A Singapore riemerge trionfante la Realpolitik

di Francesco Cirillo.

Il Summit di Singapore di stanotte ha fatto rinascere gloriosamente la Realpolitik, una politica internazionale e di relazioni diplomatiche, tra paesi, in cui si lascia alle spalle alcune zavorre , riprendendo la Foreign Policy dell’ex segretario di stato Henry Kissinger della Presidenza Nixon.

Sin dalla sua elezione a Presidente degli USA Trump ha tentato di rompere con il passato dell’amministrazione Obama e delle sue relazioni internazionali incentrate sui valori dei diritti umani sparati a caso, sugli interventi “umanitari” e sulla esportazione della democrazia occidentale, in quei paesi che, a suon di propaganda, sono governati da cattivi. La politica Trumpiana punta ai valori Kissingeriani: Equilibri tra le potenze, puro cinismo in politica internazionale e sui rapporti di forza tra nazioni.

Il Trumpismo in politica estera si è visto durante il G7, dove il Commander in Chief, ad un certo punto, ha lasciato il summit, per dirigersi a Singapore, non ratificando il comunicato del Gruppo dei sette. Trump aveva polemizzato con i paesi G7 sulla questione dei dazi e sul reintegro della Federazione Russa nel consenso delle 7 nazioni; trovando un no grazie da Mosca, per voce di Dmitri Peskov, il portavoce del Cremlino, ed una opposizione dei 7 ( tranne dell’Italia del governo Conte) . Il G7 esce quasi diviso a causa della stessa politica estera di Trump che è diventata un fattore di destabilizzazione delle vecchie alleanze poiché lo stesso tycoon punta ad una nuova Yalta moderna con un direttorio a tre: Russia, Cina e gli stessi USA.

Un G3 che per Trump servirà a gestire gli affari internazionali eliminando le vecchie istituzioni come il G7 e rafforzando il G20, da parte Americana, e la Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai sul fronte Sino-russo.

Con Trump la Realpolitik (o Realismo Politico) di Robert Gilpin, di Kenneth Waltz e dello stesso Henry Kissinger riemerge con orgoglio, togliendosi la zavorra della propaganda umanitaria, che sin dagli anni novanta la aveva appesantita ed ostacolata per volontà delle stesse democrazie liberali, che Trump non apprezza in toto.

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