Un’Italia divisa, negli stessi occhi di Hayez del 1848

di Salvatore Ruffino

La storia si ripete sempre, così alcune epoche che presentano tratti simili tornano ad occupare un ruolo decisivo nel presente.
Una storia che si ripete oggi è quella raccontata da un’opera del nostro Francesco Hayez, poliedrico ed innovatore pittore rappresentante della Corrente Romantica – della quale è stato il nostro maggiore esponente senza dubbio – che attraversa l’Europa in un momento cruciale della sua storia.

“La meditazione”, anche conosciuta come “L’Italia del 1848”, di Hayez, non è una semplice opera di una bellezza ammaliante, è il ritratto dell’epoca che il nostro Bel Paese, ai tempi disunito, stava attraversando tra i moti risorgimentali alimentati da ardore, coraggio e amore per la terra natia.
La giovane madre seduta su una sedia di cuoio, è raffigurata con uno sguardo muto, fiero ma allo stesso tempo inquieto per il futuro degli italiani, suoi figli.

Eppure quello stesso sguardo, ne sono convinto, sarebbe lo stesso se vedesse l’Italia di questi ultimi anni: inutile girarci intorno, stiamo perdendo l’identità nazionale.
Tra giovani che fuggono dal nostro paese in cerca di un futuro, tra le istituzioni che non fanno nulla per valorizzare le nostre radici, le nostre origini e la nostra splendida cultura, rammentarci di quanto sia gratificante associare la parola “Patria” a Italia è sempre più difficile.
E così mi chiedo se Francesco Hayez dovesse nuovamente rappresentare allegoricamente l’Italia oggi, lo farebbe di nuovo così: con il volto pallido e severo, di una madre che ci ricorda quante persone sono morte per unirci tutti sotto una stessa bandiera; che ci rammenta, che quella parola “Patria”, oggi quasi demonizzata e spesso deturpata, ha rappresentato per molti speranza, felicità e al contempo dolore e sacrificio.

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