Giù le mani dalla Siria

di Andrea Galtieri.

La Repubblica Araba di Siria, o più comunemente conosciuta come Siria è sotto attacco dell’Occidente. Il suo presidente è Bashar Al-Assad, ereditò il potere da suo padre, entrambi al vertice del partito Baat’h. La politica baat’h si può descrivere come nazionale, sociale, panaraba e laica. La Siria è l’unico Stato dell’area a garantire studio e possibilità di carriera sia agli uomini che alle donne. L’Islam non è riconosciuta come religione di Stato, la Sharaa è fuorilegge, le donne non sono costrette nel burqa e la convivenza religiosa è mantenuta da una cultura di Stato e Nazione. Vengono accettate le differenze delle minoranze, per la Siria.

«In alcune aree le donne combattono ancora per il diritto di voto. In altri Paesi, invece, occupano un significativo numero di seggi in Parlamento. Per la Siria, posso dire che siamo dei pionieri in diversi campi. Il presidente è stato il primo nel mondo arabo a nominare un vice donna. Abbiamo la maggiore rappresentanza parlamentare femminile nel mondo arabo e cresce il numero delle imprenditrici, delle ministre, delle ambasciatrici, delle scienziate. Nelle forze armate abbiamo sempre più donne che spesso vengono nominate a incarichi importanti per dimostrare che le opportunità sono uguali per tutti i cittadini» [Asmāʾ al-Assad]

Ecco, andare a destabilizzare un Paese simile penso sia quanto di più deleterio per la Giustizia tra le Nazioni. Un Paese tra l’altro già provato da 7 anni di guerra civile ed anni di lotta al sedicente Stato Islamico, nel silenzio tombale dei media. Evidentemente la “colpa siriana” è di non essersi chinata davanti ad Israele – che mantiene, ancora oggi, il controllo sulle alture del Golan, diventate parte integrante dello Stato d’Israele con la guerra dei sei giorni (1967) – o di essere troppo vicina alla politica estera e commerciale della Federazione Russa, alla quale ha concesso un porto sicuro, quindi uno sbocco sul Mediterraneo. Ufficialmente USA, Francia e Gran Bretagna hanno bombardato le basi siriane per “punire” un attacco chimico alla popolazione da parte delle truppe di Assad. Molto improbabile, visto che l’arsenale chimico siriano era stato distrutto nel 2013, a causa di un avvenimento simile a questo.

La Siria, concludendo, attuando le proprie politiche – interne ed estere – in piena osservanza della propria sovranità, si sta ponendo di traverso al terrorismo islamico e a chi vuole egemonizzare il mondo, comportandosi, ancora una volta, da “poliziotto del mondo”.
Quindi, GIÙ LE MANI DALLA SIRIA!

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