Cottarelli, l’uomo del rigore che non sarebbe mai andato al governo

di Alessio Valente.

Laureato in scienze economiche e bancarie all’università di Siena ed ex uomo del Fondo monetario internazionale, per cui ha ricoperto incarichi in diversi dipartimenti, Carlo Cottarelli è stato chiamato dal Presidente della Repubblica dopo il controverso rifiuto di nominare Paolo Savona al ministero dell’Economia, rifiutandone le posizioni troppo anti-europeiste.

A chi gli prospettava l’ipotesi di essere incaricato di formare un governo, un paio di mesi fa, rispondeva, ai microfoni di Repubblica, che vi erano più probabilità che fosse finito a giocare con l’Inter piuttosto che a fare il premier. Nessuna chiamata da mister Spalletti, però, è arrivata. E Mattarella ha colto l’occasione per ingaggiare l’economista a costo zero.

Già commissario alle revisione della spesa pubblica sotto il governo Renzi, Cottarelli ha da sempre insistito, e lavorato, sulla necessità di ridurre il rapporto debito/pil. Durante il suo incaricò creò il “blog del commissario” per rendere pubbliche analisi e valutazioni, criticando la prassi governativa di finanziare nuove spese attraverso la revisione della spesa futura. Una situazione giudicata come “paradossale” oltre che fortemente nociva per via della necessità di ricorrere a tagli lineari sull’amministrazione per coprire le manovre.

Anche le partecipate pubbliche finirono nel mirino dell’economista. La  definita “giungla” delle partecipate locali, produceva perdite per più di un miliardo di euro, per lo più gravanti sull’utenza, costretta al pagamento di tariffe elevate per “mascherare” i bilanci. Troppe partecipate e troppe di esse mal funzionanti, con Cda più numerosi dei dipendenti e il più delle volte create per eludere i vincoli imposti agli enti locali dal patto di stabilità.

Altro intervento prospettato dal commissario era quello relativo al risparmio energetico. L’Italia spende, e “splende”,  più del doppio di altri paesi europei come Germania e Gran Bretagna, sprecando quindi le proprie risorse energetiche e, di conseguenza, soldi. Utilizzo delle tecnologie a Led, che non disperdono la luce, e diminuzione dell’illuminazione notturna in aree industriali ed extra-urbane, erano la ricette per risparmiare dai cento ai duecento milioni di euro l’anno.

Non solo riduzione: sempre dal blog del commissario, si può constatare che per Cottarelli la revisione della spesa non è necessariamente una riduzione di questa, quanto, piuttosto, una valutazione, che per mezzo del “performance budgeting” tende a rendere efficiente l’intervento pubblico in relazione agli obiettivi da raggiungere. Pratica introdotta, per legge, già dal duemilanove, ma a cui i programmi non sono mai stati adeguati.

Le idee di Cottarelli, però, non sono reperibili solo attraverso le sue esternazioni sul blog ufficiale, ma anche ascoltando le diverse interviste rilasciate nel corso degli anni. A gennaio duemiladiciotto, infatti, ai microfoni di La7 spiegava che l’età pensionabile non è riducibile e si immolava in una ferrea difesa delle legge Fornero adducendo l’ aumento dell’aspettativa di vita e uno, sperato, aumento del pil come fondamento delle misure di innalzamento dell’età pensionabile. Per Cottarelli, dunque, in futuro “si dovrà lavorare di più”.

Intervistato da Floris quattro anni fa, invece, dopo aver spiegato come la riduzione del personale pubblico, causata dal blocco del turn over, stava contribuendo e avrebbe continuato a contribuire alla riduzione della spesa pubblica, dopo aver espresso la necessità di accorpare i comuni sotto i cinquemila abitanti e aver sostenuto che le regioni, chiudendo ospedali e puntando sul day care, hanno migliorato il servizio sanitario, annunciava il taglio alla spesa “più pazza” che era riuscito ad apportare: quello delle auto blu.

Di recente poi, a Il Fatto quotidiano, aveva spiegato che il governo Lega-M5s avrebbe portato il paese alla recessione per via dell’inevitabile aumento dei tassi di interesse. Profetica la domanda della giornalista “la chiameremo ministro professore? Solo lei ci può salvare”. La risposta? Non credeva, l’economista, che ciò sarebbe accaduto, semplicemente perché i partiti che avevano ricevuto più voti erano quelli che sostenevano che per risolvere il debito pubblico occorre spendere di più per far riprendere l’economia.

Nonostante l’espressa volontà popolare, però, niente aumento del deficit per aumentare il pil e, anzi, se il governo dovesse passare ed ottenere la fiducia si andrebbe a concretizzare una nuova stagione di rigore, pareggi e politiche di riduzione di spesa e debito. A vincere è stato Cottarelli.

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