9 maggio 1978: la Sicilia pianse due volte

di Claudia Brugnone

Mafia. Che cos’è la mafia? Tante erano le domande che mi accompagnavano quando ero bambina. Perché un siciliano a qualunque età deve essere pronto a comprendere questo strano fenomeno sociale.

In Sicilia non puoi diventare grande senza capire che la società è contaminata da questa strana parola M-A-F-I-A: mafia nell’aria, mafia nei muri, mafia nel lavoro e mafia nella mente di tutti gli uomini.
Quando la brutalità prende il sopravvento ed è frutto dell’ignoranza spesso assume una rilevanza storica, e se la mia terra è nota per questo (al di là di ogni pregiudizio) non è stato meno il terrorismo politico dell’Italia negli anni ’70. Questi due elementi il 9 maggio 1978 hanno portato il nostro Paese a compiangere due grandi uomini, e la Sicilia, però, quel giorno pianse due volte.
Se Aldo Moro è stata una voce chiara e forte, nota a tutti per essersi pronunciata all’interno della Democrazia Cristiana e fortemente attiva del contesto politico di allora, Peppino Impastato, invece, è stata la voce del cuore di tutti quei siciliani che contrastano ogni giorno quella fetta di società malsana e controversa. Attivista politico e giornalista, originario di Cinisi e proveniente da una famiglia mafiosa, ha denunciato sin da subito le organizzazioni criminali e i contorti legami che intercorrevano tra i suoi amici e parenti tra i boss più noti del quartiere.
Scappa di casa sin da giovanissimo e inizia a contrastare la mafia dapprima con l’arma più silenziosa e potente al mondo, la CULTURA, e lo fa attraverso il suo circolo culturale “Musica e Cultura”; in seguito avvia un’emittente di controinformazione autofinanziata, Radio Aut, in cui Peppino prende in giro i mafiosi e i politici locali in maniera dissacrante ed ironica. E tanto bastò, com’è giusto per taluni che sia, per essere ucciso brutalmente. Il suo cadavere fu fatto saltare in aria con del tritolo sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, così da far sembrare tutto un suicidio, la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978…. Tanti furono i tentativi della madre Felicia Impastato di portare giustizia a quell’unico figlio che si era armato di coraggio e aveva dato speranza a quei tanti giovani del paese. Quel figlio massacrato brutalmente come solo certi uomini sanno fare. Nei giorni seguenti a Cinisi si eleggeva l’amministrazione comunale e Peppino, uomo di sinistra e candidato con la Democrazia proletaria, venne eletto consigliere nonostante la sua recente morte: grazie a lui tanti avevano uscito le PALLE e finalmente erano pronti a dire qualcosa in più, dopo essere stati lasciati da qualcuno che forse aveva parlato troppo. Peppino, una figura prorompente e meno nota rispetto ad Aldo Moro, che ha versato altrettanto sangue per un’idea, quell’idea che in Sicilia diventa spesso azione concreta e manifestazione chiara e concisa che urla a squarciagola: LA MAFIA E’ UNA MONTAGNA DI MERDA!!! Peppino, un’anima volata in cielo barbaramente perché si sa che un’idea non muore mai e che se la metti in testa a qualcun altro, magari più giovane, riesci a mantenerla ETERNA. Peppino, un uomo con le palle, un uomo di sinistra ma l’uomo dei siciliani perché chi sposa l’idea di combattere la mafia in questa terra non è mai solo. Peppino, uomo dell’antimafia… Quell’antimafia che non è propria della politica di sinistra o di destra, bensì dell’intera umanità.

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