Vertice di Ankara: l’asse Putin-Erdogan-Rouhani stabilisce il futuro della Siria

di Francesco Cirillo.

Ad Ankara forse si è scritto un pezzo del nuovo ordine regionale che uscirà dalla guerra civile siriana. Il presidente russo Vladimir Putin , l’iraniano Hassan rouhani e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si accordano sulle rispettive zone di influenza che verranno istituite dopo la fine del conflitto, nonostante tutti e tre i leader hanno affermato la loro volontà di rispettare l’integrità territoriale di Damasco. Per Erdogan ciò potrà avvenire dopo la totale sconfitta dei gruppi terroristici, incluse, secondo Ankara, le milizie curdo-siriane delle YPG.

La vittoria diplomatica, e strategica, è dello Zar di Mosca Vladimir Putin, che è riuscito a portare allo stesso tavolo negoziale un paese NATO come la Turchia, che formalmente supporta i ribelli anti-Assad, e l’Iran sciita che appoggia il governo di Damasco assieme al Cremlino. Questa intesa Mosca-Ankara-Teheran chiude nel lungo periodo qualsiasi iniziativa di Assad di riconquistare le zone controllate dai curdi ad est dell’Eufrate, a sud  controllate dalle milizie ribelli ed a nord che comprende Afrin, presa dalle forze turche a fine marzo, e Idlib ultima roccaforte dei ribelli nella zona settentrionale.

Erdogan intanto si prepara ad allargare la sfera d’influenza turca sulla Siria settentrionale. Al summit trilaterale il presidente turco ha dichiarato di voler realizzare a Tell Abyad, che è in mano per ora alle milizie curde YPG, un ospedale militare che servirà a dare cure ai feriti che stanno arrivando dal Ghouta, enclave riconquistata dalle forze siriane dopo un lungo assedio. La struttura medica verrà realizzata, secondo Erdogan, con il sostegno di Mosca.

Mosca ed Ankara hanno rafforzato la loro cooperazione militare e questo annuncio dimostra una possibile veridicità del ritiro americano dalla Siria. Lo stesso presidente USA Donald Trump ha dichiarato che il ritiro delle truppe statunitensi avverrà il prima possibile. Ma molte immagini e video dicono che gli USA stanno rafforzando la propria presenza a Manbij, città della Siria settentrionale controllata dai curdi. Erdogan nelle settimane precedenti aveva minacciato di attaccare la cittadina vista la presenza curdo-siriana nella zona.

 

Cooperazione militare russo-turca

Tra Martedì e ieri i due capi di stato, prima del summit sulla Siria, hanno rafforzato la propria cooperazione in campo energetico e militare.

Martedì 3 aprile i due capi di stato maggiore, il turco Hulusi Akar ed il russo Valery Gerasimov hanno effettuato un summit di alto livello nel Consiglio di cooperazione Mosca-Ankara. Questi contatti dimostrano come Mosca ed Ankara hanno consolidato le loro relazioni. Nel Consiglio di Cooperazione russo-turco si è discusso anche della consegna del sistema missilistico russo S-400. Il Colloquio ha confermato che il sistema missilistico verrà consegnato nel 2019 e non più nel 2020, anticipando la consegna. L’accordo dal valore di quasi 2,5 miliardi di dollari è il primo tra un paese membro della NATO e la Federazione Russa. Questo preoccupa non poco la NATO visto che il sistema anti-missile di Mosca non può essere integrato nel sistema di difesa collettivo dell’Alleanza Atlantica.

 

La strana alleanza energetica Russo-Turca

Nella città di Akkuyu, sulla costa meridionale della Turchia e di fronte a Cipro verrà realizzata la prima centrale nucleare turca, che costruirà la Rosatom. Se per Ankara è la prima centrale nucleare per Mosca è un successo su tutta la linea: la prima fuori dal territorio della Federazione e l’ennesimo tassello di aver messo i piedi nel Mediterraneo. Altro dettaglio è che l’impianto dista 190 chilometri dalla base militare NATO di Incirlik. Alla cerimonia inaugurale il Presidente Putin ha dichiarato che l’impianto rispetterà i principali standard di sicurezza e che si è posto l’obiettivo, di fronte ad Erdogan, di far attivare il primo reattore entro il 2023, anno in cui si festeggerà il 100esimo anniversario della fondazione della Repubblica turca. Il progetto della centrale ha un valore di circa 20 miliardi di dollari, progetto, firmato nel 2010, che ha subito enormi ritardi. Attualmente la Rosatom sta sondando il terreno per cercare un partner locale che si prenda il 49% della partecipazione. La realizzazione ha subito una accelerazione con il rafforzamento delle relazioni bilaterali e con un summit del Consiglio di Cooperazione Russia-Turchia dove hanno definito i dettagli i ministri della energia di Mosca e di Ankara Aleksander Novak e Berat Albayrak con la presenza anche del ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. Nel Consiglio di cooperazione si è parlato della costruzione del gasdotto Turkish Stream che dovrà trasportare il gas russo in Turchia e verso l’Europa meridionale.

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