Dis-integrazione: abbiamo un’altra vittima

di Chiara Soldani.

Quale cultura, quale integrazione, quale libertà? Per info: contattare Boldrini Laura. A Sana, purtroppo, non possiamo più chiedere nulla: il suo corpo, seppellito in un giardino. Assieme a sogni, progetti: assieme alla vita.

25 anni, pakistana di nascita, bresciana d’adozione: Sana Cheema, d’integrarsi aveva voglia. D’integrarsi, ne aveva intenzione. Studi terminati ed un lavoro in autoscuola, aveva deciso di non seguire la famiglia (in Germania), per “dar vita alla sua vita”. Ossigeno alla libertà, speranze ad i suoi sogni. Da poche ore, però, nel lontano e sempre più lontano Pakistan, Sana ha smesso di sognare, sperare, di vivere.

Sgozzata. Come una bestia. Come la peggior peccatrice, ai tempi dell’Inquisizione. Grande, fatale la sua colpa per gli evolutissimi familiari: amava un italiano, vestiva all’occidentale. Peggio: voleva sposare l’italiano, all’occidentale.

Così, padre e fratello l’hanno uccisa. Ora, solo ora, il suo corpo incarna il loro prototipo di figlia, di sorella: volto consunto, testa velata, espressione dimessa. In un giardino, nel lontano e sempre più lontano, distretto di Gujarat.

Inutile contattare Boldrini Laura: la faccenda certo è atroce, ma nulla può intaccare il supremo valore di omicide “culture” e chimeriche integrazioni. Nel dettaglio, si scende quando opportuno: come fu per Traini, come non fu per Oseghale Innocent. Quando discorsi demagogici ed ottusi, faciloni e pressappochisti, si scontrano con la scomoda realtà, meglio omettere i funesti risultati delle “mancate” (solo “mancate”) boldriniane integrazioni.

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