Riciclo, riciclaggio e business dell’accoglienza: non vede solo chi non vuole vedere

di Manuel Di Pasquale.

Nell’ultimo video dell’inchiesta “Bloody Money” realizzata da Fanpage, sembra emergere quel mondo che denunciamo da tanto, troppo tempo: il business dell’accoglienza.

Protagonista – a sua insaputa – di questa puntata è Stefano Fuso, importante imprenditore che, informalmente, guida la Punto Riciclo, una di quelle società di smaltimento dei rifiuti che viene vista come fiore all’occhiello.

Mondo che Fuso, oramai, vuole abbandonare, per dedicarsi a tempo pieno ad un campo in cui sembra essere forte già da diversi anni: l’accoglienza.

Sì, proprio secondo le sue dichiarazioni, con i richiedenti asilo si guadagnerebbe molto di più. Un esempio? Nel video dice proprio che mille profughi possono fare incassare pure 600.000 euro all’anno.

Il meccanismo è semplice: si ricevono 32 euro per straniero al giorno e, solo sulla carta, si fa figurare che siano stati spesi tutti. In realtà, non tutti i soldi vengono destinati alla cura del migrante: se si tiene il riscaldamento al minimo, si dà da mangiare roba prossima alla scadenza, si fa battere qualche fattura falsa ed ecco che si riescono a mettere in tasca 5 euro per persona. Quindi, 5 euro per mille che sono gli ospiti significano 5000 euro al giorno. In nero, ovviamente, visto che le cooperative, in teoria, non potrebbero avere utili.

Uno dei tanti esempi che veniva direttamente esplicitato da Fuso è quello del residence di Eraclea, dove sono ospitati un migliaio di richiedenti asilo. In questo posto, che era sfitto da anni, non vi è nemmeno l’allaccio per l’acqua potabile.

Oltretutto, i principali artefici fanno uso di prestanome, quindi non sono coinvolti sulle scartoffie burocratiche.

Del resto, lo diceva Salvatore Buzzi, il numero uno di Mafia Capitale: “I migranti rendono più della droga”.

La differenza, però, è che con l’accoglienza non rischi granché a livello penale, perché puoi essere pontificato da una nuova “classe intellettuale”, quella della sinistra al caviale, che è disposta a darti del tormentato da una popolazione “razzista e fascista”.

Ricordiamo, ad esempio, il caso del pm Zuccaro, che è stato vittima di numerose offese perché ha dubitato delle ong ed ha esposto contatti tra quest’ultime e gli scafisti. Cosa che ribadivamo anche noi, dove vi è una linea scafisti-ong-coop che pare essere sempre più evidente.


In allegato: video della settima puntata dell’inchiesta “Bloody Money” realizzata da Fanpage

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