Intervista a Luca Ciriani, Senatore in quota Fratelli d’Italia

di Manuel Massimiliano La Placa.

Pordenonese, rappresentante della Destra italiana a partire dallo storico Movimento Sociale Italiano –  Destra Nazionale, passando per Alleanza Nazionale ed oggi all’interno di Fratelli d’Italia: una lunghissima esperienza politica ed amministrativa in seno al Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia in qualità di Consigliere ed Assessore che lo ha condotto, per la prima volta, a fare il suo ingresso in Parlamento.

Luca Ciriani è stato infatti eletto Senatore durante le elezioni politiche del 4 marzo scorso, nella Circoscrizione del Friuli Venezia Giulia.
Ho avuto il piacere di confrontarmi con lui sulla attuale situazione politica nazionale, sul futuro del Centro-Destra e su molti altri temi.
Senatore Ciriani, il cinque giugno scorso abbiamo potuto ascoltarla pronunciare la dichiarazione di voto, per conto di Fratelli d’Italia, in relazione alla fiducia al neo costituito Governo Conte: come si è sentito nel ricevere un tale incarico già al suo esordio assoluto in Parlamento?
 
<< Sicuramente è stata una grande emozione e una grande responsabilità intervenire in dichiarazione di voto, al Senato, al nuovo Governo. Peraltro, una responsabilità che Giorgia Meloni mi ha affidato, e la ringrazio per la fiducia, soltanto la mattina stessa, per cui diciamo che è stata una sorpresa che naturalmente ho accolto volentieri, con grande senso di responsabilità ma anche con grande entusiasmo >>
 
 
Il Suo intervento da un lato ha rimarcato l’intenzione di FdI, al netto della preannunciata astensione, di cooperare con il Governo su temi condivisi, ma d’altro canto è stato anche severo e non ha lesinato critiche al progetto giallo-verde: dunque, nessun pentimento per non essere entrati a far parte dell’Esecutivo?
 
<< C’è stato un veto del M5S al nostro ingresso nel Governo. D’altra parte non avremmo mai accettato di entrare dalla porta di servizio. Abbiamo chiesto di modificare in parte il programma, il “contratto” come lo chiamano loro, e l’avremmo portato su posizioni più di Destra e questo non è stato possibile. Per cui, senza chiedere nulla, abbiamo responsabilmente favorito la creazione di un Governo politico per evitare l’ennesimo Governo tecnico o per evitare di votare ad Agosto con lo Spread che ritornava a 500 punti >>
 
 
Ammesso che l’attuale sodalizio Lega-M5S riesca a durare per tutto il mandato e senza trascurare i tanti Comuni e le tante Regioni dove il Centro-Destra governa unito, secondo Lei il prossimo futuro del vostro schieramento sarà quello di una separazione e frammentazione netta oppure ci sono ancora margini per poter ricompattare il blocco partitico con il quale vi siete presentati agli elettori alle elezioni politiche? 
 
<< Il Centro-Destra esiste come realtà sociologica, sociale ed economica, come blocco sociale diciamo così, a prescindere dai partiti che lo rappresentano. Per cui sicuramente l’alleanza nei Comuni e nelle Regioni è molto forte e credo che possa ritornare ad essere centrale. Noi abbiamo fatto ogni sforzo per fare in modo che il Centro-Destra e la coalizione uscita maggioritaria nelle elezioni politiche potesse governare, ma non è stato possibile. Nessuno può imputarci di non aver tentato più di tutti, dal primo fino all’ultimo momento utile. Io credo che il Centro-Destra si troverà e si organizzerà ancora, ma forse con nuove formule, con trasformazioni che adesso è persino difficile immaginare, ma la politica degli ultimi cinque, dieci anni ci ha insegnato ad aspettarci accelerazioni continue >>
 
Il Presidenzialismo, vecchio “cruccio” anche di Forza Italia, di recente rilanciato dal vostro partito e che sembra avere trovato una sponda anche nella Lega, potrebbe rappresentare un elemento di ricongiunzione del Centro-Destra sebbene voi siate divisi tra maggioranza ed opposizione?
Nel caso, ritiene realizzabile una riforma del genere entro l’attuale mandato?
 
