Ubi maior minor cessat: forza Presidente Musumeci

di Luigi Provini.

Nello Musumeci ha dimostrato, ancora una volta, di essere troppo più grande rispetto al contesto nel quale è inserito. Lo ha fatto, con un discorso integerrimo e ragionevole, durante la ventinovesima seduta dell’assemblea regionale siciliana e in un momento, quello precedente alla votazione del DEF, di indubbia complessità politica. Lui, gentiluomo classe 1955 e Presidente della Regione Siciliana dallo scorso Novembre, ha voluto richiamare tutti, deputati e non, al senso di responsabilità che dovrebbe competere a chi ha in mano le sorti di oltre cinque milioni di persone. A prescindere dagli schieramenti e lasciando da parte i tanti proclami, legittimi ci mancherebbe, che caratterizzano le campagne elettorali. Eppure quest’ultima, quella per le Regionali siciliane, s’è chiusa cinque mesi fa. O meglio, sarebbe dovuta chiudersi. Già,perché sembra che, oggi, la politica altro non sia che una continua contrapposizione di slogan e urla che hanno come unico scopo quello di provare ad aumentare i proseliti delle varie compagini ma che finiscono col determinare una condizione di blocco perenne della possibilità di migliorare le cose. Ciò, drammaticamente, sia per le maggioranze, ridottesi ormai troppo spesso a unioni quasi esclusivamente create per meri accordi di “interessi di poltrona” che finiscono poi per lasciare da parte i veri obiettivi da raggiungere, sia per le minoranze, che forse quasi mai ormai hanno davvero la volontà di rappresentare quell’opposizione, non solo necessaria, ma pure indispensabile, se costruttiva, a chi è preponderante in un governo. E invece succede tutto il contrario e via, in caduta libera, verso quello che appare come l’inesorabile oblio. Nel buio, però, restano avvolti quanti hanno sperato, e malgrado tutto continuano a farlo, che la complessa macchina istituzionale potesse riprendere il proprio cammino e risollevare, o perlomeno provarci, le sorti di chi non se la passa bene e si auspica un’inversione di rotta. E per questo succede di restare positivamente colpiti, oltre che affascinati come si fa con una bella melodia alla quale non si è più abituati a prestare le orecchie, dalle parole che suonano dalla bocca del Presidente Musumeci. Perché dimostrano che, malgrado tutto, un po’ di speranza ancora può esserci. Sentire parlare di condivisione di intenti, collaborazione e rispetto dei ruoli non è cosa da poco. E nemmeno lo è il riferimento, doveroso e comune, a lavorare per il solo interesse dei siciliani (seppur ognuno debba farlo coi propri compiti e differentemente a seconda della propria posizione). Esiste chi è disposto a un confronto trasparente e leale, senza voler sottostare a compromessi promiscui o indignitosi. Chi, a differenza di molti, in maniera propositiva apre le porte sperando nel dialogo e contrapponendosi a quelli che, interessatamente, percorrono ostinatamente la strada dei propri esclusivi vantaggi infischiandosene di una dialettica politica che sarebbe importante preservare e mettere in atto per il bene di tutti. Musumeci rappresenta quel “Maior” (inteso come personalità e non come interesse) che, pure in politica, ci auguriamo serva a far cessare quei “Minor” che, purtroppo e in contrapposizione alla nota locuzione latina, sono, indegnamente ed esageratamente, protagonisti.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *