Le parole travisate di Salvini sulla flat tax

di Manuel Di Pasquale.

“È giusto che i ricchi paghino di meno”. Quasi tutta la stampa stamattina ha riportato questo titolo, virgolettato, attribuendo queste parole a Matteo Salvini.
Peccato che il Ministro dell’Interno non abbia mai detto questa frase. Quindi, di fatto, stiamo già parlando di fake news. Il leader del Carroccio, durante l’intervista rilasciata a Radio Anch’io, programma di RaiRadio1, su una domanda relativa al rapporto ricchezza e tassa piatta avrebbe riferito: “Ragazzi, se uno fattura di più e paga di più, è chiaro che risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più. Non siamo in grado di moltiplicare pani e pesci, ma l’assoluta intenzione è che tutti riescano ad avere qualche lira in più in tasca da spendere”.

Qual è il succo del discorso? Se ad un’azienda faccio pagare meno tasse, questa impresa può essere incentivata a spendere di più, reinvestendo quei soldi ottenuti con l’abbassamento dell’aliquota fiscale: più occupazione in maniera diretta e indiretta. Diretta, perché l’azienda potrebbe essere motivata ad assumere direttamente un operaio. Indiretta perché comprando mezzi e macchinari nuovi, farebbe in modo che anche altre imprese possano fatturare di più e quindi quest’ultime riuscirebbero ad assumere altri operai, cioè potrebbe dare il via ad un circolo virtuoso che riuscirebbe a far ripartire l’economia.

Del resto, ricordiamolo: tassare di più i i ricchi può essere controproducente e, beffardamente, una tassazione forte sui redditi alti potrebbe ricadere indirettamente sulle classi disagiate. L’esempio lampante in questo caso è fornita dalla tassa di possesso sulle barche che varò il governo Monti: l’esecutivo dei “professori” mise una stangata sul possesso delle imbarcazioni, con la certezza di avere un gettito di circa 150 milioni di euro per le casse dello Stato. La mossa, invece, produsse un effetto disastroso: solo circa 25 milioni di euro arrivarono al Tesoro, perché i possessori di detti mezzi corsero ai ripari spostando le barche nei porti della Corsica, del Principato di Monaco, della Croazia e così via. Il risultato finale fu un buco da un miliardo di euro per il settore navale nostrano, visto che gli armatori ricevettero meno richieste e, oltre a ciò, furono mandati a casa numerosi custodi portuali, visto che i porti erano stati “svuotati”.


Riferimenti:

Il Post: Cosa ha detto davvero Salvini sulla flat tax

Il Giornale: Il governo Monti naufraga pure sulle tasse alle barche

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *