Ok i consensi, ma col governo M5S-PD rischiamo l’ecatombe.

di Manuel Di Pasquale.

Con l’annuncio di un possibile governo M5S-PD, il movimento guidato da Luigi Di Maio vede il primo calo nei consensi. Se dopo il 4 marzo – giorno in cui ha ricevuto il 32% dei voti alle elezioni – i grillini vedevano aumentati i propri consensi nei sondaggi (fine marzo già erano al 34%), adesso sembrerebbero essere scesi a circa il 30%. Il motivo sta nell’apertura al Partito Democratico: in molti hanno votato i 5 Stelle per dire no a Renzi, anzi, a “Renzusconi”, come a loro piace riportare.

Difatti, i grillini urlavano all’inciucio tra PD e FI e del voler scongiurare questa ipotesi. Poi, hanno ricacciato la storia della “grande ammucchiata” del centrodestra, per delegittimare il primato della coalizione a guida del Carroccio.

Adesso, però, hanno capito che per ottenere la fiducia delle due camere per formare un governo vi è bisogno dell’appoggio di una delle due principali forze rivali: Lega o PD.

In un primo momento si pensava all’accordo Di Maio-Salvini, che avrebbe reso contenti un po’ tutti, persino i dem, che avrebbero voluto vedere i “populisti” all’opera. Salvini, però, che al momento si sta dimostrando un uomo di parola, ha detto la sua: non tradisco la coalizione, quindi CDX nella sua interezza + M5S o niente.

Guai a nominare il Cavaliere ai grillini. “Il mafioso”, “il condannato”, “il pedofilo”: così viene apostrofato mister B dalla maggioranza pentastellata. Poi però, Alessandro Di Battista, che odia così tanto Berlusconi, pubblica il suo libro con la Mondadori. Sì, la casa editrice della famiglia Berlusconi, ora a guida di Marina, la figlia del Cav, ma questa è un’altra storia. Oppure no, visto che dimostra un po’ la realtà a 5 Stelle: si può mettere da parte l’ostilità per un po’ di grana.

Il cambio di rotta dei 5 Stelle può essere vantaggioso per i consensi del centro-destra: il “voto di protesta” si sposterebbe dal M5S alla Lega, quindi Salvini potrebbe arrivare a mani basse al 30%. Se il resto della coalizione ne approfittasse – in special modo FdI – la destra potrebbe raggiungere anche il 50%. Un 40% potrebbe essere costituito solo dal tandem Salvini-Meloni, che potrebbe dar vita ad una nuova stagione per la destra italiana.

L’incognita, però, sta nella durata variabile di un governo M5S-PD. Se durasse per tutta la legislatura, sarebbe un disastro completo. Se durasse 6 mesi – con seguente sfiducia – e poi Mattarella decidesse di sciogliere le camere poco dopo la caduta dell’esecutivo, sarebbe solo un guadagno per il centro-destra, poiché conoscendo le lungaggini legislative, il duo progressista poco, veramente poco riuscirebbe a fare.

Se durasse 5 anni però,, cosa succederebbe? Un’ecatombe. I grillini, con il tipico savoir faire della vecchia DC, possono dire tutto e fare nulla, ma anche fare (di) tutto e dire nulla. Dopo le elezioni i pentastellati hanno tirato fuori la loro indole progressista ed europeista. Niente più referendum sull’euro, niente più voce grossa al tavolo Nato, niente più lotta ai “poteri forti”. In poche parole, +Europa sotto falso nome.

Quindi, potrebbero proseguire nella linea dettata dal centro-sinistra nella scorsa legislatura: Ius Soli e Stati Uniti d’Europa. La prima non è una suggestione campata in aria: nel 2013 i grillini ci provarono, con una proposta di legge più permissiva di quella scritta dal PD. La natura europeista, poi, non disdegnerebbe l’avvicinamento al progetto degli USE, che a quanto pare avrebbero la loro costituente nel 2020.

Inutile dire che se i 5 Stelle proponessero il progetto degli USE, sarebbe il più grande tradimento elettorale della storia: dal voler rivoltare l’UE a diventarne parte ultra-integrante.

Ah, e il reddito di cittadinanza? Al momento non sembrerebbe essere nel “contratto di governo”. Esattamente: se lo fanno PD e FI si chiama “inciucio”, se lo fanno loro si chiama “contratto di governo alla tedesca di responsabilità”. Cosa inesistente in ambito giuridico, a differenza delle coalizioni che loro odiano.

Quindi, in cosa sperare? La durata di un potenziale esecutivo rimane l’incognita principale, perciò, al momento, è meglio attendere qualche giorno per valutare il nostro futuro.

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