La fine dei Romanov: segreti e fragilità dell’ultima famiglia

di Vanessa Combattelli

 

E’ il 1905 e l’Impero Zarista perde un’importante guerra contro il Giappone, gli animi sono già accesi e scossi per la mancata emancipazione sociale di cui il resto del mondo poteva godere, la miseria dilagava e il popolo russo era agitato.
Nicola II dovrà far fronte ad un’egemonia così vasta ed instabile, ma l’Ultimo Imperatore non sarà mai davvero pronto a questo compito

CHI ERA NICOLA II

 

Nicola II

Nicola da giovane veniva definito come un ragazzo molto serio ed incline a seguire le istruzioni dei suoi precettori, frequentò la facoltà di Scienze Politiche ed Economiche sentendosi però entusiasmato dalla vita militare.
Suo padre, Alessandro III, non fece nulla per preparare il figlio al gran dovere che gli spettava, questo determinerà significativamente tutta la vita di Nicola, accompagnandolo poi alla sua tragica fine.
A sedici anni incontrò quella che sarebbe stata sua moglie: la principessa tedesca Alice d’Assia e del Reno, nipote della Regina Vittoria, innamorandosene perdutamente nonostante le volontà opposte dei genitori che avrebbero preferito un’unione con la prima ballerina del Teatro Marinskij di San Pietroburgo, Mathilde Kšesinskaja.
Il giovane erede scrisse però nei suoi diari che il suo unico sogno restava quello di sposare la principessa Alice, desideri che si rivelarono poi realizzati nel 1894, quando anche il padre Alessandro III, ormai malato, diede il consenso al fidanzamento tra i due.

LA MORTE DEL PADRE, L’IMPERO E IL MATRIMONIO

 

La giovane Zarina

La morte di Alessandro III nel novembre del 1894 rappresentò un duro colpo per il giovane Nicola II, ancora impreparato alla vita di zar e impaurito per l’arduo compito a cui avrebbe dovuto adempire.
Cruciale fu il dialogo che ebbe con il cugino a cui confessò la sua paura: « Non sono pronto a essere uno zar. Non ho mai voluto esserlo. Non so nulla su come si governa. Non ho la minima idea di come si parli ai ministri.»

Il 14 novembre dello stesso anno sposò la principessa Alice che divenne la zarina Aleksandra Fëdorovna, così Nicola II indossò per la prima volta gli abiti di zar e marito negli stessi giorni, vivendo quel duplice aspetto della sua vita che per lui era dolore e felicità: da una parte la vita coniugale lo riempiva di soddisfazioni e piaceri, dall’altra la sua veste di Imperatore lo destabilizzava e preoccupava.

 

TORNIAMO AL 1905

E’ il 22 gennaio 1905, giornata che verrà ricordata come “domenica di Sangue”, per le strade della capitale sfilano operai e contadini per chiedere allo Zar delle nuove riforme.
La manifestazione viene sedata dai funzionari di palazzo nel sangue, perdono la vita oltre 100 persone e 1000 ne restano ferite.
Nicola però viene avvertito troppo tardi dell’accaduto: infatti si trova nella dimora di Carskoe Selo ed è incapace di prendere provvedimenti tempestivi.
Nel suo diario appunterà queste note: « Un brutto giorno. A Pietroburgo sono scoppiati gravi disordini. Poiché gli operai intendevano raggiungere il palazzo d’Inverno, le truppe hanno dovuto sparare. In diversi punti della città si sono avuti parecchi morti e feriti. Dio mio, che dolore, che pena.»

I MOVIMENTI DI PROTESTA

Nel frattempo mentre l’instabile potere dello zar affama il suo popolo, iniziano a costitituirsi i primi movimenti politici di protesta, iniziative attive ormai da decenni alimentate dall’odio e dall’insoddisfazione.
Tra queste figurano i menscevichi, i socialrivoluzionari e i bolscevichi, questi ultimi guidati da Vladimir Lenin.
(Essendo ahimé un argomento piuttosto vasto da trattare in un singolo articolo, affronteremo la rivoluzione russa in un prossimo scritto ndr)

 

L’ULTIMA FAMIGLIA ROMANOV

Nicola e Aleksandra hanno quattro figlie, le granduchesse Olga, Tatjana, Marija e Anastasija, l’agognato figlio maschio nasce nel 1904, il giovane zarevic Aleksej.
Viene impartita loro un’educazione rigorosa ben lontana dalle classiche logiche aristocratiche che ormai risultavano prive di valori, la Zarina, erede morale della nonna, vuole che le sue granduchesse siano delle donne dal forte spirito morale e critico, per questa ragione le orienta ad una formazione strettamente vittoriana.
Dal ramo inglese i Romanov ereditano però un pesante stigma piuttosto diffuso nelle famiglie nobili: l’emofilia, una malattia di origine genetica che presenta un difetto di coagulazione del sangue.
A soffrirne sarà proprio l’erede maschio, ciò costringe i genitori a prendere numerose precauzioni, oltre che a rappresentare la causa dell’ingresso a corte di un uomo che segnerà il filo rosso dei Romanov.

