La nazione si risveglia

di Giuseppe Palazzo.

Si torna al voto, e fuor da ogni dubbio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ne è la causa. Dai media la questione è stata spesso posta sul piano delle legittime prerogative del Capo dello Stato e delle perplessità oggettive circa la formazione del nuovo governo.

Oggettivamente sono avvenute delle storture: in primis un’impostazione del governo come mero esecutore del contratto di governo, privato dell’autonomia necessaria per dispiegare i suoi poteri legittimi.

Ma nulla di questo conta. Il motivo per cui il governo non partirà è che il Presidente della Repubblica ha assunto, esplicitamente come ha mostrato poi nel discorso del 27 maggio, una posizione politica. Ha mancato il suo dovere di mantenere un profilo neutrale, al di sopra dei contenuti ideologici. Con il voto alla Lega, e in misura minore al M5S, il popolo italiano ha espresso le sue perplessità sul progetto europeo. Ciò era solo questione di tempo dato che il paese maggiormente danneggiato dall’euro, che ha imposto, per come è strutturata la stessa moneta unica, politiche di austerità che hanno massacrato l’economia nazionale, è stata l’Italia. Al contrario Mattarella ha difeso strenuamente questa follia, in diretta contrapposizione con il voto maggioritario degli Italiani. Quella del respingimento della linea politica Lega-M5S è stata una vittoria di Pirro. E alle prossime elezioni chi si oppone alla restaurazione dell’onore nazionale sarà travolto.

Alle elezioni abbiamo reagito come un animale messo in gabbia, torturato e disprezzato, a cui è stato detto che dovevamo ringraziare di avere le catene. Il voto del 4 marzo è stato un rantolo di un risveglio della nostra dignità nazionale. Questo “scontro tra poteri” è stato il naturale sbocco di una situazione in cui il contesto politico italiano è mutato profondamente con la rivoluzionaria novità dell’exploit di forze politiche non coincidenti con quel sistema di asservimento nazionale e repulsione dei nostri interessi; e allo stesso tempo con la presenza di uno degli ultimi rilevanti elementi, ancora presenti nel sistema politico, prodotto di una stagione politica che ha visto il sorgere di forze che, da Tangentopoli in poi, hanno infaticabilmente mosso guerra all’idea di un’Italia sovrana, forte, influente, ricca. Per quasi trent’anni abbiamo avuto il nemico sotto la linea del Piave, un cavallo di Troia fra le mura della Nazione. Più precisamente il PD è stato il volto più grave di questa Sindrome di Stoccolma.

Nello specifico, la “folle” proposta del ministro Savona, e delle forze politiche pronte a sostenerlo, era la ridiscussione dei trattati europei, mettendo sul piatto del negoziato un piano B, l’uscita dall’euro.

2 cose: innanzitutto è gravissimo che la classe dirigente italiana, la politica, i suoi apparati, la diplomazia ecc… non abbiano un piano B. Uno stato serio deve mettere in conto tutti gli scenari plausibili nel contesto internazionale. Scandalosa la trascuratezza con cui vengono trattati i nostri interessi nazionali. E’ come se durante la guerra fredda USA e URSS non avessero lavorato su un piano d’azione in caso di guerra termonucleare, e sulle strategie da mettere in atto nei vari modi in cui sarebbe potuta scoppiare. Nella scala delle priorità per l’interesse nazionale, una messa in piedi di un piano di tutela nazionale in caso di crollo dell’euro o conveniente uscita sarebbe dovuta essere un qualcosa di ovvio, e non una blasfemia. Secoli fa era l’Inquisizione a pretendere le abiure, oggi è l’UE per tramite del Capo dello Stato contro Paolo Savona, e la sua posizione “eretica”, quanto in realtà largamente condivisa, sull’eurozona. In secondo luogo la ridiscussione dei trattati era stata proposta da tutte le forze politiche. Chiaro che la Lega è l’unica credibile. Logica elementare vuole che se si va a una trattativa senza un piano B, non c’è alcun motivo per cui la controparte dovrebbe essere incentivata a cedere. Senza un piano per l’uscita dall’euro, già strutturato, tutte la retorica riguardante la ridiscussione dei trattati non ha il benché minimo senso.

Ma dal 4 marzo la musica è cambiata. Chi si è asservito allo straniero è stato giustamente messo in condizione di non potere più nuocere al popolo italiano. Alle prossime elezioni sarà tutto più chiaro. L’Italia ha la sua occasione.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *