Assad sposta le truppe verso il Golan, ma senza Mosca non si muove

di Francesco Cirillo.

Le truppe siriane dopo Ghouta puntano a liberare le alture del Golan rischiando di avviare uno scontro aperto con le truppe israeliane, poste lì a presidiare la zona occupata dal 1974.

Da giovedì i servizi segreti militari d’Israele stanno monitorando la zona nei pressi di Quneitra, notando una fortissima concentrazione di Carri armati e di cannoni delle forze di Assad.

La zona delle Alture del Golan è de jure sotto supervisione delle Nazioni Unite dal 1974, quando l’allora Segretario di Stato statunitense Henry Kissinger mediò la tregua tra il governo Israeliano e il padre dell’attuale raiss di Damasco, Hafez Assad; lo stesso Kissinger lo definì il Metternich del Medio Oriente.

Con lo scoppio della guerra civile in Siria la missione Onu ha dovuto abbandonare la zona, lasciandola in balia dei ribelli e delle milizie islamiste.

All’Inizio del 2018 le truppe siriane di Bashar Assad hanno riconquistato il grosso dei territori cacciando le milizie ribelli, ritrovandosi faccia a faccia con le truppe Israeliane dopo 40 anni di tregua. Il governo Israeliano ha richiesto l’invio degli Osservatori Onu della Undof, ma per ora sembra difficile una nuova presenza internazionale sulla linea cuscinetto. Nei pressi di Quneitra sono stanziate anche le milizie libanesi di Hezbollah che , secondo gli Israeliani, hanno costituito un comando regionale nella zona. Ma con la riconquista della enclave di Ghouta, Damasco ha disponibile una forze militare di 90mila uomini, che sta riposizionando sugli altri fronti, in primis Idlib, Hama e il sud. La presenza di Damasco e di Hezbollah fa pensare a Tel Aviv ad una offensiva generale per riconquistare la zona fino alla linea del 1974. Le alture del Golan sono state conquistate da Israele nel 1967 ed annesse dallo Stato ebraico nel 1980.

Damasco non riconosce l’annessione israeliana e reclama in ritorno del Golan alla Siria. Ma Damasco e Mosca hanno altri obiettivi bellici. Damasco punta a riconqustare maggior territorio possibile della Siria nord-orientale , controllata dai curdi-siriani appoggiati da Washington, e dove sono presenti ancora piccole sacche di resistenza dell’ISIS.

Per ora Washington ha rimandato il ritiro delle truppe, per ora.

Ma la Turchia neo-ottomana di Erdogan punta a prendersi al sua fetta di torta della Siria, Assad continua a dichiarare che le sue forze riconquisteranno l’intera Siria ma senza l’accenno del Cremlino, che si sta accordando con Ankara e con l’Iran per le nuove sfere d’influenza, sono parole al vento e senza significato.

Eliminata la possibilità per Damasco di riprendere le zone sotto controllo turco, Assad punta alle zone ad est dell’Eufrate e le truppe smobilitate dopo l’offensiva del Ghouta si stanno spostando a sud e a nord-est, assieme alle milizie filoiraniane. Ma il presidente siriano sta riallacciando le antiche alleanze che suo padre costruì nei primi anni del suo regime con le vecchie tribù di beduini delle zone sotto controllo curdo. I maggiori sceicchi sono con lo sceicco Abdullah Ghadawi dei Baiggara, degli Shaitat e con i Sabkha. Se gli americani ritireranno le truppe, per ora altamente improbabile, i Curdi, minacciati da Ankara e da Damasco, decideranno di trattare con Assad. Per ora Assad deve togliere dalla sua lista militare il Golan e le città di Dara’a e di Quneitra, poiché un’offensiva su quel fronte causerebbe uno scontro aperto con le forze Israeliane.

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