Il “tristo” declino dei Le Pen: se la Destra smarrisce il coraggio

di Manuel Massimiliano La Placa.

I tempi della politica sono inesorabilmente scanditi da parabole che per potersi rigenerare necessitano di punti fermi.

Non sembrano averlo compreso i Le Pen che, paradossalmente, si avviano a smembrare gli ultimi palpiti della Destra identitaria francese, proprio nell’epoca in cui la Lega a trazione nazionale vince in Italia e Orban guida con mano salda l’Ungheria.

Una dinastia che ha preferito sgretolarsi lentamente, mettendo in pubblica piazza le proprie faide interne, anziché tenere unite tutte le anime della propria base per allargare i propri consensi. E così, tra colpi di spugna e frustrazioni derivanti dai postumi delle ultime Presidenziali, quasi in sordina scompare dalla scena politica europea il mitico Front National, fondato nel 1972 dal già ripudiato “nonno” Jean Marie e trasposizione d’Oltralpe del M.S.I nostrano.

Dopo Marion, passata dall’essere l’erede in pectore del fondatore ad espungere il cognome del nonno dalla propria Carta d’Identità politica (ed anagrafica), ci troviamo di fronte una Marine che, colpita dal morbo di Fiuggi 2.0, ribattezza il FN come “Rassemblement National” (Raggruppamento Nazionale…vi ricorda qualcosa?) con lo scopo di rendere più appetibile il partito, trovare alleati (necessariamente tra i movimenti che hanno massacrato Marine & co. fino ad oggi) e vincere le elezioni.

Ammesso e non concesso che tale progetto di Finiana memoria si realizzi, converrebbe fare attenzione a cambi di passo decisamente incauti.

Infatti, se è vero che Salvini ha vinto, ciò è accaduto perché è stato capace di sganciare il vagone del “Nord” come autolimitazione del proprio movimento, ampliando così la platea dei propri sostenitori, parlando a tutta l’Italia senza mutare la sostanza delle proprie idee e senza strappi con la “vecchia” Lega. Ha osato, in poche parole, con coraggio e nonostante i vetusti pregiudizi leghisti, non certo lusinghieri, verso i Meridionali.

Orban, d’altro lato, vince e convince pur guidando un partito, Fidesz, che in Europa fa parte (udite udite!) del PPE assieme a Frau Merkel, dopo aver trasformato la propria linea politica, passando dal mandato liberista 1998-2002 ad una strategia fortemente identitaria, a trazione nazionalista.

L’impressione è, purtroppo, che invece Marine Le Pen voglia intraprendere il percorso inverso: snaturarsi, ammansirsi, rinnegarsi per cercare di essere accettata da chi l’ha sempre ripudiata per le battaglie intraprese.

Questo significa, prima o poi, correre il rischio di smarrire il DNA, perdendo di vista gli obiettivi per i quali si è scesi in campo tanto tempo fa.

A quel punto, a cosa servirebbe vincere e governare?

Insomma, pare che i Le Pen abbiano perduto, oltre alla trebisonda, anche quel coraggio di cui la Destra, oggi più che mai, necessita per emergere e fare da “polo attrattore”.

Del resto, Qualcuno, tanto tempo fa, oltre la cortina del tempo di questa società sempre più avvelenata da se’ stessa, profetizzò che “La Destra o è coraggio, o non è…”

Il principio rimane oggi più attuale che mai, un monito: avere il coraggio di mantenere sempre viva una fiaccola di speranza, pur se immersi in un mondo di tenebre.

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