“Le radici profonde non gelano mai”: ricordando Pino Rauti

di Chiara Soldani.

È vero: “Le radici profonde non gelano mai”. Perché affondano, forti e decise, in un terreno sempre pronto a nutrire, sostenere, rigenerare. È sempre vero: “Le radici profonde non gelano mai”. Nonostante i tempi duri, corrotti, avari di valori. Come i nostri, di tempi: che non ci appartengono, che non ci descrivono ma che chiedono aiuto. Come l’acqua: che annaffi, con cura, quelle “radici profonde”. Come mani: che estirpino rami secchi ed erba cattiva.

Proprio nelle ore del “Troppo di destra” tuonato dal “petit homme” Di Maio Luigi (come fosse negativa etichetta dall’errato codice a barre), ricordiamo assieme quell’orgoglio, quello spirito, quel vigore proprio delle “radici profonde che non gelano mai”.

Giuseppe Umberto Rauti (per tutti Pino) fu volto, testa e cuore di quel “Troppo di destra” che solo i piccoli eunuchi possono contestare. Nato a Roma, classe ’26, Rauti fu personaggio autenticamente eclettico: filosofo, giornalista, politico nonché tra i fondatori del MSI. Intensa, pregnante la sua attività politica, il suo appassionato ed esemplare impegno. Resiliente, il nostro amato Pino: vittima diletta e continua della politicizzata “Giustizia”. Venne processato e spedito in carcere: più volte, peraltro. E tutte ingiustamente. Uscito, poi, dal Regina Coeli (durante una lunga detenzione conseguì la laurea in Legge), ne uscì a testa altissima e sempre assolto con formula piena. La vittoria di Verità, il trionfo dei valori: contro la piccolezza di uomini (ser)vili.

Giornalista e inviato de “Il Tempo”,
fondò e diresse il “Centro Studi  Ordine Nuovo” (e omonima Rivista). Oltre alle note “Civiltà”, “Imperium” e “Presenza”, che divenne organo dell’Ufficio Studi del MSI. Rauti diviene, meritoriamente, personaggio di assoluto rilievo. Occupandosi poi, soprattutto, di questioni terzomondiste. Saggista, ricercatore storico, scrittore e autore di numerosi volumi di cultura, politica e filosofia quali “Immane conflitto”, “Le idee che mossero il mondo”, “La storia d’Italia nei discorsi di Mussolini”, “La storia del Fascismo”, “Mussolini e il mezzogiorno”. Fondatore e direttore, inoltre, del quotidiano “Linea”, Pino Rauti poté vantare un curriculum tanto ricco quanto prestigioso: non da tutti. Specie oggi, nell’era degli eunuchi (culturali e non).

Letteralmente “di piombo” furono gli anni ’70. Stragismo e arresti “a tappeto”: o meglio in piazza, dove quella Destra, già resiliente e orgogliosa, dava voce a idee e valori. Anno importante fu il ’77, con la stabilizzazione della corrente nazional-popolare “Linea futura” e l’incontro con le esigenze giovanili. Fu un periodo a dir poco effervescente: dibattiti, radio, musica alternativa, Campi Hobbit. “Destra” diventò termine atto al cambiamento dello “status quo”, con il fondamentale apporto ispiratore delle opere Evoliane. Più avanti, al XII Congresso dell’ MSI-Dn, Rauti divenne Vicesegretario, per poi conquistare la Segreteria al Congresso di Rimini. Fu poi Segretario del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore (dal 1995 al 2002) e del Movimento Idea Sociale (dal 2004 al 2012).

“Non mi sento un neofascista, il fascismo non è più ripetibile. È solo un giacimento della memoria al quale penso che si possa ancora attingere”. Parole sue, del Sommo Pino. Parole che, oggi, farebbero rabbrividire con disgusto i vari eunuchi (culturali e non), Saviano, Boldrini e Fiano. Parole di un grande uomo ed irripetibile personaggio. Maestro ed esempio. Modello di ieri e ispirazione per l’oggi. Perché è sempre vero: “Le radici profonde, non gelano mai”.

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