Caso Alfie Evans: la civiltà contro la barbarie

di Federica Ciampa

Nel 54 a.C. Caio Giulio Cesare, il quale, in quegli anni, personificava la civiltà e la grandezza di Roma, avvia la sua prima spedizione in Britannia. Nei riguardi degli antenati degli attuali inglesi Cesare utilizza le seguenti parole:
“Gran parte degli abitanti dell’interno non seminano frumento, ma vivono di latte e carne e sono vestiti di pelli. Tutti i Britanni, poi, si tingono col guado, che produce un colore ceruleo e per questo in battaglia sono più terrificanti di aspetto; e sono di capigliatura allungata e con ogni parte del corpo rasa tranne testa e labbro superiore. Dieci e dodici uomini hanno moglicomuni tra loro e soprattutto fratelli con fratelli e genitori con figli; ma quelli che sono nati da loro sono considerati figli, tra loro, di colui dal quale per la prima volta ciascuna ragazza è stata presa in moglie.”
(Cesare; De Bello Gallico; V 12-14)

Nel 54 a.C. a Roma il diritto conosceva una delle sue stagioni migliori. I Britanni, invece, non praticavano neanche la scrittura.
Dei barbari, in sintesi, soprattutto in relazione al modo di vivere romano.
Oggi, nel 2018, la civile Italia si propone di salvare la vita di un bambino di neanche due anni, affetto da una malattia neurodegenerativa, concedendogli cittadinanza e cure; la barbara e perfida Albione, invece, preferisce privarlo del supporto vitale respiratorio e lasciarlo morire soffocato. Tuttavia, nonostante il distacco del supporto vitale sia avvenuto durante la notte, nove ore dopo, Alfie Evans, respira ancora e lo fa da solo.
Oggi, nel 2018, la civile Italia si schiera apertamente contro l’Alta Corte di Londra e contro il giudice Anthony Paul Hayden, che ha definito, nella sua sentenza definitiva, la vita di questo bambino “inutile”. Infatti, tralasciando il versante etico, ciò che trasuda inciviltà, incompetenza e ignoranza, è, più che altro, il versante giuridico. Questa sentenza che, trattandosi di un sistema di common law, si basa certamente su altre sentenze precedenti ha visto un annullamento totale della patria potestà. Lo Stato si è sostituito totalmente e sproporzionatamente ai genitori. A nulla sono serviti i video, portati in aula come prova dai legali della famiglia Evans, in cui Alfie mangia aiutato dalla mamma – ma quale bambino di due anni mangia da solo? – e in cui sorride. Questo potrebbe andare bene solo in due casi: se l’Inghilterra fosse stata una delle più spietate dittature e se ai genitori, per qualsiasi motivo, questa patria potestà fosse stata tolta. Invece, al contrario, l’Inghilterra è considerata una delle Nazioni più democratiche e liberali d’Europa e la potestà genitoriale risulta essere presente. Inoltre, gli stessi genitori di Alfie hanno precisato che, qualora le cure offerte dall’Italia e, in particolare, dal Bambin Gesù di Roma, non migliorassero le condizioni di vita del figlio, sarebbero i primi a voler “staccare la spina”.
Dunque, se è vero che la storia si ripete, in alcuni casi, ciò accade non attraverso il verificarsi di eventi perfettamente uguali, ma attraverso il significato sotteso di questi stessi eventi. In questo, caso l’Italia e Roma erano e sono la civiltà; l’Inghilterra era ed è la barbarie.

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