Salario minimo: misura utile o dannosa?

di Alessandro Sapienza.

Si discute ormai da anni in Italia sull’introduzione di un salario minimo che, sostanzialmente, in diritto del lavoro rappresenterebbe la più bassa remunerazione che un datore di lavoro deve corrispondere per legge ai propri lavoratori dipendenti.

Questa misura è presente in diversi Paesi Europei, però con caratteristiche diverse. Anche in questo caso vi sono due scuole di pensiero su chi sostiene che il salario minimo sia una misura positiva e chi negativa. Andiamo ora ad analizzare pregi e difetti. Partiamo dal presupposto che il salario minimo non ha nulla a che vedere con il reddito di cittadinanza, misura assistenzialista che andrebbe a pagare la gente per non fare niente durante il giorno. Da una parte il salario minimo potrebbe essere utile percheé sconfiggerebbe il lavoro sottopagato che si configura come sfruttamento, dall’altra però il salario minimo non dovrebbe essere sproporzionato, cioè molto al di sopra del salario medio nazionale, perché in quel caso si andrebbe a creare involontariamente disoccupazione dato che l’offerta – in termini economici – da parte dei lavoratori supererebbe la domanda da parte delle imprese e in quel caso vi sarebbero più disoccupati che assunti.

In definitiva penso si debba arrivare a una via di mezzo con l’introduzione di un salario minimo non troppo elevato ma comunque dignitoso, per evitare da un lato lo sfruttamento e dall’altro una crescente disoccupazione.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *