“Mai più ruberete la sua voce, fermerete i suoi passi.”

di Andrea Galtieri.

“«Mai più ruberete la sua voce, fermerete i suoi passi.
Per lui ora parla il vento. Come il mare è il suo cammino.»

Caduto per la rivoluzione. Il Popolo lo onora.”

Così recita la lapide in memoria di Francesco Cecchin, militante del Fronte della Gioventù, raggruppamento giovanile del Movimento Sociale Italiano. Ucciso il 16 giugno 1979, a Roma “colpevole”, come molti altri, di professare una fede politica avversa ai tempi degli anni di piombo.

È in giro, per le strade del suo quartiere, con la sorella, quando viene identificato da una volante rossa, da un gruppo di antifascisti in cerca di sangue “fascista”. L’incontro, casuale, diventa un inseguimento, Francesco viene accerchiato e picchiato brutalmente da più persone e poi gettato da un terrazzino, lo ritroveranno distrutto da un volo di 5 metri con le chiavi di casa in mano. Da lì diventa il faro, il massimo collante di una comunità, della destra giovanile romana, la quale si stringe “a ranghi serrati”, come ha dovuto, purtroppo, fare spesso in quegli anni.

Francesco non ce l’ha fatta, morì successivamente in coma, per quel gesto vigliacco di compagni senza scrupoli.

Ma non l’hanno ucciso, Lui vive, anzi, rivive in tutti quei ragazzini che – quotidianamente – sfidano il pensiero unico dominante e si pongono in direzione ostinata e contraria al mondo moderno. Chi mantenendo una discussione, supportando le proprie idee, chi distribuendo un volantino o affiggendo un manifesto. In questi gesti, quotidiani – i martiri della violenza antifascista – non sono stati mai uccisi.

“Mai più ruberete la sua voce, fermerete i suoi passi.
Per lui ora parla il vento. Come il mare è il suo cammino.”

Francesco Cecchin, Presente.

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