<< Il Presidenzialismo è una nostra vecchia bandiera che non abbandoniamo. L’elezione diretta del Presidente della Repubblica, o del Presidente del Consiglio oppure il Semi-Presidenzialismo, comunque un rafforzamento dell’Esecutivo, è condizione necessaria per poter poi concedere nuove forme di autonomia e di decentramento o di federalismo alle Regioni, comprese quelle a Statuto Speciale.
Quindi federalismo, autonomia, responsabilità decentrata insieme alla elezione diretta dell’Esecutivo sono la ricetta che abbiamo sempre inseguito, sono la nostra bandiera e non intendiamo abbandonarla. Speriamo che la Lega ci dia una mano, perché recentemente sembra che anch’essa si sia convertita a questa nostra battaglia ultradecennale >>
 
Se dovesse sgretolarsi l’asse del Centro-Destra per come lo conosciamo oggi, ritiene ancora percorribile l’idea di un “polo sovranista” composto soltanto da Fratelli d’Italia e Lega?
 
<< Dipende da cosa significa “polo sovranista”. Se significa, come dico io, responsabilità, testa alta in Europa, protagonismo dei popoli, difesa dell’identità e degli interessi nazionali, credo che si possa partire da qui, purché non sia una ricetta minoritaria ma un modo per aggregare forze in grado di governare, di avere la maggioranza nel Paese.
Ridefinire l’Europa, rivedere i Trattati era una ricetta minoritaria, sta diventando maggioritaria, per cui credo che un polo sovranista abbia già la possibilità di essere forza di Governo in questo Paese.
Dobbiamo giocarci bene le carte, capire quale sarà la scelta finale di Forza Italia all’interno del Partito Popolare Europeo che a sua volta è diviso tra una linea più filo-Merkel ed una linea dura rappresentata, ad esempio, dall’Ungheria di Orban >>
 
Nel suo intervento Lei ha rimarcato le gravi carenze dell’attuale legge elettorale, che ci ha condotto ancora una volta ad una situazione di instabilità ed alla formazione di un Governo “misto”: vi impegnerete durante questo mandato per proporre e fare approvare una nuova legge elettorale che in futuro consenta finalmente la formazione di esecutivi omogenei?
 
<< E’ una pessima legge, che noi non abbiamo votato. Noi abbiamo chiesto che fosse il primo punto all’ordine del giorno dell’Agenda di Governo e su questo non molleremo.
Chi pensa che la legge elettorale sia solo una questione tecnica non capisce che è con le leggi elettorali che si creano le condizioni perché un Governo possa operare. Noi siamo per una legge che favorisca le aggregazioni, la maggioranza, la governabilità e la possibilità per i cittadini di eleggere con la preferenza i propri candidati >>
 
Il Suo Curriculum politico ci racconta la sua esperienza amministrativa ventennale nel Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, ininterrottamente dal 1998 fino a pochi mesi fa: durante questi primi tre mesi da Senatore, quali differenze ha potuto riscontrare tra l’attività politico-istituzionale regionale e quella nazionale?
 
<< Le differenze tra Consiglio Regionale e Senato stanno nella complessità dell’attività legislativa in Senato, rispetto a quella svolta in Regione. E’ ancora molto presto per poter dare un giudizio, perché purtroppo finché le Commissioni non saranno avviate ed il Governo non sarà nella pienezza dei suoi poteri, risulta difficile dare un giudizio completo. Quando finalmente potremo lavorare in Senato come fatto in Consiglio Regionale sarò in grado di dare una risposta più aggiornata >>
 
Lei ha potuto vivere in prima persona e dall’interno l’evoluzione della Destra italiana: quali differenze scorge tra la qualità ed il modo di fare politica all’epoca del Movimento Sociale e di A.N. rispetto ad oggi?
 
