I partigiani non erano eroi

di Chiara Soldani.

Dipinti “paladini”, scolpiti “liberatori”, narrati quali “eroi”: la verità, è che vili traditori e barbari aguzzini, loro furono. Assassino, sì, il rosso partigiano: è questo, quello che lui fu.

“La vita, la sventura, l’isolamento, l’abbandono, la povertà, sono campi di battaglia che hanno i loro eroi, eroi oscuri a volte più grandi degli eroi illustri”: il pensiero di Victor Hugo. Perché oscuri, umiliati, dimenticati sono stati gli eroi ed eroine di questo cupo giorno e dei suoi pregressi mesi. Ma lo sapete bene, cari lettori: i veri e soli eroi, furono le vittime della partigiana furia omicida. Una lista tanto, troppo lunga per poter esser letta tutta. Ad ogni nome, una storia. Ad ogni storia, un epilogo atroce. Uomini e donne, soprattutto, rapite e serialmente stuprate. Profanate nel loro intimo: sia esso del corpo, sia esso del cuore. Madri e figlie: strappate ai loro cari. Strappate, alla loro stessa vita.

“Liberazione” è parola assai nobile e bella. “Libertà” è conquista, “libertà” è vittoria. La verità, è che dal ’44 e fin oltre la fine della guerra, lo sporco rosso partigiano sparse sangue, distruzione e morte: voi, cari lettori, definireste “Liberazione” tutto questo? Chi vi scrive, certo che no.

25 aprile e decenni di omertà, di fare mafioso. Eccidi, crimini partigiani tutti (dal primo squallido al lurido ultimo), occultati come prove schiaccianti da far sparire in fretta. Giorgio Napolitano, così disse nel maggio 2006. Primo messaggio al Parlamento:” Zone d’ombra, eccessi, aberrazioni…”. Questa, la mattanza partigiana, per il Napolitano Giorgio: corta memoria o vile omertà? La storia, ha già risposto. La verità, si è anche espressa.

Connivente il PCI: con la sua altezzosa “egemonia culturale”, la sua arrogante superiorità. Regista di “film muti” quando, i “neorealisti” copioni, erano assai scabrosi.

I partigiani comunisti erano (e restano), presunti eroi e fasulli liberatori: quale peggior ipocrisia, del voler sostituire una dittatura con un’altra? L’arte dell’inganno, è filo “rosso” della loro infame storia.

Anna Maria Bacchi, per esempio. Nome da scovare nella cronaca nascosta. Nome da ricordare: col rispetto, che  tutto le è dovuto.

26 anni, laureanda in medicina, assassinata dai “liberatori partigiani” il 6 aprile 1945. Lei, la politica, non la seguiva. Ma Gianfranco, sì: fratello di Anna Maria, diventato Ufficiale della Guardia Nazionale Repubblichina. Informata di un grave ferimento del fratello (partigiana, vile bugia), cadde in quel fatale inganno. Tre individui, l’irretirono. E poi, scomparve. Cosa ne fu di Anna Maria? Della devota sorella del presunto ferito? Il suo corpo, ritrovato due anni dopo nel campo di Villa Freto (Modena). Tre, gli assassini. Le bestie del tranello. Eccone i nomi: Cesare Cavalcanti, Enzo Leonardi, Giancarlo Zagni. “Ordine di esecuzioni dai Capi”, dissero poi. Perché, il pesce, puzza sempre dalla testa.

Oltre un centinaio, nel solo modenese, furono le donne trucidate. Come Rosaria Bertacchi Paltrinieri (segretaria del Fascio femminile repubblicano) e Jolanda Pignati. Prelevate dalle rispettive abitazioni, poi stuprate di fronte a mariti e figli. Condotte, infine, vicino al cimitero e seppellite vive.

Non sono “solo esempi”: ma testimonianze, voci zittite, urla strozzate. La chiamano “Liberazione”, cari lettori. Un elenco di vittime così lungo che è impossibile da analizzare, da raccontare. Il 25 aprile è data simbolo, è vero. Ma di lutto, di vergogna. Di barbarie e atrocità. Ma, cari lettori: ancor oggi, c’è chi chiama tutto questo “Libertà!”.

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