I danni dell’esibizionismo berlusconiano

di Manuel Di Pasquale.

La nostra è l’epoca dell’apparire, in cui assistiamo al trionfo dell’ego, in cui tutti vogliono avere notorietà ed essere sempre al centro dell’attenzione, nel bene o nel male.
Non è un caso che, al giorno d’oggi, spopolino gli “influencer”, cioè coloro che, in una maniera o nell’altra, sono riusciti a costruirsi un pubblico facendo qualcosa per poi passare a tutt’altro: modelle che diventano televenditrici, youtuber che diventano recensori e critici, attori che diventano “analisti politici”. Poi ci sono i milionari, quelli che hanno i soldi e, comunque, vogliono essere al centro dell’attenzione non per i loro meriti imprenditoriali ma per semplice voglia di apparire. Penso agli ereditieri che pubblicano su Instagram le foto di yacht e Lamborghini e, tramite l’ostentazione del lusso, diventano influencer. Altra nuova moda tra i ricchi, poi, è la politica: in giacca e cravatta, tra i banchi legislativi, spesso proprio per apparire. L’apparire, ridendo e scherzando, sta facendo scemare gli interessi lobbistici tipici di un tempo, anche se, allo stesso livello, sta producendo gente impreparata.

Un caso, adesso, sembra essere costituito da Berlusconi: oramai fuori dai giochi, continua a guidare il suo partito, al rincarare col suo “Berlusconi Presidente” nonostante gli effetti della Legge Severino, come se lui fosse l’unico in grado di governare il nostro paese. Il modus operandi da “influencer”, però, c’è tutto: il Cav non ha digerito il primato della Lega in coalizione, quindi deve parlare a tutti i costi, onde evitare di avere meno visibilità rispetto all’alleato Salvini. Egocentrismo, del resto, che diventa dannoso, non solo per lui, ma per il suo partito: la sceneggiata al Quirinale ha segnato un nuovo punto di svolta, dove persino i forzisti hanno preso le distanze dal proprio capo politico. Troppo esibizionismo, che comunque, ha un fine alle spalle: Berlusconi teme che il suo alleato Salvini possa ottenere l’incarico di formare in governo, spodestando l’imprenditore che per più di 20 anni ha guidato la coalizione di centro-destra, vincendo sempre sui suoi alleati-rivali Fini e Casini. Al Cav piacerebbe di più che i suoi stiano all’opposizione, piuttisto che sotto un governo non forzista.

Berlusconi, in questi giorni, è in Molise, per fare campagna elettorale alle elezioni regionali. Durante una cena, ha lanciato un duro colpo a Lega e Fratelli d’Italia, dicendo che un governo Salvini-Meloni farebbe scappare le imprese e collassare le banche, quindi Forza Italia deve tornare ad avere il primato. Parole, veramente ed assurdamente, ridicole, visto che alla conferenza post-consultazioni di qualche giorno prima il Cavaliere aveva detto di diffidare da chi non conosce l’abc della democrazia. Eppure, adesso è lui a voler mettere in discussione quello stesso gioco che stava portando avanti.

Se Berlusconi realmente avesse voluto fare il bene del suo partito, avrebbe ceduto la leadership a qualcun altro, qualcuno di capace e fidato: in pole vi è Tajani, uno dei fedelissimi, ma d’altro canto il più amato pare essere Toti, che piace non solo ai forzisti. Malumori sul successore che causerebbero una futura scissione, con lo stesso Toti pronto ad andare sotto l’ala dell’alleato-rivale Salvini. Però, a Berlusconi interessa apparire: se si parla di Forza Italia, si deve parlare di Berlusconi. Come al primo giro di consultazioni: in conferenza ha parlato Berlusconi, non la Gelmini, la Bernini o la Casellati, che erano al suo seguito, con espressioni impassibili. Persino stando fuori dal Parlamento, Berlusconi vuole essere il primo a parlare.

Troppo esibizionismo, stile one man band, non porta a nulla, specialmente adesso. Anzi, produce l’effetto contrario: non stupisce che, secondo gli ultimi sondaggi, la Lega abbia doppiato Forza Italia in termini di consensi. Nel bene o nel male, purché si parli di Mister B.

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