Occhio a giocare col fuoco

di Giacomo Novelli.

Bufera politica sulla Nazione. Da circa ventiquattro ore il clima già surriscaldato per effetto di mesi e mesi senza nemmeno la parvenza lontana di governo, si è fatto rovente.

I fatti. I due partiti vincitori delle elezioni politiche dello scorso marzo, Lega (nella coalizione di centro destra) e Movimento 5 stelle, riescono finalmente ad indicare il nome del possibile premier, Giuseppe Conte, professore di diritto privato all’università di Firenze ed avvocato.

Il tempo stringe, la pazienza del popolo italiano si sta esaurendo; Conte, conscio del clima ben poco idilliaco, presenta la propria squadra di governo a Sergio Mattarella.

E proprio qui entra in scena il dramma. Il Presidente della Repubblica respinge la lista dei ministri, costringendo Conte a rigettare il mandato, convocando, in queste ore Cottarelli.

Il motivo? Lo spiega lo stesso Mattarella. Il problema era il nome del futuro ( a questo punto poco probabile) ministro dell’Economia, Paolo Savona. Reo, si fa per dire, di essere fieramente anti UE.

La bagarre politica si è fatta più accesa che mai. Fratelli d’Italia, Lega, Mov.5 stelle sono sul piede di guerra e hanno dichiarato di voler procedere alla messa in stato d’accusa del PdR, caso più unico che raro nella storia repubblicana.

Contrari ovviamente, e a favore di Mattarella, ci sono Forza Italia (Silvio sta davvero per far crollare l’alleanza di centro destra che dominato le elezioni?) e l’intramontabile (“ancora tu? ma non dovevamo vederci mai più?) PD.

Già, il PD. Buffo il suo destino. Da sconfitto nettamente alle elezioni a possibile ago della bilancia per le sorti del prossimo governo.

Intanto, gli Italiani si dividono. La maggioranza è arrabbiata, stanca, impaziente: vuole un governo.

Legittimamente, sono passati quasi tre mesi dalle elezioni.

Ma una minoranza no, una minoranza appoggia Mattarella. E questa minoranza noi la conosciamo bene.

Signore e signori, sono tornati.

I radical chic.

Poverini. Dopo mesi di depressione post batosta elettorale, dove PD, LeU, Bonino, Boldrini e compagnia (non troppo) bella hanno dovuto soccombere alla vista del trionfo leghista e pentastellato, ora tornano a gongolare; offendendo il “popolo ignorante” (occhio cari a non far arrabbiare il popolo, andate a rileggervi la Rivoluzione Francese), dimenticando totalmente che nel suddetto popolo c’è anche chi studia e ha studiato, e sa bene cosa rispondere e come opporsi. Occhio a giocare col fuoco, spesso ci si brucia.

Ma loro, i radical, non ci sentono.

Spritz in mano, occhiali da sole pagati dal papi, al decimo anno fuori corso in qualche Università privata, sorridono felici, prendendo in giro i poveri rozzi populisti arrabbiati, spiegando con la loro r moscia finto accademica che l’art 92 della Costituzione legittima il PdR ad opporsi alla lista di ministri presentata dal candidato premier.

Citano precedenti – numerosi, questo è vero – in cui altri Presidenti hanno agito in questo modo.

Da Pertini nel ’79 per Darida alla Difesa, Scalfaro nel ’94 su Previti alla Giustizia, Ciampi nel 2001 su Maroni alla Giustizia fino a Napolitano (vi eravate forse scordati di re Giorgio?) a Renzi su Gratteri, sempre alla Giustizia.

Ora, in quest’era di social e di culture finte e gonfiate, è necessario fare un po’ di chiarezza, giusto per zittire questi figli papà, pieni di soldi e paroloni ma perennemente pluribocciati a causa delle loro numerose lacune.

