L’insostenibile leggerezza di essere De Magistris

Il sindaco che doveva “scassare” tutto alla fine ha scassato tutto, ma proprio tutto.

di Alfonso Pezzella.

 

Son passati ormai 7 anni da quando De Magistris è entrato a Palazzo San Giacomo, solo un passaggio per Luigi I di Napoli, che si dirige a passo svelto verso la beatificazione, martire dei poteri forti e santo protettore in terra del centro sociale e del Vomero.

Sette anni fa chiudeva la sua campagna elettorale tra le vele di Scampia, tra “gli ultimi che diventeranno primi” – già si avviava alla santità – dove però prese il 20% dei voti al contrario del ricco Vomero dove arrivò a sfiorare il 40% – e diceva “Napoli non deve più avere paura di sognare”.

Quante belle parole in queste campagne elettorali, quanta veemenza metteva in quelle parole, come potevano i Napoletani resistere al carisma di un ex Magistrato – che nulla di buono ha mai portato a termine – un po’ Masaniello e un po’ Che Guevara?

Napoli era ancora invasa dai rifiuti – risolta da leggi dello Stato e della Regione Campania – ed usciva dalle amministrazioni Bassolino-Iervolino, ragion per cui gran parte dei Napoletani era stanca, stanchissima, di una situazione al limite del civile e come male minore pensarono bene di votare per una coalizione composta da comunisti, Di Pietro ed un paio di liste civiche, che presentavano alla città “l’uomo nuovo”, lontano dai “poteri forti”, dai “vecchi partiti” – temi che da lì a poco avrebbero consacrato il Movimento 5 Stelle nel gotha della politica.

Ma che ne è stato di tutte le belle parole? Di “casa e lavoro”? Delle aree verdi, dello sviluppo economico, dei trasporti, della differenziata al 75%, della “rivoluzione arancione”?

Gli immobili comunali sono, nella migliore delle ipotesi, nella stessa situazione, dato che la manutenzione è ferma al palo da 30 anni e le graduatorie che dovrebbero concedere le case popolari a chi veramente ne ha diritto sono tutto fuorché rispettate.
Poi c’è la parentesi delle occupazioni abusive, che riguarda sia le abitazioni sia interi immobili, ormai non più, abusivamente utilizzati dai famosi centri sociali di Napoli, vero braccio armato del Sindaco che li manipola ed utilizza come meglio preferisce, “ormai non più” poiché con una delibera di Giunta del 2016 (anno in cui ci furono nuove elezioni) il Comune di Napoli riconosceva come “bene comune” ogni immobile occupato abusivamente “dalla collettività”; peccato che questa collettività è sempre composta da tutte le sigle che in realtà fanno campagna elettorale per il Sindaco (diversi consiglieri comunali, presidenti e consiglieri di Municipalità provengono da questo mondo), quelli che al “Renzi ti devi cacare sotto” pronunciato dal loro Capo corsero subito per le strade di Napoli mettendola a ferro e fuoco o quelli che provarono ad impedire a Matteo Salvini di tenere un incontro alla Mostra d’Oltremare, in quanto “fascista”, tentando di “desalvinizzarla” occupandola abusivamente come solo loro sanno fare.

Per quanto riguarda il lavoro, al netto della megalomania di De Magistris, poco o nulla è cambiato da quando eravamo nel bel mezzo della crisi economica mondiale: disoccupazione intorno al 25%, con quella giovanile che tocca e spesso supera perfino quota 50.

La città sembra abbandonata a sé stessa: qualsiasi cosa sia di competenza del Comune di Napoli (o della Città Metropolitana) è completamente rovinata, senza cura e senza manutenzione.
Basterebbe osservare le condizioni in cui versano il Parco Virgiliano, già Parco della Vittoria aperto nel 1931, dal quale è possibile vedere uno dei più bei panorami di Napoli, ed il Real Bosco di Capodimonte, famoso in tutto il mondo ma che versa in situazioni disastrose.

