Enea non era un migrante e, soprattutto, non era turco.

di Federica Ciampa.

Non di rado si è letto, anche su siti noti**** il nome di Enea accostato agli epiteti – per dirlo in termini epici – “migrante”,“scappato dalla guerra” e “turco”. Tuttavia, gli epiteti caratteristici di Enea, nell’Eneide di Virgilio, sono “pius” e “audax”: ben diversi, dunque, da quelli che gli intellettualoidi contemporanei vogliono a tutti i costi attribuirgli. Enea, inoltre, non può essere considerato un migrante turco, scappato dalla guerra, per una serie di motivi, i quali, poiché sfuggono ai suddetti, denotano di chi sia la vera ignoranza che viene attribuita a chi sostiene altre posizioni.

La questione va analizzata con un duplice punto di vista: quello effettivamente storico e quello strettamente mitico.

Partendo dal punto di vista storico occorre, innanzitutto, constatare che le popolazioni cosiddette “Turche” si stanziarono nella Penisola Anatolica, dove anticamente era situata Troia, solo attorno al 1100 d.C. Per contro, la famosa guerra di Troia, di cui ci narra Omero nell’Iliade, si consumò, secondo molti studi, intorno al 1250 a.C.: gli svariati secoli di differenza fra chi può essere considerato turco e chi no, quindi, sono abbastanza evidenti. Inoltre, il mito egregiamente posto in versi da Virgilio, non è scevro da effettive tradizioni dei popoli italici, come, ad esempio, il cosiddetto “Ver Sacrum” (Primavera Sacra): esso comportava la fondazione di nuove colonie e veniva celebrato a causa di carestie o di pericoli particolarmente gravi, che si chiedeva agli dei di scongiurare. Questo rituale era diffuso presso i Sabini e, sporadicamente, praticato anche dai Romani; traeva origine da una promessa al dio Mamerte, la quale consisteva nell’offrire, come sacrifici, tutti i primogeniti nati dal 1º marzo al 1º giugno (nel caso dei Sabini, quelli nati dal 1º marzo al 30 aprile) della seguente primavera. Tuttavia, solo gli animali venivano effettivamente sacrificati, mentre i bambini non venivano immolati, ma crescevano piuttosto come “sacrati”, cioè protetti dagli dei, per poi, giunti all’età adulta, dover lasciare la propria terra e dedurre nuove colonie altrove: in questa maniera nasceva un nuovo popolo, il quale, però, restava fortemente ancorato a quello d’origine e ciò spiega perché, di conseguenza, i popoli italici sono sempre stati caratterizzati da una certa omogeneità sociale e culturale, che poi confluisce e si perfeziona con l’ascesa di Roma. Si potrebbe, comunque, provare a sostenere che il Ver Sacrum sia un’immigrazione paragonabile a quella odierna, ma non è evidentemente così: innanzitutto, perché, come è stato detto, i popoli italici hanno delle comuni radici storiche, sociali e culturali e, dunque, non vi era nessuna commistione di culture diverse e/o incompatibili; ancora, non vi era neanche il problema delle risorse vitali limitate, come, invece vi è oggi: il livello demografico, infatti, era particolarmente basso nella Penisola italica, rispetto alle risorse che essa poteva offrire, soprattutto in quanto a caccia e raccolto. Non vi era nemmeno un problema di integrazione, perché il Ver Sacrum era, in genere, orientato verso luoghi non abitati, ma geograficamente strategici, floridi e idonei a far sorgere una nuova comunità.

Per quanto riguarda il secondo punto di vista, ossia quello mitico, giova ricordare, in primo luogo, che il capostipite dei troiani – e, quindi, anche di Enea – è Dardano: infatti, nell’Iliade, essi spesso vengono definiti anche “dardani”. L’origine di Dardano, però, non è chiara: secondo alcuni egli giunse nella Penisola Anatolica dall’Arcadia, regione dell’antica Grecia, dando, di conseguenza, anche ai Troiani un’origine greca. Invece, secondo Virgilio, Dardano avrebbe origini etrusche, perché sarebbe partito da Tarquinia, sua città natale, situata in quella che era l’Etruria. Pertanto, anche alla luce di ciò che è stato in precedenza detto, l’attribuzione dell’epiteto “turco” ad Enea risulta manifestamente errata. In secondo luogo, Enea non scappa dalla guerra, perché lascia Troia solo a guerra finita e persa, dopo aver combattuto valorosamente al fianco dei suoi concittadini: infatti, egli si può pienamente considerare “eroe” nell’accezione omerica – e poi virgiliana – del termine. Enea è, pertanto, καλὸς καὶ ἀγαθός (bello e valoroso), al pari di Ettore e, al contrario, ad esempio, di Paride, il quale, invece, fugge più volte da un duello diretto con Menelao. A ciò si aggiunge il fatto che il viaggio del nostro eroe è stabilito dal fato e che prosegue così a lungo a causa dell’ira di Giunone, come è espressamente scritto da Virgilio nell’incipit dell’Eneide:

Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris

Italiam, fato profugus, Laviniaque venit

litora, multum ille et terris iactatus et alto

vi superum saevae memorem Iunonis ob iram;”

“Canto le armi e l’eroe, il quale per primo dalle coste di Troia

giunse in Italia, profugo per volere del fato, e alle spiagge

di Lavinio, egli che fu sballottato ampiamente per terra e per mare

dalla potenza degli dei a causa dell’ira memore della crudele Giunone.”

“Profugus” dunque sì, ma per il volere di un’entità superiore e provvidenziale che è, appunto, il fato. Alla sua volontà tutti devono piegarsi: non solo Enea, ma perfino gli déi.

Ancora le parole pronunciate dallo stesso Enea indicano una “antica Terra Madre”, cioè, l’Italia a cui egli deve far ritorno. Deve tornare, dunque, dove il proprio capostipite Dardano era partito, al fine di rifondare e ricostruire una nuova Troia, per mantenere viva la sua civiltà e per salvaguardare il ricordo dei padri.

Sembra chiaro, dunque, che non ci siano Enea tra i nuovi migranti: non tornano in Patria; non si recano verso luoghi disabitati ed economicamente floridi, ma, al contrario, si dirigono verso un’Italia che ha ben altre emergenze da affrontare in questo periodo storico.


*http://www.guaraldilab.com/gli-immigrati-sono-tutti-come-il-profugo-enea/

*http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/15_ottobre_12/emergenza-profughi-corriere-della-sera-brescia-editoriale-massimo-tedeschi-cceacd90-70c4-11e5-a92c-8007bcdc6c35.shtml?refresh_ce-cp

*http://www.stampacritica.it/attualita/Voci/2016/2/29_Un_profugo_di_nome_Enea.html

*http://www.lastampa.it/2017/11/11/cronaca/appuntamenti/profughi-come-enea-iQ91sxg2NdtAorBem9DBiL/pagina.html

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