Costi immigrazione: è scontro Salvini – CNF

di Manuel Massimiliano La Placa.

Il clima nazionale si fa sempre più rovente a seguito della vicenda Aquarius: tutti i riflettori sono puntati, una volta di più, sul tema immigrazione.

Proprio nella giornata di oggi, sale la tensione ed assistiamo ad uno scontro frontale tra il Ministro dell’Interno ed il Consiglio Nazionale Forense.
Intervistato dal Corriere della Sera in tema di tagli ai costi per l’accoglienza, Salvini ha annunciato per Luglio un proprio decreto per la riduzione dei contributi per i richiedenti asilo, adducendo che mentre l’Italia stanzierebbe 35 euro al giorno spalmati su più voci, altri Stati come Germania e Francia ne garantirebbero di meno (rispettivamente 26 e 25 euro al giorno).
Proprio a questo punto il Segretario della Lega fa partire la propria offensiva, dichiarando la necessità di tagliare i tempi d’esame delle domande di richiesta di asilo e di colpire gli avvocati d’ufficio, definiti come una lobby che si starebbe in qualche modo arricchendo sul fenomeno.
Sarebbero infatti il 58% del totale le domande d’asilo respinte nel 2018, di cui il 99% verrebbe impugnato, secondo Salvini, proprio dagli Avvocati d’Ufficio garantiti dallo Stato.
Non si è fatta attendere la replica del CNF che rimarca come l’istituto della difesa d’ufficio nulla c’entri con l’immigrazione e con le richieste d’asilo, sussistendo come strumento di difesa effettiva, da non volgarizzare, propria del Procedimento Penale e non a carico dello Stato.
L’ultima precisazione riguarda la procedura amministrativa legata alle richieste d’asilo, che solo in seconda fase, civilistica, vede l’intervento di un avvocato, eventualmente retribuibile secondo l’istituto del patrocinio a spese dello Stato.
Se da un lato il CNF precisa che un istituto del genere è costituzionalmente previsto per scongiurare criteri di disuguaglianza fissati dal Regime Fascista con i Tribunali Speciali e le leggi razziali, Salvini “risponde” in Senato e prosegue per la propria strada, dichiarandosi intenzionato ad accogliere soltanto “rifugiati veri” ed immigrati regolari, sentendosi rappresentante di un popolo, quello italiano, che ha perso casa, lavoro e speranze.

Un altro scenario di confronto, dunque, è ufficialmente aperto.


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