’68: ecco cosa hai fatto, studenti contro professori e genitori pronti a difenderli

di Vanessa Combattelli

 

Non stupisce più assistere a questi filmati amatoriali di studenti contro professori, sembra quasi dovuta routine nella cronaca nazionale: dov’è il ragazzo che rispetta il superiore?
Perché meravigliarsi se poi la notizia di un docente che viene massacrato di botte dai genitori di uno scolaro poco diligente trova giustificazioni a suon di: “avranno avuto le loro ragioni”, “i professori son più volte dei dittatori”, “suvvia, i ragazzi vanno capiti!”

No, l’educazione non c’è più, e se c’è questa è talmente fragile ed esile che finisce per essere risucchiata dal resto, appiattita ed omologata.
Ma diciamocelo, a scuola ci siamo stati tutti e sappiamo bene che fare l’esaltato provocatorio che non si piega è un ruolo affascinante.
Prendi di mira qualsiasi compagno, feriscilo, offendilo, guadagnati la sua paura e il suo servizio, piegalo all’omertà: ecco il futuro cittadino del mondo.
Non sia mai lasciarsi piegare di conseguenza dal professore, si perde prestigio, quel mucchio di autorità sporca guadagnata a suon di risa e botte.
In tutto questo meccanismo i primi colpevoli, senza troppi giri di parole, sono i genitori.
Non c’è più infatti un vero riferimento genitoriale in grado di trasmettere quel sentimento di rispetto nei confronti della scuola e dei docenti.

Ma i genitori li difendono sempre

Ogni volta che il proprio figlio sbaglia, la colpa è dell’altro bambino.
Genitori che cercano continuamente un capro espiatorio agli errori della propria creatura, un interminabile scarica barile.
E’ inaccettabile, infatti, che qualcosa di loro, un’estensione umana del loro futuro, possa commettere nefandezze e per giunta essere sottoposta ad una punizione.
La verità è che i genitori di oggi, figli anche loro e vittima della retorica sessantottina, sono degli irresponsabili.
Non c’è più la consapevolezza di quale sia davvero il ruolo, basta abbandonare quel figlio servito e riverito ai comodi della tecnologia, renderlo un cavallo da corsa più veloce degli altri, mostrarlo come il migliore, usarlo persino come premio quando sui social si fa a gara a chi è più felice del proprio regalo di Natale.
Ma davvero, perché dunque meravigliarsi?
Cosa c’è di tanto sensazionale in quel ragazzetto di Lucca che gridava contro il professore?
Non sono più scene fuori dal comune ma, anzi, fanno parte dell’ordinaria amministrazione.

 

Tutto il mondo è paese

Senza parlare dei classici stereotipi legati ai diversi indirizzi della scuola superiore, il ragionamento: agli istituti tecnici vanno quelli incapaci di studiare, purché prendano un diploma, purché si tolgano dai piedi.
Eppure la piaga che vi ho descritto non è più isolata agli istituti tecnici tante volte demonizzati, perché episodi di questo tipo sono verificabili in qualsiasi tipo di indirizzo.
Non è infatti la scuola a trasformare in questo senso i vostri pargoli perfetti, ma siete proprio voi, la società e tutta la retorica che vi accompagna.
Per favore, siate capaci di trovare un nesso tra questo articolo e gli ultimi fatti di cronaca: quanti sono gli adolescenti che si uccidono perché vittime di bullismo?
Tanti, troppi, ma allora siamo diventati più fragili?
Rispondere non è semplice, ma già una considerazione possiamo farla: se oggi c’è ancora qualcuno che difende la retorica sessantottina, si senta un po’ responsabile del degrado a cui si assiste.

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