<< Dai tempi del Movimento Sociale e poi di A.N. è cambiato praticamente tutto. La politica, che prima vedeva cicli che duravano venti o trent’anni, oggi ha cicli politici brevissimi e quindi si tratta di conservare un nucleo di valori ma sapendolo interpretare in maniera nuova, innovativa. Il muro di Berlino è caduto quasi trent’anni fa, metà della popolazione non l’ha mai visto in piedi o non ne ha ricordo. Viviamo in un’epoca in cui le ideologie contano meno, in cui l’intermediazione dei partiti e della Chiesa, degli intellettuali, dei giornali è saltata: non ci sono più le strutture di partito organizzate, quindi si tratta di puntare su nuove formule per fare politica, mantenendo radicamento e senso di comunità, ma sapendo che si vive in un mondo completamente nuovo >>
 
Fratelli d’Italia è un partito di recente costituzione, che ha da poco raddoppiato i propri consensi nazionali rispetto al 2013 e che si richiama alla tradizione politica di Alleanza Nazionale e del predecessore Movimento Sociale: quali strategie dovrà percorrere, secondo Lei, il vostro partito per poter ampliare ulteriormente la base dei propri elettori ed avvicinarsi progressivamente alle percentuali che facevano registrare i due precursori che ho citato? 
 
<< Il futuro di Fratelli d’Italia, secondo me, è quello di non fare le stesse cose che facevamo venti o quindici anni fa, perché anche il modo di comunicare e di rappresentare i nostri valori e le nostre battaglie cambia. Dobbiamo essere un partito più aperto, meno autoreferenziale. Giorgia Meloni, che è una leader giovane di un partito giovane, non può indossare vestiti vecchi. Questo, secondo me, è il nostro limite, dopodiché dobbiamo radicarci di più, con maggiore serietà e con maggiore credibilità. La politica la fanno le persone, e quindi le persone devono essere credibili, serie e devono rappresentare qualcosa che non cambia nel giro di un giorno o due >>
 
Nel 2018, in risposta a chi propugna il tramonto delle ideologie e degli schieramenti, secondo Lei ha ancora una valenza richiamarsi a valori di Destra?
 
<< Io mi sento un uomo di Destra, ma del ventunesimo secolo e credo che la Destra ci insegna a guardare avanti e non al passato. La Destra non è conservazione nostalgica, ma è capacità di modellare il futuro partendo da quello che il passato ci ha consegnato di buono, che dura ancora e durerà anche in avanti. Però dobbiamo saper dialogare con questo mondo, che è molto diverso, non dobbiamo chiuderci in noi stessi, né pensare di essere i migliori. La Destra, secondo me, è ancora quel patrimonio che noi abbiamo rappresentato negli anni passati ma va declinata in forme politiche innovative, altrimenti sembra una Destra museale, che non è quella che io ho in testa. La mia è una Destra contemporanea al suo tempo >>
 
Vorrei concludere rivolgendo un pensiero alle “nuove leve”: quale consiglio si sente di dare a tutti quei giovani italiani che si richiamano ai valori del Centro-Destra e che decidono di occuparsi di politica, pur tra mille difficoltà ed ostacoli?
 
<< Ai ragazzi giovani dico che la politica è bella, non è soltanto malaffare, non è soltanto Potere, ma è mettere a disposizione la parte migliore di se’ per tentare di migliorare la società. Tutti ne parlano, ma sono pochi quelli che ci provano, rimboccandosi le maniche, sporcandosi le mani ma tentando. Ci vuole entusiasmo, anche capacità di studio, ci vuole esperienza, ma quella si crea con il tempo.
Il delitto peggiore sarebbe quello di dire a un ragazzo che non vale la pena tentare di cambiare il proprio Comune, il proprio Paese, il territorio in cui vive >>

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