Delusione per la possibile rottura Lega – FdI

di Riccardo Maccari.

Vorrei esprimere il mio punto di vista sulla scelta di Giorgia Meloni in relazione alla formazione di questo governo. Premesso che sono un ex missino fin dal 1983, che non ho più tessere di partito dal 1995 e che da allora avrò votato, forse, una decina di volte (di cui, le ultime due FDI per le comunali di Roma e per le politiche), e premesso anche che ho una grande antipatia per i grillini (eufemisticamente parlando), sono comunque favorevole alla formazione di questo governo. Veramente sono troppi i nemici interni e stranieri e i poteri forti che si sono attivati contro un esecutivo ancora in gestazione, addirittura intimando all’Italia di impedirne la nascita, per non suscitare in me il doveroso senso di patriota che non accetta ingerenze, addirittura di un’arroganza sbalorditiva (il Lussemburgo intima a Mattarella di fermare la formazione di questo governo? Il Lussemburgo?). Di fronte a ciò, come si pone Giorgia Meloni, come si pone Fratelli d’Italia che ho votato nell’auspicio che riprendesse, nei limiti del possibile, l’eredità del partito di Almirante? Ha scelto di restare “fedele” (per usare le parole di Sallusti) a Berlusconi piuttosto di partecipare ad un salto generazionale che avrebbe comportato un posizionamento più a destra del governo ed allo stesso tempo una posizione di governo per la Meloni stessa. Inoltre, ha letteralmente aggredito Matteo Salvini con parole identiche a quelle dei berlusconiani o dei piddini (che ormai mi appaiono interscambiabili). A motivazione di ciò, è stato accusato Salvini di aver condotto male le trattative (cosa su cui si può discutere, ma su cui si può anche soprassedere) e soprattutto è stato posto il valore della coerenza che, a mio parere, è un principio di cui nessun politico odierno può fare bandiera, nemmeno Giorgia Meloni, la quale non può certo aver dimenticato come a Roma sia stata sabotata da Forza Italia nella sua candidatura a sindaco e delle espressioni durissime contro Berlusconi, accusato (due anni or sono, non cinque, non dieci) di “intelligenza con il nemico” e di “squallide manovre”. Dietro questa scelta, ci vedo insincerità e forse un calcolo elettorale (che io reputo sbagliato, ma il tempo lo dirà) nella speranza che appellando Salvini come “traditore” dei voti della Lega possano cambiare sponda (cosa che i risultati elettorali, non i sondaggi, peraltro smentiscono). Avrei voluto che Giorgia Meloni facesse parte di questo esecutivo e di questa maggioranza, che spostasse più a destra il baricentro, che incidesse personalmente su politiche e leggi. Ha deciso di restare attaccata al vecchio e di non proporsi per il nuovo, eliminando ogni possibilità di buon fine quando l’interlocuzione politica era ancora in corso e avrebbe ancora potuto trovare la sua soddisfazione, piuttosto che essere esaltata dai giornali di Berlusconi e di De Benedetti. Da semplice elettore, ne sono deluso (anche se la delusione che mi ha allontanato dalla politica è stata tutt’altra storia) e penso che la frattura tra Lega e FDI, due partiti così affini, sia un vero peccato.

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