CasaPound non si dimentica di Pamela Mastropietro

di Chiara Soldani.

Perché Pamela aveva la pelle chiara, chiarissima. E capelli biondini. Perché Pamela non è stata uccisa dallo pseudo leghista (o fascista?) Traini, ma da quell’Innocent Oseghale, assieme alla sporca complicità di suoi amici nigeriani. Anima assassinata ed un corpo profanato, sezionato, infine scomposto: come un macabro puzzle, ordito da sataniche menti e mani. Ecco perché di Pamela, i più, si sono scordati. O fanno finta: perché tanto corta, all’occorrenza, è la memoria dei buonisti immigrazionisti, quanto lunga e velenosa, la loro lingua biforcuta.

“Mia figlia dimenticata, voglio giustizia”. Lo straziante appello e legittima richiesta della madre della Mastropietro, che dall’uccisione della figlia ha denunciato il totale abbandono da parte di governo e istituzioni tutte. “Giustizia all’italiana, solidarietà ad intermittenza”: non il titolo di un film, ma la nuda e cruda realtà di un Paese, oggi, razzista verso i propri veri figli.

Ma ieri sera si è ricordata la bella e fragile Pamela. Caduta nelle grinfie di una balorda dipendenza e di una belva disumana: quel nigeriano spacciatore e con permesso di soggiorno scaduto da tempo. Mediaticamente protetto dalla subdola complicità di pro migrants, no borders e antifà. Perché a Macerata (così come a Firenze) si è scesi in piazza, sì, ma contro i bianchi razzisti e “morali mandanti”. E di Pamela? Non ci fu tempo di parlare. Soprattutto, ne mancò la voglia.

“Alcuni italiani – però – non si arrendono”: e fra questi, c’è il Leader di CasaPound Simone Di Stefano. Sempre al fianco della famiglia di Pamela, mai si dimentica di una vita spezzata e di una giustizia incompiuta. “Io non sono complice del silenzio. Basta con le vittime dimenticate, con l’insicurezza nei nostri quartieri”. Lo slogan della manifestazione, che da via Saluzzo si è diretta fino a Piazza Re di Roma. In un corteo di fiaccole, bianche candele e magliette stampate: Pamela, ieri sera, era ovunque.

“Le idee ben chiare le abbiamo veramente, perché i problemi li viviamo tutti sulla nostra pelle – dice Di Stefano, con mamma e zio di Pamela vicini sul palco – La politica ha una grande responsabilità. Avete la responsabilità di governare e risolvere questi problemi. Quando qualcuno viene preso a sbagliare e non è italiano, il giorno dopo deve essere caricato su una nave e rispedito da dove è venuto. E non è demagogia perché tutti sapevano, tutto era sotto gli occhi di tutti. Non fateci tornare qui tra due o tre anni con una situazione che non è cambiata. Voi sapete benissimo che siamo a disposizione per fare quello che c’è bisogno di fare. Fate questo governo, fate le leggi e fate rispettare la legge in Italia. Non possiamo più ospitare chi ci tradisce. Con chi sbaglia dobbiamo essere inflessibili. Quello che è successo a Pamela non l’ho potuto raccontare a mia figlia e questo è nella mia Nazione, che è stata costruita da mio padre e dai miei nonni non certo per vedere queste scene nelle nostre città. Fate quello che dovete fare. Grazie!”. Moltissimi gli applausi, assieme alle parole pienamente condivise.

Fra le migliaia di persone, presente una delegazione del centro-destra: Giorgia Meloni, Fabio Rampelli, Maurizio Gasparri, Renata Polverini e Barbara Saltamartini. Con la speranza che la fiaccolata abbia riacceso l’attenzione sul caso Mastropietro, ci auguriamo (finalmente) che giustizia venga fatta: per Pamela, per la sua famiglia. Per gli italiani dimenticati, per gli italiani mai arresi.

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