 

RASPUTIN E I ROMANOV: IL FILO ROSSO VERSO LA ROVINA

Grigorij Rasputin è un contadino siberiano con una grande fama di taumaturgo (capace di realizzare prodigi e miracoli), giunto a San Pietroburgo riceve la richiesta d’aiuto da parte della zarina.
Per quanto scientificamente inspiegabile da parte dei medici del tempo, Rasputin riesce ogni volta a calmare le crisi del giovanissimo Aleksej, diventando così componente necessaria ed essenziale della famiglia, godendo della massima fiducia da parte di Aleksandra.
Col tempo il contadino siberiano non si occupa solo dell’educazione dei figli dell’imperatore, ma indossa persino il ruolo di consigliere dello zar giudicando l’operato politico e amministrativo di quest’ultimo, mentre lo zar gradualmente si distacca dall’influenza da lui emanata, la sua consorte ne diventa invece dipendente.
L’opinione pubblica tenuta all’oscuro delle reali condizioni di Aleksej non si sa spiegare il perché della continua presenza di Rasputin a corte, tutto questo contribuisce alla caduta dell’immagine dello zar in qualsiasi forma: politica e coniugale (erano infatti diversi coloro che sospettavano in una relazione tra la zarina e il contadino siberiano).

 

1914: INIZIA LA GRANDE GUERRA

Nel frattempo la Russia partecipa alla Prima Guerra Mondiale, adesione fortemente osteggiata da Rasputin che predisse una catastrofe per i contadini e per i sovrani, situazione che di fatto si realizzerà effettivamente.

« Pensi alla responsabilità che Lei mi consiglia di assumermi. Pensi che questo costerà la vita a migliaia di russi. Mi ha convinto, Sazonov, ma questo è il giorno più triste della mia vita. » (Dirà Nicola II al suo ministro degli esteri)

 

Anastasia e Maria visitano in ospedale i soldati feriti durante la Prima Guerra Mondiale.

La campagna militare si caratterizza infatti di molti insuccessi e numerose perdite, sia in termini economici che di vite umane, tutto questo infiamma ancor di più un popolo che è ormai pronto ad esplodere.
Per il restante ramo aristocratico parente dei Romanov la figura di Rasputin rappresenta un problema ormai sotto ogni fronte, per questa ragione viene assassinato nella gelida notte di dicembre del 1916 e il suo corpo buttato nel fiume Malaya Nevka, ma tutto questo non prima che lui profetizzasse la fine dei Romanov: “Finché vivrò io, vivrà anche la famiglia imperiale, ma con la mia fine perirà anch’essa”.

1917: L’ANNO DELLA FINE

Il 1917 per i Romanov è ormai un anno in caduta libera: nel marzo di quell’anno Nicola II, ormai incapace di far fronte ad un’ennesima insurrezione popolare, abdica.
Tra molti storici ciò viene definito un vero e proprio atto di amore nei confronti del popolo russo, Nicola II infatti a differenza di suo padre era un uomo molto buono che sperava di essere ricordato con la stessa nomea dello lo zar Alessio I (definito “Padre del Popolo”), ma ebbe la sfortuna degli eventi e della storia, quest’ultima indifferente alle tragedie umane.
Perché dopotutto lo zar Nicola era solo un uomo.

La famiglia imperiale da questo punto in poi vive concretamente negli arresti domiciliari, ricevendo quotidianamente umiliazioni e scherni da parte delle guardie.
I Romanov sono successivamente trasferiti nella palazzina del mercante Ipat’ev chiamata “Casa a destinazione speciale”, ancora una volta subiscono le arroganze delle guardie addette alla loro sorveglianza, in particolar modo le giovani figlie continuamente importunate.
Il loro tutore inglese, Sydney Gibbes, nelle sue lettere racconta un agghiacciante episodio: “Le guardie impedirono alle ragazze di chiudere le porte delle camere da letto a chiave, la notte furono molestate. Non dimenticherò mai le grida delle granduchesse, né la mia impotenza. Non potevo proteggerle.”

