aprire canali diplomatici con le principali minacce per la sicurezza nazionale Americana come la Corea del Nord e l’Iran.

Per Thomas Wright esperto di politica estera della Brookings Institution questo team rappresenta i principali stimoli di una politica estera trumpiana che punta a rompere l’accordo sul Nucleare iraniano ed a un Regime Change in Corea del Nord.

Sia il nuovo segretario di Stato nominato Mike Pompeo, che dovrà essere confermato dal Senato, sia Bolton hanno opinioni interventiste contro Pyongyang e il regime di Teheran.

L’ex ambasciatore ONU ai tempi dell’amministrazione Bush jr vuole completamente smantellare l’accordo sul Nucleare ipotizando un possibile raid aereo statunitense contro Teheran.

Nel 2015 sul New York Times apparse un suo editoriale in cui ipotizzava un possibile raid aereo sul paese.

Ma Bolton non risparmia neanche Corea del Nord e la stessa Cina, colpita dalle decisioni di Trump di imporre dazi sui prodotti cinesi.

L’ex ambasciatore si oppone alla politica della One China , che teorizza relazioni internazionali con Taiwan ma senza riconoscere l’indipendenza di Taipei dalla Repubblica popolare Cinese, che la considera ancora oggi una sua provincia ribelle.

Per Pyongyang Bolton considera legittimo un possibile intervento militare statunitense contro il regime nordcoreano.

Nella amministrazione Trump resta isolato l’ultimo delle possibili colombe dopo le dimissioni di McMaster: il Segretario alla Difesa James Mattis.

Dopo il siluramento di Tillerson, con cui Mattis aveva legato per creare un canale diplomatico da proiettare nelle relazioni internazionali, molti alti funzionari ipotizzano che si potrebbe dimettere da Capo del Pentagono quando Bolton tenterà di isolarlo.

James Stavridis ex comandante supremo delle forze alleate della NATO che insegna alla Fletcher School della Tufts University, afferma al Financial Times che: “Si sta andando in una direzione che ci sta portando ad essere un ponte diplomatico ad essere un bombardiere, da essere leader operativi ad essere teoricamente falchi ed ad essere Centristi per diventare Neoconservatori. Non sono giorni felici quelli che stiamo vedendo sulle rive del fiume Potomac”.


Riferimenti:

https://www.ft.com/content/b7f042d6-2e3a-11e8-9b4b-bc4b9f08f381

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