Onorevole leghista aggredita da immigrato: ma a parlarne siamo in pochi

di Chiara Soldani.

Proviamo ad invertire le parti. Cosa sarebbe successo, se l’aggredito fosse stato l’immigrato mendicante, la bergogliana reincarnazione di Gesù e l’aggressore, un “leghista razzista” mosso da “morale mandante”? Mass media e opinione pubblica, si sarebbero mobilitati in nome di “giustizia, fratellanza ed accoglienza”. Un urlante flash mob, che avrebbe invaso tg nazionali e post inneggianti “muri da abbattere”. Peccato per loro che le cose, siano andate ben diversamente.

Stazione di Padova, giovedì sera, ore 19,30 circa. L’ex sindaco Massimo Bitonci, assieme alla neo eletta Silvia Covolo e al collega Germano Racchella, erano di ritorno da Roma. L’onorevole vicentina è stata violentemente aggredita (con schiaffo in pieno volto), da un uomo di colore che bighellonava pretendendo (pure) l’elemosina. All’aggressore, si sono poi aggiunti altri due uomini. Ecco le parole della Covolo: “Avevo valigia, borsa e zaino. Stavo camminando a una decina di metri dai miei colleghi con cui ero arrivata a Padova da Roma, gli onorevoli Bitonci e Racchella, che erano poco più avanti. Si sono avvicinati in tre e mi hanno colpita. Io chiaramente ho urlato il mio disappunto, così i due colleghi si sono accorti che stava succedendo qualcosa. Eravamo subito fuori la stazione. Poi questi si sono avvicinati, visibilmente alterati, ma quando Massimo Bitonci ha palesato l’intenzione di chiamare la polizia se la sono data a gambe”.

L’ex primo cittadino, che prontamente aveva denunciato l’accaduto in un post su Fb e che (altrettanto prontamente), era stato rimosso dai paladini del “politicamente corretto”, ha parlato di “assoluta mancanza di forze dell’ordine”. Rilevando, peraltro, problematica che coinvolge tutte le nostre stazioni: dalla prima all’ultima, nessuna esclusa.

La notizia (come da prassi), non ha ricevuto l’attenzione dovuta. Il perché, é presto detto: quando i ruoli si invertono e contraddicono fallaci stereotipi, collaudati luoghi comuni, alle denunce si preferiscono assordanti silenzi. Due pesi, due misure: l’ipocrisia del “politically correct”, a quanto pare, colpisce ancora. La più totale solidarietà, alla neoparlamentare aggredita.

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