Guerra di Corea: un filo rosso sconosciuto di sangue e dolore

di Vanessa Combattelli

Siamo nel secondo dopo guerra mondiale, mentre l’Occidente faticosamente recupera le sue macerie e viene investito da rinnovamenti morali, dall’altra parte del globo gli orrori sono appena iniziati.
Sarà infatti la Corea il successivo scenario di morte e di sangue, penisola sottomessa dal Giappone per decenni, dopo la fine dell’impero nipponico si trova nuovamente comandata da personaggi esterni, i protagonisti di una Guerra che ancora oggi influenza le dinamiche mondiali.

La Corea viene occupata, il punto di divisione è chiaro: il 38esimo parallelo.
Il nord viene occupato dall’esercito sovietico mentre il sud da quello americano, si costituiscono due stati: la Repubblica Popolare Coreana, con capitale Pyongyang e guidata dal leader comunista Kim Il Sung, e la Repubblica Democratica, capitonata dal filostatunitense Syngman Rhee con capitale Seul.
Il precario equilibrio non regge per molto, infatti nel 1950 la Corea del Nord invade la Corea del Sud, questo dà il via alla Guerra di Corea, conosciuta anche come Guerra Patriottica di Liberazione (dagli americani), Guerra 6 25 (iniziò infatti il 25 giugno), e soprattutto La Guerra Sconosciuta e Dimenticata, quest’ultimo nome si deve allo scarso risalto mediatico che ebbe.
Infatti, nonostante il grande numero di vittime (quasi 3 milioni di morti), è ancora oggi poco conosciuta dall’opinione pubblica.
C’è questa citazione di una commedia americana del 2009 che viene spesso usata per introdurre la consapevolezza poco popolare del conflitto: “Una piccola guerra chiamata Corea. Ne hai mai sentito parlare farfallone? Più morti che Vietnam: non abbiamo avuto un muro, non abbiamo avuto un film ma abbiamo avuto una sit-com con Alan Alda che riusciva a far ridere tutti meno che era stato laggiù a vedere i suoi amici cadere..”

Dopo l’attacco dei soldati nordcoreani l’ONU autorizza velocemente l’intervento militare, importante sarà Douglas MacArthur, comandante delle truppe ONU.
La controffensiva condotta non solo permette di recuperare i territori occupati, ma estende l’avanzata fino a Pyongyang toccando anche i confini con la Cina.
Questo spinge la Repubblica Popolare Cinese (di stampo comunista) ad intervenire a favore del Nord Corea.
Le truppe statunitensi a questo punto, travolte dall’avanzata cinese, devono battere in ritirata perdendo tutto il territorio conquistato della Nord Corea.

Ciò comporta crisi non solo al livello locale, ma anche internazionale: MacArthur infatti critica al linea strategica dalla Casa Bianca e inizia a spingere per avere l’autorizzazione all’utilizzo degli armamenti nucleari contro la Cina.
Le continue insistenze del generale portano il presidente Truman a rimuoverlo dal suo incarico, infatti ora più che mai si teme in uno scontro diretto con l’URSS.
MacArthur viene sostituito da Matthew Ridgway.
La guerra prosegue portando grandi costi in termini di vite umane, tra civili e militari, le due Coree ne escono completamente spogliate.

Il 27 luglio 1953 venne firmato l’armistizio di Panmunjeom che ristabiliva la situazione preesistente e dava il via alla creazione della Zona demilitarizzata coreana.
Le tensioni tra i due stati non cessarono comunque di esistere, infatti non si arrivò mai alla Pace e ci fu più volte il timore di un eventuale conflitto.
Solo di recente è stato fatto un vero progresso tra i due Stati, infatti lo scorso aprile abbiamo assistito allo storico incontro tra il leader nordcoreano Kim Jong-un e il presidente del Sud Corea Moon Jae-in.
“La guerra tra le due Coree è finita”, hanno infatti dichiarato i due leader in una nota congiunta, annunciando la “completa denuclearizzazione della penisola coreana”.
Il summit segna la storia in maniera indelebile portando con sé un filo rosso fatto di sangue e dolore che ha una radice profonda nel tempo.

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