La tutela dei Romanov è poi affidata a Jurovskij, un commissario della Ceka, che ha un tremendo compito da eseguire: fucilare la famiglia imperiale.
Tra i diversi soldati c’è un diniego quasi generale, nessuno vuole sparare sulla famiglia, tantomeno sulle giovani ragazze e sul piccolo Aleksej, proprio per questa ragione viene creato un comando composto da ex prigionieri di guerra: siano gli austriaci e gli ungheresi a sporcarsi le mani di sangue.

 

L’ULTIMA NOTTE

E’ una placida notte esitiva, oltre quell’angusta prigionia fuori c’è una bellissima luna, niente fa presagire quanto di tremendo sta per accadere.
Le giovani Romanov dormono abbracciate, povere ragazze che non hanno potuto conoscere il meglio della vita: tanto buone quanto sfortunate.
Aleksandra dorme abbracciando il piccolo Aleksej, l’unico che ha preso sonno più tardi è Nicola, la colpa del suo fallimento è una compagna che lo ossessiona, un peso che gli grava sulle spalle da tempo, ancor prima che avesse modo di fallire davvero.
Guarda sua moglie e pensa che lei e i suoi figli sono l’ultima certezza che gli resta, hanno condiviso tanto loro due, si amano ancora nonostante la difficoltà che opprime la loro vita.
Ma prima che possa concludere il suo flusso di pensieri, viene colto da Jurovskij che entra nella sua camera:“Presto, dobbiamo andarcene da qui. Vestitevi e fatevi trovare fuori.”

La famiglia disorientata fa esattamente quello che viene chiesto, tutti loro vengono condotti nello scantinato della casa.
“Bene, adesso disponetevi in riga. Dobbiamo farvi una foto, serve una fotografia di notifica. Presto”.

Ancora una volta, i Romanov in silenzio eseguono l’ordine, la zarina tiene in braccio il piccolo Aleskj insonnellito, Anastasia, Olga, Tatiana e Maria sono spaventate e Nicola confuso.
A questo punto fanno irruzione quei brutti prigioneri di guerra, quelli che devono fare il lavoro sporco.
L’Ultimo Zar fa appena in tempo a rivolgersi confuso a Jurovskji, ma ormai è troppo tardi: partono gli spari.
Il primo a perire è Nicola II, seguito dalla moglie, le ragazze invece subiscono una condanna ancor più crudele: avevano cucito nei loro vestiti i gioielli per evitare che questi venissero rubati, questo determina un macabro gioco che le fa patire ancor di più di paura e dolore.
I proiettili rimbalzano nelle loro vesti, alla fine della vergognosa esecuzione tre di loro sono ancora vive, a terra, nel sangue della loro famiglia.
Muoiono con maggiore sofferenza di quella che un proiettile avrebbe provocato: le uccidono a colpi di baionette, una particolare arma da taglio montata sulla canna dei fucili.
I corpi vengono sciolti nell’acido solforico e dati alle fiamme, almeno così dicono, dei Romanov non deve restare più alcuna traccia.

I corpi verranno ritrovati solo nel 1990 ed identificati con la tecnica forense, mancheranno all’appello però i resti del piccolo Aleksej e di una delle più giovani granduchesse, secondo gli storici i loro corpi vennero probabilmente bruciati, nel 2008 se ne ebbe la certezza quasi assoluta quando vennero rivenute le ossa appartenenti ad un ragazzo e a una ragazza la cui età corrispondeva proprio ai figli mancanti.
Ma questo non scoraggiò diverse leggende circa una possibile fuga degli ultimi Romanov, tra queste celebre è la storia della granduchessa Anastasia,
La Chiesa Ortodossa Russa ha canonizzato l’intera famiglia dei Romanov, San Nicola II riconosciuto come imperatore martire e “grande portatore della Passione”, insieme a Santa Aleksandra, sant’Aleksej, santa Ol’ga, santa Tat’jana, santa Marija, sant’Anastasija, vengono celebrati il 17 luglio.

La storia viene scritta dai vincitori, gli uomini deboli invece la subiscono.
Ma proprio per questa ragione viene dimenticata l’umanità, troppe volte si confonde la politica con la person, l’ideologia oscura gli occhi e fa vedere solo ciò che è più comodo.
Odiare Nicola II è probabilmente da uomini poco obiettivi e soprattutto ciechi, ma da donna di destra penso lo stesso di Lenin e della Rivoluzione Russa.
Possiamo essere in disaccordo ed avere opinioni divergenti, ma è essenziale analizzare in maniera obiettiva gli eventi storici senza lasciarsi trascinare dall’odio politico.
Ho scritto questo articolo con l’obiettivo di far conoscere a più persone possibili la vicenda dei Romanov, poiché la conoscenza è necessaria per la comprensione.
Che gli errori del passato possano davvero servire a renderci uomini migliori.

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