Benedetto XVI: essere conservatori può essere un atto rivoluzionario

di Federica Ciampa.

«Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005.»

Con queste parole l’11 febbraio 2013 Benedetto XVI annuncia la sua rinuncia al ministero petrino, a partire dal 28 febbraio di quello stesso anno. Una decisione di portata storica che ha pochi precedenti: il più famoso, quello di Celestino V risalente al 1294; il più recente – se così si può definire – quello di Gregorio XII, del 1415.

Tanto è stato detto e tanto è stato scritto sulle motivazioni che hanno indotto il Papa emerito a prendere questa controversa decisione, tuttavia, un punto di vista molto particolare è offerto dal libro “Ratzinger: la rivoluzione interrotta”, a cura del giovane Francesco Boezi, edito da La Vela (2018). Il giornalista, esperto di “cose vaticane”, indaga sul perché il pontificato di Ratzinger si sia interrotto così repentinamente, prendendo anche in considerazione la totalità del pontificato stesso.

In primo luogo, una riflessione specifica va fatta sul titolo, in cui appare la parola “rivoluzione”: occorre chiedersi cosa significhi portare avanti una rivoluzione nell’epoca del nichilismo, del relativismo, dei valori tutti negoziabili e del sacrificio della spiritualità e della fede sull’altare della ragione e della scienza. Ad opinione di chi scrive, nel ventunesimo secolo, “rivoluzionare” significa “restaurare” e “conservare”: insomma, significa imboccare la via che aveva imboccato il papa emerito, nonostante le critiche e lo sdegno del mondo liberal-progressista. Per queste ragioni, il titolo sembra rispecchiare sia il pontificato di Joseph Ratzinger, sia il contenuto del saggio.

Infatti, per ciò che attiene ai contenuti, attraverso interviste a persone molto vicine al Papa, tra i quali, Ettore Gotti Tedeschi, Marco Tosatti, Gaetano Rebecchini, Gennaro Sangiuliano, Aldo Maria Valli e Fabio Marchese Ragona, Boezi ha cercato di ripercorrere, in questo suo libro, i punti cardine del pontificato di Benedetto XVI. Gli argomenti sviluppati, mediante l’espediente di un vivace dialogo costituito da domande e risposte, sono vari: solo pochi – sebbene non esaustivi – esempi sono la riforma delle finanze vaticane, la pedofilia all’interno del clero, i “principi non negoziabili”, la filosofia, la musica sacra e la politica. Colpiscono, inoltre, il rispetto e l’imparzialità con cui le spinose tematiche sono state affrontante, non solo dall’autore, ma anche dai vari interlocutori.

In ultima analisi, occorrerebbe analizzare il motivo per il quale, nonostante vi sia un nuovo Pontefice, particolarmente apprezzato anche dal mondo ateo e gnostico, nel cuore dei fedeli sia ancora forte la presenza di Benedetto XVI: tuttavia, chi scrive preferisce lasciare la riflessione su questo aspetto al lettore del libro e di questo articolo.

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