Resilienza, amore e tradizione, con il cuore a Destra.

di Andrea Galtieri.
Può essere che il vero amore esista solo nei racconti, ma ciò non toglie che noi abbiamo il dovere di portare avanti la concezione dell’amore tra dama e cavaliere, in quanto custodi di certe idee – sulla vita e i suoi misteri. E non importa ciò che succede, non ci fermeremo mai. Perché noi siamo nel giusto.
La “resilienza” di certi uomini – e donne – fanno sì che essi “resistano ai colpi” – in quanto come disse Almirante in “Autobiografia di un fucilatore”: “Tutta la tradizione della nostra gente insegna che paziente non è colui che subisce colpi del destino ma chi li sopporta perché sa reagire.” Perché “persino l’insegnamento del Vangelo non è scuola di passività; e se una differenza di fondo v’è tra la predicazione evangelica e quella coranica, essa sta proprio nel fatto che la predicazione coranica è per rassegnati, quella evangelica è per coraggiosi. Dante insegna che la grazia piove sul capo di chi si muove e combatte per meritarla.” “Resistere ai colpi” di un’amore, di plastica, finto e vuoto. Spesso nella post-modernità ci dispiaciamo più per uno schermo in frantumi che di un cuore nelle stesse condizioni. Perché siamo figli del materialismo e del consumismo, “siamo un popolo di anafettivi” – come cantava Celentano. Perciò dobbiamo, prima di tutto, ri-trovare noi stessi e poi completarci con qualcuno per, poi, tramandare ciò che siamo attraverso i posteri. Bisogna sempre capire e sapere chi si è per affrontare il proprio tempo e non ‘abbassare la testa’ e subire passivamente. Perché si è identitariamente altro, si è qualcosa di più alto e più oltre. Bisogna non essere passivi e subire, ma agire.
Habere non haberi citava D’Annnunzio ne “Il Piacere”, ma non è la voluttuosa ricerca di un effimero piacere carnale e temporaneo ciò che si deve compiere, ma, anzi, una ricerca verso l’alto.

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