Se il Papa dimentica di essere Papa

di Alfonso Pezzella.

Quando nel Febbraio del 2013 Papa Benedetto XVI annunciò di lasciare il Ministero petrino il mondo cattolico cadde in uno stato confusionale, quasi paranoico, con sentimenti contrastanti tra chi vedeva con favore le “dimissioni” di Ratzinger, colpevole di non aver fatto abbastanza per difendere la Chiesa cattolica protagonista di decine di scandali, e chi non ammetteva la coesistenza di due Vescovi al soglio pontificio.

Il Cardinale Jorge Mario Bergoglio divenne Papa assumendo il nome di Francesco il 13 di Marzo. Dal primo “Buonasera” pronunciato dal balcone di piazza San Pietro risultò subito simpatico agli occhi dell’opinione pubblica. “Il Papa dei poveri” era una delle definizioni che più riempivano le testate giornalistiche nei giorni successivi; il rifiuto del Crocifisso d’oro dell’abito papale, il conto pagato alla Casa del Clero dove aveva soggiornato durante il Conclave, il rientro in pullman insieme agli altri Cardinali e la “spending review” in salsa vaticana erano le notizie che riempivano le case degli Italiani e dei fedeli di tutto il mondo.

In poco tempo tutte le contraddizioni che avevano caratterizzato gli ultimi anni del mondo clericale sembravano scomparse nel nulla, dissolte.

Il nuovo Papa, venuto da lontano, dal Sud del mondo distante perfino dalla crisi di valori del mondo occidentale, rappresenta il “populista” per eccellenza, dedito più all’immagine che alla sostanza, attento a non schierarsi mai contro i dogmi del Mondo nuovo anche se in completa antitesi ai valori cristiani.

In oltre 5 anni di pontificato Bergoglio sta lentamente conducendo la Chiesa cattolica al declino, diventando nei fatti insignificante, dal punto di vista morale, agli occhi del mondo globalizzato, finendo con l’essere parte di esso.
Gli argomenti della Chiesa non sono più inerenti alla Famiglia, alla fede, all’evangelizzazione dei popoli, alla conservazione della tradizione e della civiltà Cristiana, alla pratica religiosa ed al rispetto della volontà divina ma riguardano i concetti diametralmente opposti tutto spiegato con frasi che sembrano più dei tweet: “Chi sono io per giudicare?” è una delle frasi più ripetute, soprattutto parlando di questioni etiche come i matrimoni omosessuali, il fine vita e l’aborto, dimenticando di fatto di essere il Vicario di Cristo e non un uomo qualunque. Ed è con questo spirito che ha incontrato più volte Emma Bonino, famosa per le sue battaglie pro aborto, definendola a più riprese “tra le più grandi dell’Italia di oggi”, ed è sempre con questo spirito che anche quest’anno, in occasione della tradizionale Lavanda dei piedi, si è prostrato di fronte a, tra gli altri, due uomini di religione musulmana andando ben oltre il messaggio cristiano, facendo finta di non capire che per i musulmani quello è solo un gesto di sottomissione e che compito del Papa è quello di convertire e non di accettare le altre religioni in nome del sempreverde “Siamo tutti fratelli”.

L’ala conservatrice della Chiesa cattolica ha addirittura paventato l’ipotesi di una sorta di impeachment, non previsto dalle leggi Vaticane ma utilizzato per far comprendere la gravità di alcune affermazioni, come quelle contenute nell’esortazione “Amoris laetitia” che crearono una netta spaccatura ben visibile nei “Dubia”, vere e proprie richieste di chiarimenti, prima privati e poi pubblici, sottoscritta da 4 Cardinali, Burke, Brandmuller, Meisner ed il Cardinale Carlo Caffarra, recentemente scomparso, teologo morale di illustre grandezza.

I Cardinali si fecero portavoce di una richiesta più ampia e netta di decine di studiosi cattolici che chiedevano che il Papa ripudiasse di netto un “numero di elementi che possono essere intesi in una maniera contraria alla fede ed alla morale cattolica”. Nessuna risposta. Né scritta né orale, come hanno ribadito più volte i firmatari.

Questa sua lontananza dai valori tradizionali della religione lo ha di fatto eletto a rappresentante del mondo globalizzato, quello che spinge a sradicare tradizioni, culture e storia dei popoli.
Anche in politica si può chiaramente riconoscere la mano di Bergoglio che, in perfetto stile Boldrini, è ossessionato da temi quali l’accoglienza, l’immigrazione, la fuga dalle guerre – per l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo tenne a dire, quasi giustificando gli attentatori, “se uno offende mia madre io gli do un pugno” mentre per i cristiani perseguitati nel mondo ci chiede di pregare – aggiungendo questa perenne voglia di apparire al passo coi tempi, parlando a platee composte perfino da centri sociali comunisti – famosi, tra l’altro, per l’odio verso la Chiesa ed il loro ateismo – ben felici di ascoltare un Papa che parla come loro che li elogiò e li esortò a continuare nella “loro” lotta.

Può un Papa dimenticarsi del suo ruolo e contribuire al decadimento morale del suo popolo?
Può un Papa dimenticarsi della propria missione e concentrarsi sull’aiuto e l’accettazione degli altri?

Il risultato più immediato e sotto gli occhi di tutti è la Chiesa sempre più vuota – gli ultimi dati italiani ci dicono che una persona su quattro dichiara di andare almeno una volta alla settimana in Chiesa – e sempre meno vocazioni.
Altro che “effetto Bergoglio”…

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