Addio ad Arrigo Petacco, un saggio polemista

di Umberto Marsilio.

La storia non è solamente una materia scolastica e una disciplina accademica, è soprattutto una parte di noi.

La storia siamo noi. Essa ci caratterizza, ci permette di capirci e di capire il nostro presente, e, soprattutto, ci crea, ma il più delle volte ci dona, una identità, sia in termini generali, la storia dell’umanità, sia in termini relativi, la storia d’Italia.

Arrigo Petacco fu un grande storico, un grande giornalista e soprattutto un grande divulgatore storiografico. Egli seppe, e comprese meglio di altri storici, il ruolo che la storia ha nella formazione e nella promozione dell’identità di un popolo. Da qui nasce e si sviluppa l’ampia e densa storiografia che egli sviluppò, con un linguaggio accessibile ai più, sui più importanti periodi e avvenimenti della storia degli italiani: dal Risorgimento alla Grande Guerra, dal Fascismo al secondo dopoguerra, dalla lotta alla mafia agli anni di piombo.

La sua passione, la sua curiosità, ma soprattutto la sua intuizione, che dovrebbe esser comune a tutti gli studiosi del passato, di andar ad analizzare i periodi storici che l’opinione pubblica considera come i più chiari e lineari, dimostra e ci insegna che lo storico è innanzitutto un esploratore, un esploratore che deve cercare,  e soprattutto riuscire a trovare, e a scovare, delle ombre, e viceversa delle luci, in quei periodi in cui l’opinione pubblica,in modo un po’ troppo manicheo, ha pronunciato giudizi categorici o assoluti.

Questo è ciò che Arrigo ci ha insegnato: studiare, conoscere e analizzare la storia partendo dai dubbi più che dalle certezze.

Di questo prezioso insegnamento dovremmo tutti tenerne conto.

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