Centrodestra: serve il partito unico?

Di Pietro Freda

È passato ormai più di un mese dalle elezioni politiche, ma come previsto sin dal giorno dopo l’esito delle urne, ancora nessuna maggioranza di governo è stata trovata. Il tentativo di Di Maio, di dividere la coalizione di centrodestra sembra ormai fallito, con Salvini che ha respinto il “corteggiamento” del leader del M5S. Tuttavia questa situazione ha riproposto una questione: servirebbe un partito unico anche nel centro-destra?

È chiaro come il blocco del centrodestra sia la prima forza del Paese con il 37% circa dei voti. Tuttavia è innegabile come, a differenza del M5S e del PD, questo blocco è una somma di partiti, e questo spesso è uno svantaggio, con proposte diverse tra di loro. Si può ricordare come nell’ultima campagna elettorale, solamente una volta Berlusconi, Salvini, Meloni e Fitto abbiano tenuto una manifestazione elettorale insieme (quella a quattro giorni dalle urne). Se questo consente a ogni partito della coalizione di tenere una propria linea politica, può allo stesso tempo dare, nell’opinione pubblica, una percezione di divisione continua, che dunque frammenta il voto a vantaggio degli avversari.

Un partito unico potrebbe invece dare più forza e attrarre più consensi, contribuendo anche a una semplificazione generale del quadro politico italiano. Costruire un unico partito del centrodestra in grado di amalgamare le varie anime della coalizione (da quella moderata di Forza Italia a quella a più radicale di Lega e Fratelli D’Italia) è tuttavia un’operazione complicatissima, e anche se chi scrive lo auspica, sa bene che potrebbe non verificarsi mai, o comunque non a breve termine.

C’è, tuttavia, anche un altro fattore da tenere in considerazione. Nel caso si faccia un governo cosiddetto “di scopo” con il compito principale di formulare una nuova legge elettorale e tornare a breve alle urne, le forze del centrodestra potrebbero anche decidere, se non proprio essere costrette, a presentarsi almeno in un’unica lista elettorale. Ciò dipenderà dall’eventuale nuova legge elettorale: se questa attribuirà un premio di maggioranza alla prima lista (e quindi non alla prima coalizione) allora l’aggregazione, almeno come cartello elettorale, sarà obbligatoria per provare a vincere.

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