L’articolo 92 della Costituzione lo sapete, o meglio, siete stati bravi e diligenti ad impararlo a memoria dalla ricerca Google sul vostro smartphone ultimo modello. E i precedenti poc’anzi citati sono veri. Ma c’è una grossa, enorme, mastodontica differenza. I casi di rifiuto del Presidente della Repubblica erano stati dettati solo e soltanto da casi di conflitto d’interesse e conflitto tra poteri dello Stato. Casi totalmente diversi da questo. Qui la faccenda è un’altra. E molto più oscura.

Paolo Savona non è stato ritenuto idoneo a ricoprire la carica di ministro dell’Economia per le sue posizioni anti euro e anti UE. E queste non sono illazioni o sospetti, ma motivi spiegati nella serata di ieri da Mattarella.

E dunque è questa l’amara verità: il Presidente della Repubblica italiana non vuole un ministro dichiaratamente anti UE. Adducendo inoltre alla sua considerazione come bisognasse “difendere i risparmi degli Italiani” e “scongiurare l’uscita della nostra Nazione dall’area euro”.

Ora, premettendo che nominare Savona ministro non avrebbe significato uscire dall’euro e tornare alla lira istantaneamente – tra l’altro l’economista ha sempre specificato di volere modificare l’attuale Unione e non distruggerla- il Presidente potrebbe gentilmente spiegarci a cosa alludesse con “risparmi degli Italiani”?

È consapevole Mattarella della crisi economica senza precedenti che stiamo vivendo? E’ consapevole che grazie al tanto decantato Euro le famiglie italiane non riescono ad arrivare alla fine del mese?

È consapevole il monarc… ehm, presidente che in Italia due giovani su tre è alla ricerca di un posto di lavoro stabile? Sa che molti di questi sono sfiduciati, stanchi, costretti ad accettare stage, contratti determinati, mansioni gratuite nella speranza lontana di un contratto di lavoro VERO? Sa dei danni causati dal Jobs Act del carissimo Matteo Renzi (lui però andava bene eh Sergio?)?

Sa che la sfiducia dei giovani nella ricerca del lavoro si è tramutata in un fuggi fuggi generale dall’Italia?

E se davvero il signor Mattarella conosce queste problematiche, come auspichiamo, ci può gentilmente spiegare dove diavolo sono questi risparmi da tutelare?

L’unica cosa che Sergio Matterella si è affrettato a tutelare è stata l’Unione Europea. L’Euro. I mercati finanziari.

Già nelle scorse settimane, con parole inaccettabili e minacciose, ministri di altre nazioni e parlamentari europei si sono affrettati a “suggerire” al Presidente di non cedere ad eventuali governi “populisti” ed anti Europa.

E Mattarella a quanto pare sta cedendo.

Non sappiamo se sia giusta la messa in stato d’accusa del Presidente, ma sappiamo bene che la situazione gli sta sfuggendo di mano. Non si può negare la carica di ministro solo e soltanto per salvaguardare l’interesse continentale (e bancario), anteponendolo a quello nazionale.

Si può benissimo non uscire né dall’ Eurozona né dall’ Unione Europea; ma è innegabile che questa vada profondamente cambiata. Basta con l’Europa delle banche, dei bond, dello spread, della presa asfissiante della mano germanica sulla moribonda Grecia. Sì all’Unione dei Popoli, profondamente diversi ma uniti.

Dispiace se al PdR non stiano particolarmente simpatici leghisti e grillini. Neanche a chi scrive, soprattutto quest’ultimi, stanno molto a cuore. Ma hanno vinto le elezioni e la volontà del Popolo Italiano vale molto più dei mercati finanziari.

Se poi Sergio Mattarella avrà motivi validissimi per stoppare la nascita del governo, sarà giusto riconoscergli tale facoltà espressa nell’articolo 92 della Costituzione.

Ma se la motivazione è solo e soltanto europeista, consigliamo al candidato premier promosso dal Presidente di cercare la fiducia a Bruxelles; perché in Italia, non l’avrà.

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