Per non parlare della condizione delle strade e delle scuole.

I mezzi pubblici ormai sono un miraggio per i cittadini, l’Anm  – la società che gestisce il trasporto pubblico a Napoli – è ormai fallita, pullman fantasma e metropolitane con una frequenza, in orario di punta e se tutto va bene, di 15 minuti, biglietterie inesistenti, tariffe aumentate ed orari ridotti hanno fatto ripiombare la città negli anni ’50.
Eppure il Sindaco ha vinto le ultime elezioni promettendo “Napoli capitale mondiale dei trasporti entro il 2019”, manca veramente poco ed il risultato sembra abbastanza lontano.

Sul fronte rifiuti la differenziata è ferma al 30% – non proprio vicini al 75% che prometteva nel 2011 – ed una nuova crisi è dietro l’angolo con cumuli di immondizia che riempiono la città sia in centro che in periferia.

Conosceva bene la situazione di Napoli quando si candidò, sapeva che il Comune era in un mare di debiti; glielo disse perfino il suo primo Assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo, che prima di lasciare l’incarico nel 2012 aveva già paventato l’ipotesi del dissesto finanziario quantificando il debito in 850 milioni di euro.
L’Assessore cercò di far capire al Sindaco e al resto della Giunta che solo riforme radicali nel sistema di riscossione, di ottimizzazione delle società partecipate ed un taglio agli sprechi avrebbe risollevato le sorti della città ma De Magistris preferì altro; risultato? Il debito è salito a più di 2,5 miliardi di euro ed i servizi, come già detto, peggiorati inesorabilmente in tutti questi anni, preferendo mettere in vendita decine e decine di immobili comunali piuttosto che invertire la rotta dell’inefficienza ed iniziare ad essere virtuosi. Cosa rimarrà di Napoli dopo De Magistris? Può la felicità effimera del vedere Napoli piena di turisti – che potenzialmente potrebbero essere decuplicati – distogliere l’attenzione dall’enorme difficoltà in cui versa la città?

Il Masaniello dei nostri tempi oggi cerca di cavalcare l’onda del malcontento verso il Governo centrale accusandolo del “debito ingiusto” – parlando solo di quello che ha “ereditato” – minacciando fuoco e fiamme.

Chissà che fine hanno fatto i 308 milioni di euro -in aggiunta a quelli già previsti- stanziati con il “Patto per Napoli” firmato con l’ex Primo Ministro Renzi e delle bonifiche, messe in sicurezza di scuole ed edifici pubblici, riqualificazione urbana e di autobus e metropolitane che facevano parte del progetto.
Chissà chi è il colpevole per la perdita di centinaia di milioni euro di fondi europei – più di 100 milioni solo per la riqualificazione del centro storico persi nel 2016.

De Magistris è simbolo di una sinistra che si rigenera, che muta forma ma mai contenuto, che si occupa con più impegno di organizzare una festa di piazza che di provare a concretizzare il proprio programma elettorale, convinti che una serata di spensieratezza possa far dimenticare una vita di disservizi e cattiva gestione, che fa dello slogan la propria filosofia di vita percorrendo la via del sentimento piuttosto che della razionalità.

Il fallimento della “rivoluzione arancione”, esclusivamente mediatica ma per nulla concreta, è sotto gli occhi di tutti ma a nessuno sembra interessare, men che meno agli “avversari” politici del Sindaco che, senza considerare qualche mosca bianca presente in Consiglio comunale, sono completamente assenti con candidati sindaci improbabili e proposte politiche inefficaci ed inefficienti – basti pensare al Movimento 5 Stelle che candida un Brambilla, di Monza e pure juventino o il centrodestra che candida l’imprenditore, già perdente, Gianni Lettieri – quasi come a dire “non ci interessa vincere”.

Perché Napoli è così, la città in cui tutte le contraddizioni si mescolano e si amplificano, tanto bella quanto problematica e l’ultima cosa di cui aveva bisogno è un Sindaco che scassava tutto.

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