Alessandro Di Battista e l’ipocrisia a 5 Stelle.

di Federica Ciampa.

Il genio indiscusso del Movimento Cinque Stelle non è né Casaleggio, né Grillo, né Di Maio: è Alessandro Di Battista.

Non si candida Sindaco di Roma, nonostante la grande richiesta da parte del web e del blog di Grillo, “perché i cittadini mi hanno conferito già il mandato per rappresentarli in Parlamento”. Di conseguenza, viene mandata allo sbaraglio una grigia e anonima Virginia Raggi.

Non si candida Presidente del Consiglio per il Movimento alle politiche, nonostante la richiesta unanime del web e del blog di Grillo, “perché voglio scrivere e pensare alla famiglia”. Di conseguenza, viene candidato un Di Maio poco carismatico e incapace di parlare in pubblico.

Da queste mancate candidature si possono trarre almeno tre conclusioni: in primo luogo, Alessandro Di Battista sa di non essere in grado di amministrare; in secondo luogo, non ha la benché minima intenzione di prendersi qualche responsabilità politica e, infine, l’opinione espressa dai sondaggi sul web ha rilevanza solo quando lo decide il direttivo del Movimento.

Lo scorso 2 aprile il mancato candidato scrive sulla sua pagina Facebook:

“Abbiamo fatto i biglietti. Il 29 maggio partiremo per San Francisco. Ho dato l’anima in questi anni e voglio continuare ad impegnarmi in Politica (quella con la P maiuscola). Si può fare politica anche al di fuori delle Istituzioni. Il mondo è grande e la vita è una. Vado a seguire i miei sogni: viaggiare per le strade d’America, studiare fenomeni politici e sociali e scrivere. E soprattutto fare tutto questo con la mia famiglia. Prenderemo mezzi pubblici, incontreremo quei cittadini che non mollano e che inventato piccole e pacifiche rivoluzioni quotidiane, leggerò libri su libri e mi riprenderò un po’ di libertà. Credo di averne diritto. Vi aggiornerò puntualmente e resteremo in contatto. Buona pasquetta! #ontheroad

Infatti, come aveva annunciato in una diretta del 26 marzo, partirà insieme alla sua famiglia per svolgere il lavoro di reporter per “Il Fatto Quotidiano”: da giungo a dicembre lui, sua moglie e suo figlio viaggeranno attraverso la California, il Messico e il Guatemala «per raccontare le periferie del mondo e cercare soluzioni». I problemi e le soluzioni per le periferie di Roma, evidentemente, erano troppo mainstream.

Addirittura, la famiglia Di Battista, per seguire l’esempio del pentastellato Presidente della Camera Roberto Fico, prenderà i mezzi pubblici, come tutte le famiglie italiane che la mattina si recano a scuola o al posto di lavoro. L’ex deputato, inoltre, si prenderà un po’ di libertà, perché, giustamente, dopo cinque anni trascorsi a dire che Berlusconi pagava la mafia, senza che vi sia nessuna sentenza di nessun grado di giudizio in merito, lui è stanco.

Possiamo senza dubbio augurare ad Alessandro Di Battista di svolgere al meglio il suo “vero” lavoro: scrivere e fare reportage. Egli è, infatti, autori di ben tre libri (“Sicari a cinque euro”; “A testa in su. Investire in felicità per non essere sudditi”; “Meglio liberi. Lettera a mio figlio sul coraggio di cambiare”).

Noi, invece, preferiamo augurarci che non riprenda a fare politica (con la P maiuscola o minuscola che sia). Il politico, senza aver mai fatto politica, non è decisamente il lavoro che fa per lui.

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