L’ardua riforma della giustizia nel contratto di governo

di Manuel Massimiliano La Placa.

Tra i progetti più ardui del Governo GialloVerde rientra senza dubbio quello della riforma della Giustizia.
Nel cd. contratto di Governo, infatti, lo spirito programmatico nasce dall’intento di spoliticizzare il CSM con la revisione del sistema di elezione sotteso, nonché di rivisitare la geografia giudiziaria riportando Tribunali, Procure ed Uffici del Giudice di Pace vicino ai cittadini.
Sfida parecchio impegnativa, la seconda, per la quale sarà necessario reperire una adeguata ed idonea copertura finanziaria.
Interessante il paragrafo dedicato alla Giustizia Tributaria, ove si propone l’istituzione di Giudici di Ruolo specializzati, posto che sinora l’incarico è stato ricoperto, ex D.Lgs n.545/1992, da Giudici Onorari con stipendi inadeguati direttamente fissati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Sarebbe utile vedere istituito un concorso pubblico appositamente dedicato alla Magistratura Tributaria.
Spunti di riflessione si possono ricavare anche dalla volontà di potenziare il ruolo della cd.class action, inserita nel Codice del Consumo all’art.140 bis ma finora non sufficientemente attrezzata per le necessità dei fruitori in sede processuale.
Gli ultimi due snodi cruciali sono legati al processo civile e penale.
Viene reiterato l’ambizioso, necessario ma arduo proposito di snellire le tempistiche del procedimento civile, che dovrebbe avere luogo sostituendo il recente D.Lgs n.150/2011 sulla riforma dei riti, riducendo a due il numero dei riti esperibili.
Nel merito, lascia momentaneamente interdetti la previsione di non obbligatorietà della mediazione delegata dal giudice a procedimento già iniziato, se non suffragata dalla concorde volontà delle parti, che diverrebbe un ulteriore ostacolo alla risoluzione conciliativa delle controversie, soprattutto qualora non dovesse realizzarsi un effettivo snellimento del processo civile tout court.
Infine, quanto al diritto penale, tenute in debito conto proposte positive come il nuovo piano di assunzioni del personale della Polizia Penitenziaria e la realizzazione di nuove strutture carcerarie, rimane in sospeso il giudizio legato alla paventata riforma della prescrizione dei reati.
Trattandosi di una materia complessa, qualora dovesse passare una linea radicalmente giustizialista, il rischio sarebbe, in assenza di adeguati correttivi procedurali, quello di una abnorme estensione della durata dei processi proprio a cagione di reati divenuti di fatto imprescrittibili.
In sostanza, in tema di Giustizia siamo di fronte ad un programma ambizioso (non è il primo, non sarà l’ultimo): la sfida sarà comprendere se ci saranno la preparazione tecnica e pratica, il tempo ma soprattutto le adeguate coperture finanziarie per realizzarlo.

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